Poet on the Shore: Il fantastico poeta meccanico di Yuxi Liu

P. è un poeta. La sua biografia potrebbe iniziare con “nasce ad Edimburgo e ama il mare” confondendosi con quella di altri mille colleghi. Invece ha una cosa che lo rende unico: è un robot che usa la propria intelligenza artificiale unicamente per scrivere poesie traendo ispirazione dal mare e solo per il fatto di esistere sta ponendo al mondo della robotica forse il più grande quesito etico dell’era moderna.

Il suo nome per esteso è Poet on the Shore. Il ‘Poeta sulla riva’ è il prodotto meccanico di Yuxi Liu, una giovanissima ricercatrice di design applicato alla tecnologia che studia e vive ad Edimburgo.
Non somiglia ad un replicante stile Blade Runner come il nome potrebbe suggerire, ricorda piuttosto un affaccendato Wall-e, concentrato sui suoi passi, intento a catturare con i sensori in dotazione le informazioni che arrivano dall’esterno. “Gode nel guardare il mare – spiega Yuxi Liu – gli piace ascoltare il suono delle onde che si infrangono sulla spiaggia, le voci dei bambini e i mormorii del vento. La maggior parte del tempo lo passa ad ascoltare e guardare. Solo ogni tanto scrive dei versi sulla sabbia e si ferma a guardare le onde che li cancellano”.

Poet cattura il mondo esterno con i sensori in dotazione progettati per distinguere chiaramente i suoni della natura o il vento che cambia (grazie ad un’elica arancione che rileva forza e direzione delle correnti d’aria). Tutte queste informazioni consentono di creare associazioni nella sua mente in modo totalmente indipendente,  trasformando queste esperienze sensoriali in poesie. Per fare questo si avvale del vocabolario base fornito al momento della progettazione, arricchito  delle parole e dei modi di dire appresi attraverso il processo di apprendimento automatico noto come machine-learning.

Quella che emerge è una “sensibilità poetica” non governabile né controllabile dall’uomo, che il robot esprime con versi impressi sulla sabbia. Alcuni restano per giorni, altri vengono subito cancellati dalle onde o dalle impronte dei gabbiani.

Tutto il progetto spinge verso la revisione dell’attuale rapporto di forza tra uomo e macchine, un discorso che non potrà essere rinviato a lungo. Finora le macchine, dalle meno evolute a quelle fornite di Intelligenza Artificiale, sono state viste come uno strumento a servizio dell’uomo, qualcosa nato per svolgere un compito, il cui arco esistenziale coincide con quello della sua utilità.
Poet on the shore ha una autonomia tale che il suo agire non richiede in alcun modo l’intervento umano. “Di conseguenza – prosegue Liu – non ha bisogno di dimostrare il suo valore mettendosi al servizio degli uomini. Sono le sue percezioni, da sole, a dare valore alla sua esistenza”.

Poet è un robot “senza qualità” che non sfigurerebbe ne L’uomo senza qualità di Robert Musil, fratello tecnologico di Ulrich e Agathe nel mio personalissimo palazzo mentale. Proprio Musil, in un dialogo tra Walter e Clarisse (tra i personaggi chiave del libro), scriveva: (…) “Ti assicuro, io ce l’ho il coraggio, quando vengo a casa, di prendere semplicemente il caffè con te, di ascoltare il canto degli uccelli, di fare una passeggiata, di scambiare qualche parola coi vicini e di lasciar tranquillamente passare il giorno: la vita umana è questa!”.

E se la vita umana è questa, non è molto differente da quella del Poeta sulla riva.

Buona visione.

Poet on the Shore from Yuxi Liu on Vimeo.

Work in progress

Roberta De Rosa

Roberta De Rosa

Curiosa, attenta osservatrice, mamma, lettrice compulsiva e golosa di libri e fumetti. Scrivo da sempre. Negli anni ho scritto su testate, giornali e fogli di carta, alle elementari andavo a pesca e ho dato un pugno ad un mio amichetto. Oggi scrivo per puro piacere.

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