Viva Arte Viva – 57° Esposizione Internazionale d’Arte

Dal 13 Maggio al 26 Novembre 2017, Venezia ospita la 57° Esposizione Internazionale d’Arte curata da Christine Macel, con 86 padiglioni , 120 artisti invitati (di cui 103 presenti per la prima volta), 23 Eventi Collaterali e progetti speciali. Nel tempo di durata della mostra sono previsti altri importanti impegni della Biennale: in Giugno l’11° Festival di Danza contemporanea, in Luglio e Agosto il 45° Festival Internazionale del Teatro, a fine Agosto la 74° Mostra Internazionale di Arte Cinematografica e in Ottobre il 61° Festival di Musica Contemporanea.

Christine Macel da parte sua ha dichiarato:

“L’arte di oggi, di fronte ai conflitti e ai sussulti del mondo, testimonia la parte più preziosa dell’umanità, in un momento in cui l’umanesimo è messo in pericolo. L’arte è l’ultimo baluardo, un giardino da coltivare al di là delle mode e degli interessi specifici e rappresenta anche un’alternativa all’individualismo e all’indifferenza. Viva Arte Viva è così un’esclamazione, un’espressione della passione per l’arte e per la figura dell’artista. Viva Arte Viva è una Biennale con gli artisti, degli artisti e per gli artisti.”

Milena Dragicevic, 5 opere in acrilico su tela, Enclavia – Padiglione Serbia

La Mostra offre un percorso espositivo coniugato alla opere degli artisti, piuttosto che un tema conduttore unico, in un contesto teso a favorirne l’accesso e la comprensione dei significati, generando incontri, risonanze e riflessioni. Ci si trova , fra un’opera e l’altra, a fronteggiare interventi architettonici di grande stimolo per la percezione, in cui il visitatore interagisce con l’ambiente circostante in una co-partecipazione sensoriale: si cammina su pavimenti in vetro sospesi nel vuoto nel padiglione tedesco, si affronta un labirinto di luci ingannevoli in quello greco, si diventa parte dell’opera nel padiglione giapponese, si diventa musica in uno studio di registrazione edificato in legno francese e ci si immerge nella realtà aumentata degli artisti russi, dove sculture contemporanee prendono vita nei nostri dispositivi (per evitarvi consumo di dati e batteria durante la visita, consiglio di scaricarvi anticipatamente l’applicazione “Recycle Group” su GooglePlay o iTunes).

Padiglione russo – Foto di Francesco Galli

Il percorso si sviluppa intorno a nove capitoli, o famiglie di artisti, con due primi universi nel Padiglione Centrale e sette altri universi che si snodano dall’Arsenale fino Giardino delle Vergini: Artisti e Libri, Gioie e Paure, Spazio Comune, Terra, Tradizioni, Sciamani, Dionisio, Colori, Infinito. Quindi oltre alla consequenzialità degli artisti, per una migliore comprensione della mostra, si consiglia di premunirsi di mappe e testi esplicativi forniti gratuitamente dagli uffici all’entrata. Questa la brochure ufficiale completa di mappa ed informazioni utili: Brochure

1. Arsenale, Alicja Kwade – Foto di Italo Rondinella
2. Arsenale, Salvatore Arancio – Foto di Italo Rondinella
3. Arsenale, Padiglione cileno. Maschere di Bernardo Oyarzún – Foto di Ivy Rorschach
Arsenale, Padiglione Nuova Zelanda – Foto di Ivy Rorschach
Giardini, Padiglione argentino – Foto di Italo Rondinella
Arsenale, quadro tridimensionale di Zilia Sanchez – Foto di Ivy  Rorschach
Giardini, padiglione rumeno – Geta Brătescu – Apariții
Arsenale, Michel Blazy – Foto di Italo Rondinella   Arsenale – Foto di Ivy  Rorschach Giardini, padiglione Serbo – Enclavia, The salon, Dragan Zdravković – Olio su tela

Il padiglione Italia si distacca dal percorso dell’Arsenale (per volontà degli artisti) e prende in prestito il nome de “Il Mondo Magico“, dell’antropologo napoletano Ernesto De Martino: uno dei pensatori chiave nello studio della funzione antropologica del magico.
Ci troviamo catapultati in una realtà post apocalittica la cui entrata è una struttura ospedaliera d’emergenza da quarantena, nelle cui tende di contenimento giacciono carbonizzate figure antropomorfe crocefisse, le sculture di Roberto Cuoghi, cristi straziati, quasi fossero anime perdute, quasi fossimo noi, di riflesso, le anime perdute in un mondo alla fine della sua esistenza.

Proseguono porzioni d’arti contenuti in bacinelle sterili e camere criogeniche per la conservazione di resti di teschi.
Ma la redenzione arriva per chi la sa cercare: nascosta nell’ombra si cela una scalinata che porta ad un piano sospeso da tubi, in cui Giorgio Andreotta interviene con un’opera monumentale dove luci e specchi riflettono un buio ed immenso pavimento d’acqua sospeso a mezz’aria,che a sua volta cattura ed imprigiona l’ambiente circostante, moltiplicando una trama parametrica nell’infinito scenario di un cosmo industriale.

Senza titolo, la fine del mondo, non è solo il nome dell’opera, rappresenta anche l’ultima opera della biennale, la fine del padiglione Italia, il vuoto dopo la morte. Eppure siamo spinti da un’immensa forza elementare che appaga lo spirito, inconscia rappresentazione di un desiderio intimo, desiderio di tornare nella casa nativa di ogni essere umano: il grembo materno. L’acqua: la madre laguna che ha cresciuto l’artista Veneziano legandolo a se in eterno.

Pagilione Italia, Roberto Cuochi – Foto di Ivy  Rorschach

Giorgio Andreotta Calò - Venezia

Padiglione Italia, Giorgio Andreotta – Senza titolo (la fine del mondo) – Foto di Nuvola Ravera

Nonostante avessimo tutto il tempo possibile a disposizione, con un accredito stampa per i giorni della vernice, più un’ ulteriore estensione temporale, in due giorni pieni non siamo riusciti a terminare l’intero percorso dei padiglioni di Giardini e Arsenale. Contando le 23 mostre collaterali sparse nei palazzi dell’intera città (completamente gratuite), mi sento di raccomandarvi il minimo sindacale di un giorno intero da apertura a chiusura cancelli (10-19) per una visita frettolosa, 3 giorni di permanenza per una visita dignitosa, fino a una settimana per goderla a pieno e comprendere con la dovuta calma ed attenzione l’intero evento.

Sono sicuramente degne di nota e raccomandate altre quattro mostre esterne al circuito della Biennale, ognuna delle quali richiede un biglietto a parte. Segnaliamo la mostra di arte moderna organizzata da Pinault a Palazzo Grassi e Punta della Dogana, con le opere scultoree di Damien Hirst. Per gli amanti del vetro, si rinnova Glasstress a Palazzo Franchetti, organizzata dalla Berengo Foundation. Una visita è raccomandata anche a Palazzo Ducale, che ospita 3 opere storiche di Hieronymus Bosch, più una sessione in realtà virtuale che ci catapulta nel mondo esoterico e surreale dell’artista, ricostruito ed animato in 3d. Gratuita, a metà fra San Tomà e San Polo, una collaborazione fra vetro, legno e bronzo, con le opere mastodontiche di scheletri animali scolpiti da Quentin Garel : Beauty and the Beast, al Palazzo Tiepolo Passi.

In fine, ma non per ultimo, il Palazzo dei Tre Oci alla Giudecca espone 100 opere dell’artista New Pop David LaChapelle, ripercorrendo il passato dell’artista fino alle opere più recenti: una piacevole dissacrazione di simboli religiosi, storia, concetti ed icone, che l’artista ci espone tramite tecniche miste, dalla foto manipolazione alla pittura su negativo, fino alla preparazione totale di interi modellini industriali dove bigodini, latte e cannucce diventano scenari che appagano gli animi curiosi. Se foste interessati a quest’ultimo artista, segnaliamo un sconto di 5 euro acquistando il biglietto tramite l’app MyPass.

3 opere di David LaChapelle, esposte alla Casa dei Treoci

Allegata una simpatica mappa della città con percorsi, orari di navigazione, prezzi, fatti, misfatti ed ogni informazione utile per perdersi correttamente nel territorio veneziano: Mappa Venezia. Buona visita. Marco.

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