Young Designer Store: Matteo Agati

È facile ideare un dispositivo che funzioni bene quando
tutto va secondo i piani. La parte più difficile, ma necessaria, del design è far sì che le cose funzionino anche quando qualcosa va storto.
– Donald Norman –

Qualche giorno fa durante il Salone del design ho conosciuto e intervistato Matteo Agati, una laurea triennale in industrial design (come recita la sua minibio di Amazon) con specializzazione in Design&Engineering al Politecnico di Milano, dove ha vinto il suo primo premio per Ducati Energia, Matteo Agati ha studiato anche in Svezia per un breve periodo, alla Chalmers University (Göteborg), interfacciandosi a metodi e stili differenti che lo hanno avvicinato al design scandinavo.

Ecco. Credo che se avessi preso una strada differente anni fa, oggi mi sarebbe piaciuto essere come Matteo. Nel fargli domande (con il mio solito atteggiamento cazzone) mi ci sono trovato e rispecchiato. Leggo che negli ultimi anni, pur mantenendo l’interesse al product design in generale, si è molto appassionato al settore dell’arredo, tanto complicato quanto interessante poiché è necessario ricercare il giusto equilibrio tra innovazione e stile.

Ecco. Credo che se avessi preso una strada differente anni fa, oggi mi sarebbe piaciuto essere come Matteo. Nel fargli domande (con il mio solito atteggiamento cazzone) mi ci sono trovato e rispecchiato. Leggo che negli ultimi anni, pur mantenendo l’interesse al product design in generale, si è molto appassionato al settore dell’arredo, tanto complicato quanto interessante poiché è necessario ricercare il giusto equilibrio tra innovazione e stile;

Mi racconta la sua storia familiare che è fatta di un padre svizzero/tedesco e di una madre siciliana. Mi racconta che il vaso (pesante) che tiene in mano è il frutto della sua storia familiare, fatta di contrasti, di pietra lavica e ceramica bianca, di nero profondo e pesante come un vulcano (siciliano) e del bianco perfetto, lucido e preciso del design svizzero (ma in genere di tutto quello nord europeo). TID ME 2 (questo il titolo) è fatto di contrasti che dividono l’oggetto ma lo uniscono. Un vaso può essere separato ma unito. Mi racconta che quel vaso è l’archetipo della società per quello dentro una trilogia di vasi – questo è il primo in produzione – ci ha messo dentro la sua storia. Il padre e la madre. La svizzera e la Sicilia. Matteo parla e racconta, ride e scherza sapendo benissimo cosa significano le parole “contaminazione multidisciplinare” sono le sue parole chiave e sa come usarle.

Attualmente Matteo, collabora con l’Istituto Marangoni, da cui è nata questa serie di oggetti in vendita sul Amazon per il progetto Young Designer Store, lavora come designer e per varie aziende italiane e come consulente creativo per diversi studi.

Il progetto e la collaborazione tra l’Istituto Marangoni e Amazon nasce dall’idea di dare ali ‘Alumni‘ (cliccate per scoprire chi sono) un luogo di vendita, una vetrina esclusiva alla loreo limited edition che includono creazioni simbolo dei migliori brand del design italiano – Kreaton, Carlo Citterio, A4A Design, Cappellini, The Interior Design, Flaminia e Hands on Design – studiati e rivisitati dai 4 giovani designer, che oltre al buon Matteo Agati sono Térence Coton, Gustavo Martini e Giulio Masciocchi.

 

Ripenso a Matteo, al suo vaso, al suo lavoro e alla sua famiglia che tramite quell’oggetto conosco un po’ meglio. Come se avessi letto un buon libro. Può un semplice oggetto di design raccontare una storia? Dovrebbe. Non sempre lo fa. Ma dovrebbe.

Lui lo ha fatto e merita attenzione. Oggi e in futuro. Segnatevi il nome.

…e se volete saperne di più sugli oggetti dello Young Designer Store vi basta sbirciare qui (e magari comprare qualche oggetto)

Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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