Kubo e la spada magica: dietro le quinte di una meraviglia

Kubo e la spada magica (in originale: Kubo & The Two String) è quello che si appresta a diventare velocemente un instant classic del cinema di animazione in stop motion, e non solo per chi scrive.

Bellezza è quello che ci mostrano i ragazzi della Laika ai nostri occhi bramosi di visioni sempre più complesse e originali.

E lo fanno da oltre dieci anni, proseguendo con la loro singolare visione di quello che può essere il cinema di animazione in stop motion o forse più in generale della Settima Arte, spostando sempre di più l’asticella verso l’alto nella creazione di veri e propri capolavori.

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In molti hanno apprezzato film come Coraline, ParaNorman e Boxtrolls, dei piccoli gioielli capaci di risplendere a lungo nella memoria di chi ha dedicato meno di due ore alla loro visione.

Storie scritte con competenza che mettono in risalto la creatività di un comparto visivo da urlo che è cresciuto esponenzialmente in ogni lungometraggio prodotto.

Gridare al capolavoro è sempre facile, ma pensateci bene, quanti film diventano inutili dopo la prima visione e il cedimento della loro promozione?

Ecco! Ora ditemi, con i film appena citati non avete forse un rapporto soddisfacente di seconde, terze o quarte visioni?

Il trailer:

La Laika, per mano del suo CEO Travis Knight, uno che di certo poteva permettersi una esistenza più facile e glamour, suo padre è infatti uno dei proprietari della Nike, ha preferito invece caparbiamente studiare e lavorare sodo in un campo molto esclusivo e difficile.

É partito dal gradino più basso, si è fatto le ossa affiancandosi a importanti personalità in questo campo come Henry Selick, il regista tra gli altri di “Nightmare Before Christmas”, il film che in molti credono girato da Tim Burton. E il suo CV parla chiaro, da white rapper e figlio di papà a principale “attore” di tutta la filiera produttiva di una creazione complessa come può essere quella della stop motion.

Non è un caso che la Laika centellini le uscite, non solo quindi per l’intrinseca natura della realizzazione squisitamente tecnica ma anche per dare maggiore peso a storie che sanno affascinare tanto sulla carta che a livello visivo.

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Kubo non sfugge a quanto finora detto, basta vedere il video di backstage (lo trovate qui in basso) dove si intravedono per esempio gli studi su come realizzare il mare burrascoso in una delle scene più simboliche del film, con soluzioni creative “povere” che vengono implementate però dalla sapienza degli animatori e dal team di VFX che integrano la poetica presente nella visualizzazione degli artisti chiamati a realizzare graficamente il testo, cogliendo i rimandi di un passato glorioso e affascinante come quello del Giappone seppur in chiave fantastica.

Gli elementi di una buona storia ci sono tutti dato che Kubo alla ricerca del suo percorso personale di crescita deve confrontarsi con il passaggio all’età adulta e con l’ingombrante figura paterna, un mitico Guerriero Samurai scomparso senza lasciare traccia, che sembra quasi una identificazione con la storia personale del regista, lo stesso Knight, alla sua prima prova dietro la macchina da presa. E all’interno della narrazione ci sono altre storie, sono quelle che racconta Kubo con il suo Shamisen, un tipico strumento a corde utilizzato nel teatro Kabuki, quest’ultimo pienamente citato per quanto riguarda l’emotività di tutti i protagonisti e nella capacità di Kubo di animare con la sua musica dei semplici fogli di carta che diventano degli “origami animati” seguendo i racconti del ragazzo.

Clip: “dobbiamo aiutarlo”

Comprensibile commercialmente la scelta della traduzione italiana del titolo, ma aver sostituito le “due corde” con la “spada magica” lascia per strada un elemento immaginifico importante ai fini della comprensione della narrazione visiva.

Kubo vive infatti in compagnia della sola madre e con un padre scomparso misteriosamente, una “corda” in meno nella sua esperienza di vita che sembra caratterizzare non solo il suo passato ma anche il suo immediato futuro, la ricerca del padre è alla fine il percorso di crescita del nostro eroe.

Inizialmente pensato come un epico film di samurai, Kubo si è rapidamente trasformato in una storia complessa e piena di rimandi alla tradizione Giapponese che ammalierà sia gli amanti del Sol Levante sia il semplice spettatore che saprà apprezzare la maestosità di un lavoro di tale impegno e bellezza.

Clip: “stai diventando forte”

Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 3 novembre, qui di seguito potete vedere alcuni degli spettacolari disegni preparatori di Kubo

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5100

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Per concludere, Kubo è assolutamente uno di quei film che ‘vanno visti’, sia per lo sforzo creativo che ha comportato realizzarlo, sia perchè film del genere non se ne fanno più molti (o quasi)…

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