Breaking News

Bebe Vio e Games Anatomy: raccontare il coraggio

Come tutti sanno (forse) ogni quattro anni si svolgono le Olimpiadi, il massimo evento sportivo mondiale, quello più atteso, quello che fa sognare chiunque ami minimanente lo sport aldilà di ogni nazionalità. Subito dopo la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici, quando si spengono i riflettori, quando tutto sembra finire… entrano in scena (nella stessa città) i Giochi Paralimpici.

Non credo di dovervi davvero spiegare cosa sono no. Lo sapete tutti (o almeno fate finta di saperlo), quindi sicuramente conoscete Martina Caironi, Assunta Legnante, Sara Morganti, Federico Morlacchi, Veronica, Yoko Plebani, Francesca Porcellato, Arjola Dedaj, Eleonora Sarti, Arjola Trimi e Beatrice Bebe Vio vero?

mg_3506_crop-1

No! State mentendo e non lo sapete chi cazzo sono, cosa fanno e in che disciplina si sono cimentate. Non avete minimamente seguito le Paralimpiadi di Rio de Janeiro (7/18 settembre scorso) eppure loro, così come tutti gli altri olimpionici, hanno vissuto giorni, settimane, mesi e anni di sacrifici per arrivare a far parte del momento più alto che lo sport conosca. Ma voi le avete ignorate. Perchè la Paralimpiadi un po’ ci danno fastidio, sono il simbolo del disagio, ti mettono davanti alla forza di volontà di persone (prima che atlete) determinate a superare il loro problema fisico. Le Paralimpiadi ti mettono di fronte al coraggio di chi non si è arreso davanti ad una strada difficile e differente da quella che si aspettavano, da quella che stavano vivendo.

trimi-wall-01

Il progetto Games Anatomy è esattamente questo. Un progetto che mira a raccontare attraverso  le immagini, le parole e i flash le loro storie, ognuna unica, attimi di emozioni intense, vibranti, che solo il momento olimpico sa rendere ancora più toccanti sia nella vittoria, nel trionfo, ma anche nella sconfitta e nella delusione.

Per settimane si sono susseguite interviste live su web e social media, insieme ad alcune delle tracce che hanno definito il progetto fotografico e accompagnato il pubblico di Games Anatomy. Il progetto è figlio di Sabina Montevergine e Manuela Cervetti, esperte di progetti e comunicazione digitali, fondatrici di Socialmediaholic, agenzia digital di Milano
specializzata nella creazione di strategie e contenuti per il web. Come ci raccontano loro stesse: “Diciamo che il nostro approccio a internet è sempre lo stesso, per qualsiasi progetto ci troviamo a dover o voler affrontare e raccontare: proporre contenuti di qualità, senza preoccuparci del numero di pagine, dei minuti di lettura, della durata di un evento. Games Anatomy è stato sviluppato nello stesso modo: ci siamo immersi nelle foto e abbiamo avuto subito la sensazione che fossero perfette per il web, perché internet è il luogo ideale per non mettere mai la parola FINE a una storia. Così è nato il sito di Games Anatomy, un ambiente fluido, dove siprivilegia appunto il contenuto, la storia, la foto, il racconto. Niente fronzoli, niente titoli acchiappa click, niente pietismo – ci teniamo a dirlo: Games Anatomy parla di sport, coraggio, vittorie, sconfitte ed emozioni, perché con lo sport ci si emoziona tanto, e in
questo caso ancor di più”.

beatrice-vio-games-anatomy

La preziosa produzione fotografica è stata curata da Alberto Dedè e Bruno Pulici,
attraverso con oltre 100 scatti: “L’idea di lavorare con gli atleti paralimpici mi era venuta guardando le Paralimpiadi di Londra. Ogni volta che accendevo la televisione ero colpito, per la
professionalità e la tecnologia che esprimevano quelle immagini, ma ovviamente
anche per le storie che venivano raccontate”.

Malgrado questo bellissimo progetto, le Paralimpiadi sono passate quasi in sordina, a distanza di poche settimane (praticamente un mese dalla fine), complice la scarsa propensione dei media (sopratutto quelli tradizionali) nel parlare di sentimenti, emozioni e gente di carattere. Tutto questo fino a pochi giorni quando Beatrice Bebe Vio giovane schermitrice, campionessa medaglia d’oro olimpica e Mondiale, nonchè nostra portabandiera durante cerimonia di chiusura (lo sapevate vero?) è stata invitata tra le eccellenze italiane durante una cena ufficiale alla Casa Bianca.

beatrice-vio-games-anatomy-2

Beatrice ‘Bebe’ Vio ha diciannove anni, ha perso entrambe le gambe e le braccia a causa di una meningite fulminante quando aveva solo undici anni. Aveva iniziato a fare scherma quando ne aveva cinque e nemmeno una malattia gravissima l’ha fermata. Capite? Per la maggior parte della vita della sua vita Bebe è stata ‘normale’ come voi, come noi (termine di facile comprensione per tutti), oggi è una ragazza molto con una tale forza d’animo che potrebbe distribuirla in giro a pacchi. Ma Bebe ha commesso un errore (se stiamo a gli haters di professione e la (brutta) gente comune), Bebe si è mischiata con la politica quando l’hanno invitata per meriti sportivi alla cena di Stato che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha dato in onore dell’Italia. La cosa peggiore che potesse accadere è accaduta: Il Presidente del Consiglio Italiano, Matteo Renzi (il nemico pubblico n.1 della rete) pensando di fare cosa gradito ha invitato la giovane schermitrice alla cena come eccellenza Italiana. Drammaticamente, la ragazza che non sa stare al suo posto e affronta la vita per come viene si è addirittura fatta delle foto, ci ha scherzato sopra e alla fine è riuscita dove nessuno era giunto mai (causa rigido protocollo): un selfie con Obama! Cose da pazzi!

cviilsxwgae6aew

1949600-40987492-1600-900

Da quel momento in poi, gli sono piovuti addosso insulti di ogni tipo. Insulti che non riferiremo e non riporteremo (nemmmeno con immagini o screenshot), ma che danno il senso della misura di quanto sia possibile raschiare il fondo del barile dell’umanità, il senso del disgusto vero per la miseria mentale che sta dilagando (e io ne sono qualcosa personalmente).

Insultare pesantemente chi ha fatto (più o meno volontariamente) della propria vita quella che potrebbe e dovrebbe essere un esempio formativo per molti. Una ragazza la cui canzone preferita è “Ragazzo fortunato” di Jovanotti e che se gli chiedi se c’è qualcosa di autobiografico nel testo del brano, ti risponde «Per forza, come fai a non sentirti fortunata quando vivi un momento come il mio?»

Davvero devo aggiungere altro? Se non ci arrivate da soli andate prima a nascondervi e poi a guardare molto bene Games Anatomy e fate le vostre considerazioni.

bebe-vio

 

Paolo
Informazioni su Paolo "Ottokin" Campana (2098 Articoli)
Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

Lascia un commento

Loading Facebook Comments ...

Scrivi un commento