ILUUT: Dimmi cosa indossi e ti dirò chi sei.

Metti che un pomeriggio tre ragazze del vecchio continente decidano di non voler arrivare a 30 anni senza aver lasciato un segno .

Metti che tutte e tre credano ancora che avere delle passioni possa ancora essere un punto di partenza, e che comincino a costruire qualcosa invece di passare la serata a farsi le trecce.

Mettici la moda, la sostenibilità nel senso più vasto del termine e la voglia di lasciare la bellezza negli angoli del mondo.

Metti tutto questo insieme e potrai conoscere ILUUT, un nuovissimo brand di abbigliamento che si distingue da un mondo artefatto e spesso privo di gusto.

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Il nome è la trascrizione al contrario della parola finlandese “tuuli” che vuol dire “vento” e il suo capovolgimento sta a simboleggiare proprio un positivo vento di cambiamento; lo stesso vento che ha superato le barriere geografiche che dividono la Finlandia di Elina, l’Italia di Silvia e l’Inghilterra di Vj, straordinarie donne dai talenti innegabili.

Tutto comincia ad Helsinki dove Elina Cerell, 28 anni, ha un sogno: creare un marchio che mettesse assieme design e sostenibilità.

Dopo tanti anni in una delle più importanti agenzie di pubblicità finlandesi decide di registrare un video in cui spiega il suo progetto e di diffonderlo attraverso i principali canali social per cercare altre ragazze che, come lei, volessero fare la differenza utilizzando le proprie passioni e competenze.

Da Milano si unisce all’appello Silvia Stella Osella, trentenne textile designer che collabora con marchi come Zara, TopShop e Adidas e che trova nel video di Elina e nelle chiacchierate via Skype, quella stessa risposta ad una visione etica e sostenibile della moda.

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Qualche mese dopo, al team si aggiunge la fashion designer londinese Vj Taganahan che a 25 anni dopo essersi laureata in una delle più prestigiose università di moda del Regno Unito ed aver avuto esperienze in brand d’alta gamma come Simone Rocha e Self Portrait Studio, decide di cominciare a tracciare il proprio unico sentiero differente.

Un anno e mezzo è stato dedicato ad estensive ricerche di mercato, fibre e potenziali partner.

ILUUT vorrebbe applicare alla moda il concetto di KM 0, avvalendosi esclusivamente di fibre cresciute in modo sostenibile in Europa, come ad esempio il lino (fibra che consuma pochissima acqua per la sua produzione) dalla Normandia e il Tencel, innovativa fibra di cellulosa dall’Austria.

Le stampe vengono realizzate da partner con i più innovativi macchinari digitali a basso impatto ambientale ed inchiostri a base d’acqua.

ILUUT ha sviluppato i propri prototipi in Finlandia, con grande orgoglio della fondatrice Elina, dove l’industria tessile è purtroppo quasi del tutto scomparsa dal Paese. In questo mondo, non solo si darà una mano all’economia locale, ma la produzione sarà sempre a portata di mano e, il contatto con le persone, diretto.

Per evitare gli sprechi, ILUUT invierà gli scarti di tessuto all’associazione Carpet of life, che opera con donne Berbere in Marocco per produrre tappeti con la tecnica tradizionale locale riciclando i pezzi di tessuto avanzato dal taglio.

Dal momento che ILUUT si ripropone di non essere solo un brand, ma un progetto più ampio di sensibilizzazione, nel luglio 2016 Elina ha iniziato un viaggio sui percorsi della moda sostenibile, con tanto di diario di bordo visibile sui canali Facebook ed Instagram, per documentare con la massima trasparenza tutte le fasi della produzione:

da dove vengono seminate e coltivate le fibre al prodotto finito, per rispondere alla sfida lanciata dal movimento globale Fashion Revolution: #whomademyclothes?

e per rispondere alle domande delle sempre più numerose persone che si stanno appassionando al loro viaggio

Le ragazze giornalmente lavorano online utilizzando diverse piattaforme per ogni scopo: Pinterest per condividere moodboards e ispirazioni, Whatsapp per veloci update, Facebook per aggiornamenti e planning del lavoro. Organizzano meeting via Skype e riescono anche a vedersi di persona, come il vento, decidono che nulla le avrebbe fermate.

il progetto ILUUT si basa su tre concetti chiave:

  1. Sostenibilità delle materie prime e della loro produzione, con esaltazione del territorio Europeo e valorizzazione del lavoro.
  2. Trasparenza della fabbricazione e dei processi data da una tracciabilità che è raro trovare nel mondo della moda.
  3. Accessibilità dei prezzi e dell’acquisto.

So che sembra la lista del progetto perfetto ma la cosa incredibile è che le ragazze di ILUUT non scendono a compromessi, con l’adorabile testardaggine e caparbietà che solo le donne sanno declinare.

Ancora fino al 5 Ottobre 2016 ILUUT sarà disponibile in pre-order sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo dove le ragazze hanno scelto di dare la prima struttura economica al loro progetto e personalmente credo sia giusto dedicargli uno sprint finale convinta che questo marchio sia qui per restare.

Solo a vedere cosa sono in grado di fare mi verrebbe voglia di svuotare l’armadio e ripopolarlo di quella delicatezza e quella linea attenta ai particolari che solo tre donne potevano dare a dei semplici capi d’abbigliamento.

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Valentina Petrelli

Valentina Petrelli

Dal 1983 fiera di essere un sagittario, di tagliarsi con la carta, di farsi paladina degli iPhone caduti in piscina e di cavalcare un unicorno.

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