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Captain America: Civil War – Una non-recensione

Captain America: Civil War, il nuovo film Marvel diretto da Anthony e Joe Russo, sviscera e sottolinea l'immaturità dei personaggi del Marvel Cinematic Universe

Come se qualcuno l’avesse progettata fin dall’inizio, la nuova era dei supereroi iniziò con queste parole:
“CON L’IMPROVVISA FURIA DI UNA SAETTA…”
L’era di Prometeo era stata annunciata; era giunto il tempo degli uomini che, come divinità, portavano il fuoco in palmo di mano. Con la legittimazione della dimensione creativa dei supereroi, venne il riconoscimento di punizione, caduta, castigo e colpa… Temi che sarebbero risuonati attraverso l’esperienza di una generazione di bambini molto insolita. Da quel momento in poi, dai superpoteri sarebbero derivate come minimo grandi responsabilità e, nel peggiore dei casi, sarebbero stati considerati un’orribile maledizione.

(SuperGods, Grant Morrison)

Il 4 Maggio esce in tutte le sale Captain America: Civil War, nuovo capitolo delle vicende del supereroe Marvel diretto da Joe e Anthony Russo che narra le avventure di Steve Rogers e della squadra degli Avengers dopo gli eventi di The Age of Ultron.

Cap 11

È passato un anno dalla semidistruzione di Socovia quando una missione degli Avengers si trasforma in un incidente internazionale che mina la libertà del gruppo di supereroi; le Nazioni Unite vogliono che gli Avengers vengano sorvegliati da un ente governativo in modo da controllare le loro azioni e “responsabilizzarli”. La situazione precipita quando i supereroi, che devono decidere se accettare o meno di patteggiare con l’organizzazione mondiale, si dividono in due fazioni capitanate da Captain America, convinto di poter gestire al meglio la sua squadra da solo, e Iron Man, deciso a firmare a favore del nuovo sistema di vigilanza per tutelare più innocenti possibili.

Un passo indietro

Se a un primo impatto i temi principali di Captain America: Civil War sembrerebbero i conflitti relativi l’atto di registrazione e il puro ideale di giustizia del protagonista, in breve tempo ci troviamo spiazzati dalla sceneggiatura di Christopher Markus e Stephen McFeely che, sfruttando la serie di intrighi internazionali che portano avanti la prima parte della trama del film, ci portano in seguito ad analizzare il concetto marvelliano di supereroe con superproblemi. Il conflitto politico passa infatti in secondo piano permettendo ai protagonisti di acquisire spessore tramite confronti e dialoghi che fanno riaffiorare il loro lato più umano e le loro paure più profonde.

Il conflitto tra Tony Stark e Steve Rogers si trasforma rivelando le debolezze e i punti di forza di entrambi. Il primo, borioso e sicuro della sua posizione, non analizza coscienziosamente i fatti e per questo viene costretto a fare ammenda prima e a scoprirsi incapace di gestire i suoi problemi di carattere personale in maniera oggettiva e giusta poi. Il secondo, ancora a disagio in un presente che non si è costruito e non gli appartiene, cerca di preservare l’unico legame che lo ancora al passato, affermando in maniera ancora più forte i suoi ideali ma nascondendo alcune verità alquanto scomode a Tony.

Ci troviamo perciò di fronte a personaggi che rimangono schiacciati quasi in maniera ciclica dai propri problemi, primi veri mostri da tenere sotto controllo all’interno di un continuo susseguirsi di avvenimenti che complicano la gestione dei rapporti interpersonali tra gli Avangers. Esattamente come raccontava Stan Lee quaranta e passa anni fa.

Cap 17

Il nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere

Lo stesso discorso è valido per tutti i personaggi che prendono parte alla pellicola corale in cui assistiamo alla crescita di Scarlet, al primo cedimento di Visione, alla difficoltà di assumere il ruolo di mediatrice di Vedova Nera e alla capacità di Falcon e War Machine di imporsi come supereroi (cosa che non era mai successa nei film precedenti).

Anche il “ritorno” di Spider-Man e il modo in cui viene gestito all’interno del film può essere tranquillamente inglobato nel tentativo di far ritornare il personaggio alla “sua” Silver Age rimodernando la figura di adolescente nerd e secchioncello al 2016 come si era cercato blandamente di fare in Amazing Spider-Man senza ottenere i risultati sperati. Lasciando da parte il ruolo altamente problematico delle sue origini per ovvi motivi (tutti sanno come è nato Spider-Man, persino mia madre!), Peter Parker si avvicina più di ogni altro personaggio di questo capitolo cinematografico alla sua versione fumettistica.

In poche singole battute riusciamo a percepire la sua volontà di fare del bene (pur affrontando in maniera infantile l’intera scaramuccia tra supereroi come farebbe un qualsiasi sedicenne) e di far parte di un team (proprio come lo Spider-Man di Steve Ditko), trovandoci in brevissimo tempo di fronte al raggazzino mascherato che tutti gli amanti dei fumetti conoscono.

Spider-Man non stava mai zitto! Prendeva in giro i suoi nemici, faceva battute e conduceva telecronache di qualsiasi azione, qualsiasi sensazione. Era come se il timido Peter Parker prendesse vita solo nascondendo la propria faccia dietro una maschera.

(Supergods, Grant Morrison)

Cap 19

Da un lato questo modo di trattare la figura dell’Avengers e del supereroe è un bene, riporta i personaggi della Marvel direttamente alla Silver Age e ne limita i poteri costruendo l’iconicità e la problematicità dei protagonisti cinematografici della pellicola su immagine e somiglianza di quella fumettistica grazie a un’analisi piuttosto azzeccata dei loro limiti e delle loro caratteristiche. Da un lato tale scelta divide il film nettamente in due, trasformando la prima parte alla TheWinter Soldier in un secondo tempo in stile Avengers che non lascia spazio a riflessioni interessanti per quel che riguarda il trattato di Socovia e la registrazione dei supereroi, mettendo in secondo piano le motivazioni iniziali del conflitto.

I due significati dell’aggettivo “Responsabile”

La capacità di comprendere le proprie debolezze e di riflettere sui diversi punti di vista dei singoli Avangers si contrappone all’ incapacità degli stessi di responsabilizzarsi. Non è un caso che dalla bocca di Visione esca fuori il concetto per cui i nemici con superpoteri siano aumentati con l’avvento dei primi supereroi, quasi a ricordare che, scaramucce a parte, è necessario valutare la possibilità che il male nelle sue più infide forme dipenda proprio da loro.

Le due visioni di Captain America e Iron Man sono antitetiche e si basano appunto sul significato della parola responsabile. Da un lato abbiamo un supereroe che si eleva sopra gli uomini considerandosi in grado di prendersi sulle sue stesse spalle la responsabilità di morti innocenti per un bene maggiore. Dall’altro abbiamo l’uomo che decide di svincolarsi da questa responsabilità decidendo di farsi controllare da un ente nella speranza di migliorare la situazione di tensione e dominare il suo senso di colpa per le morti già causate.

“Responsabili di distruzione”, rammenta Iron Man, decidendo di voler capire se lo stato è in grado di controllare la squadra meglio di loro. “Responsabili per tutta l’umanità”, ricorda Captain America, convinto di poter reggere l’immenso peso della sconfitta ma senza considerarsi troppo colpevole per l’arrivo dei supercattivi.

Quasi per un gioco del destino le sorti del conflitto dipendono proprio dall’unico reale cattivo di questo film, un uomo comune capace di cogliere al volo i limiti della squadra e di boicottare a suo favore le scelte dei singoli individui. La cieca e irremovibile fiducia di Steve Rogers nei confronti di Bucky, che rappresenta l’amicizia idilliaca tipica della giovane età (in antitesi con quella più matura e definita da infinite mediazioni con Stark), e il profondo egocentrismo che sfocia nella necessità di controllo e di vendetta di Tony Stark diventano le potenti armi del Barone Zemo.

Cap 16

I Vendicatori e la Vendetta

La sete di vendetta che in parte sfocia nelle figure di Iron Man e del Barone Zemo, diventa elemento centrale della crescita di Pantera Nera, altra new entry del Marvel Cinematic Universe. Proprio in T’Challa osserviamo infatti la progressione e il cambiamento più grande grazie alla sua capacità di ammettere i propri errori, di fare ammenda e di sfruttare le terribili vicende che è costretto a subire nell’arco dell’intreccio per comprendere quale sia la strada giusta da perseguire.

Se la sua decisione di indossare lo splendido costume in vibranio (design davvero impeccabile, c’è poco da dire) deriva da una scelta avventata e irrazionale fomentata da odio e rancore, le sue ultime azioni rivelano in ultimo un’ animo nobile e una capacità di controllo fuori dal comune.

Cap 18

Una non-conclusione un po’ personale

Se dovessi dire se il film mi è piaciuto, vi direi non del tutto. L’immaturità delle scelte intraprese dai protagonisti e l’incapacità di trattare le loro rispettive “cadute” in maniera profonda e originale (sempre in rapporto alle mie aspettative iniziali) non mi hanno permesso di apprezzarlo a pieno. Il repentino passaggio che porta l’intrigo internazionale a trasformarsi in uno scontro senza precedenti tra le diverse fazioni di supereroi si è fatto sentire troppo. Le parole di affetto che ribadiscono la forza dell’amicizia tra il nostro protagonista e l’ex Soldato d’Inverno mi sono suonate un inutile rallentamento.

Il film ha il merito di portare sullo schermo uno Spider Man e una Pantera Nera molto validi e lo spirito dei primi fumetti Marvel grazie alla serie di scontri memorabili ricchi di colpi di scena niente male. Se sono le botte e del sano divertimento quello che cercate probabilmente Captain America: Civil War è il film fa per voi. Se cercate spessore, tematiche mature e una visione originale da parte dei due registi statene alla larga: potrebbe essere la vostra criptonite.

Cap 15

Ilaria Mencarelli
Informazioni su Ilaria Mencarelli (388 Articoli)
Classe 1988, marchigiana d’origine e milanese d'adozione, insegue da qualche anno la laurea specialistica in Scienze della Terra a Milano, che la porterà ad essere geologa a tutti gli effetti. Dal 2013 decide che vuole di più e incomincia a scrivere: prima raccontini liberi sul suo blog, poi articoli e recensioni. Ama tutto ciò che è arte e ha un debole per i fumetti.

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