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Il nuovo Libro della Giungla

Il Libro della Giungla di Jon Favreau è un ottimo esempio di cinema per famiglie grazie ai suoi effetti speciali e ad una nuova interpretazione del racconto di Kipling

Di base, la storia è la stessa del leggendario cartone animato del 1967, ispirato a sua volta all’opera di Rudyard Kipling: quando è ancora piccolo, il cucciolo d’uomo Mowgli viene salvato dalla pantera Bagheera e portato al cospetto dei lupi guidati da Akela, che lo adottano e lo crescono come uno di loro. Ma la tigre Shere Khan è sulle sue tracce per ucciderlo, così Bagheera decide di riportare Mowgli al villaggio degli uomini a cui appartiene di natura.

imageCon questo remake live-action – per modo di dire, in scena c’è un solo attore – il regista Jon Favreau (quello dei primi due Iron Man e di Cowboys and Aliens) e lo sceneggiatore Justin Marks scelgono una strada che a conti fatti si rivelerà fortunatissima: rispettare la tradizione del film originale e contemporaneamente sovvertirne alcuni aspetti, adattando la trama al 2016.

Il cambiamento più evidente è nella morale della storia: il cartone animato insegnava come ognuno dovesse tornare ad appartenere al proprio mondo, e come la giungla non fosse il luogo adatto per un cucciolo d’uomo. Il Libro della Giungla 2016 afferma l’esatto opposto: Mowgli può vivere nella giungla proprio in virtù della sua natura umana, che gli fornisce gli strumenti e l’adattabilità necessari. Gli espedienti tecnologici – una conchiglia per raccogliere l’acqua, un elaborato sistema di corde per arrivare al miele – a causa dei quali è malvisto dal suo branco (che li chiama “trucchi” e li osteggia apertamente in quanto simbolo della sua diversità) diventeranno la sua forza e la sua salvezza nel momento del bisogno.

imageAncora, se il film d’animazione aveva momenti cupi stemperati di continuo da gag e personaggi comici (gli avvoltoi, gli elefanti), Favreau e Marks puntano invece sul continuo alternarsi di luci ed ombre, mettendo in scena sequenze brutali come quella della fuga dei bufali – e il pensiero corre subito alla scena simile per dinamica e pathos del Re Leoneoppure stravolgendo una figura come quella di Re Luigi, 80% comica e 20% folle nel cartone animato e qui invece minaccia concreta e protagonista della sequenza d’azione migliore del film.

D’altro canto, però, la maggior parte dei personaggi principali è fedelmente ricalcata sulla propria controparte animata: Bagheera, doppiata discretamente in italiano da Toni Servillo, è sempre il genitore razionale e severo di Mowgli, mentre Baloo, con la voce di un bravo Neri Marcorè, è quello più spensierato ed emotivo, con una inedita spruzzata iniziale di meschinità ed egoismo (sfrutterà Mowgli per i propri interessi, costringendolo a vedersela con delle api per procurargli il miele); Kaa, doppiata da Giovanna Mezzogiorno, rimane la minaccia strisciante e ipnotica di sempre, e Shere Khan il solito maestoso villain principale, metafora della paura del diverso e dello straniero. Infine, il bravissimo Neel Sethi, unico attore a recitare davvero sul set, è il protagonista Mowgli.

imageForse l’unica pecca che si può imputare a questo splendido film è stata la decisione (forse obbligata) di inserire i due momenti musicali più noti del film originale, che, seppur in versione ridotta, appaiono decisamente fuori luogo, in particolare I wan’na be like you cantata dal minaccioso Re Luigi e del tutto scollata dal contesto dark in cui è inserita.

Ma sono aspetti di secondaria importanza di fronte a un’opera che ha tanti meriti, primo fra i quali quello di aver messo in campo una tecnologia e un’effettistica di altissimo livello: era dai tempi di Avatar che non vedevamo una giungla e una natura così belle, reali, diversificate (si passa dal fitto degli alberi alle paludi alla savana) e soprattutto genuinamente pericolose. Le creature del film sono credibili e al contempo intrise di qualcosa di estremamente umano che emerge dalle espressioni, dalla gestualità: la sola regale presenza di Re Luigi, poderoso, incombente su tutto e tutti e arricchito da una gamma espressiva impressionante, vale il prezzo del biglietto.

imageIn conclusione, la Disney e Jon Favreau vincono la scommessa più importante: realizzano un’opera per tutta la famiglia, che divertirà – e, perché no? inquieterà un poco – i più piccoli, e non insulterà l’intelligenza dei più grandi con una storia brillante, mai banale e che non annoia (105 minuti, durata perfetta). Più bello degli scialbi slanci fantasy di Maleficent, del noioso Oz di Raimi, più bello anche del discreto Cenerentola, la Disney consegna ad una nuova generazione il miglior Libro della Giungla che si potesse sperare.

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