Breaking News

Audrey, mia madre: il libro, le ricette e Roma

Basta pronunciare il nome di Audrey Hepburn e ti ritrovi davanti agli occhi una giovane diva, un tubino nero e un paio di grandi occhiali da sole. Non si scherza con l’immaginario collettivo.
La verità è che la Hepburn – attrice, icona di stile e ambasciatrice UNICEF – nella realtà per la maggior parte della sua vita si concentrò sull’unico ruolo che aveva scelto per se stessa: quello di mamma.
Di mamma romana, per l’esattezza.

Per più di un decennio, dal 1969 fino all’inizio degli anni Ottanta, visse a Roma con il secondo marito, lo psichiatra Andrea Dotti. Dal matrimonio nacque Luca, oggi quarantenne, autore del volume “Audrey, mia madre”, scritto con Luigi Spinola ed edito da Mondadori (Amazon, 21 euro)
L’opera è una sorta di libro/ricettario con 250 foto private inedite, innumerevoli aneddoti e, soprattutto, quasi 70 ricette di famiglia provenienti dal quadernetto sfilacciato che Audrey utilizzava per raccogliere i piatti che più amava, dalla torta al cioccolato per la merenda dei bambini alle ricette scoperte nei migliori ristoranti frequentati da attrice, fino ai piatti tipici dell’infanzia trascorsa tra Belgio, Inghilterra e una Olanda segnata dall’occupazione nazista.

pag-14-a

Ne viene fuori il ritratto di una mamma golosa, curiosa, esperta di ingredienti, riservata tanto da soffrire, almeno all’inizio, la schiettezza e diffidenza di una città come Roma.
Quando Luca nacque la Hepburn aveva già lasciato il cinema e si trovata in una fase nuova, quella a metà strada tra la fama e il culto che coincide quasi sempre con un breve e surreale periodo di dimenticanza. Audrey passò dalle Vacanze Romane alla realtà di Roma fatta di mercatini rionali, corse ai Parioli per comprare mozzarella e fior di latte, pranzi domenicali dalla suocera (Paola Bandini, donna indipendente e dalla cucina frettolosa, esperta in insalate che puntualmente dimenticava in cucina) e cene informali a base di pasta al pomodoro per gli amici più stretti che stavano a significare “Ecco, questa è la mia casa, io sono così, non aspettatevi che sia diversa.

e1b4bbc6-8789-4d1a-8bf8-4ed149412eb7

Ben presto fu chiaro a tutti quanto l’Italia avesse modificato le abitudini della ragazza di Hollywood abituata a servire salse e minestre ai suoi ospiti. Al loro posto nel ricettario comparvero lasagne, gnocchi di semolino alla romana, fegato con cipolle, pesto, ossobuco e tanta pasta: dalla puttanesca (della quale storpiava il nome e ignorava e l’origine) all’amatriciana in due versioni (con guanciale o con prosciutto), fino agli spaghetti aglio, olio e peperoncino ribattezzati gli “spaghetti della consolazione” visto che, a a causa dell’odore di aglio rosolato, in casa venivano cucinati a ripetizione solo quando era lontana.

Capitolo dopo capitolo, l’immagine impressa sulla locandina perde i contorni a vantaggio di una donna concreta, dalle origini contadine, consapevole che nutrire equivale a creare ricordi attraverso il cibo, saldare legami, stabilire appartenenze e sfornare, all’occorrenza, chili di pizzette quando casa si riempie di compagni di scuola del figlio.

pag 216

Il libro nasce da un episodio raccontato nella prefazione. L’autore scopre sul muro della camera del figlio la locandina di Breakfast at Tiffany’s con il viso di Holly Golightly/Hepburn. “E questa cosa ci fa qui?” domanda. La risposta del ragazzino è disarmante ma rivelatrice: “Ma papà, è la nonna!”.
“Prima di ‘lasciarla andare’ – spiega Luca – dovevo raccontare ai miei figli chi si nascondeva dietro quel tubino, perché per conoscere la vera Audrey le immagini domestiche non sono meno importanti delle foto in bianco e nero, e le ricette contano tanto quanto le annotazioni sui suoi copioni.”

Questo volume è probabilmente la più bella, umana e fedele biografia di Audrey Hepburn. Ma non solo. E’ l’essenza stessa della differenza tra “preparare da mangiare” e “Cucinare”.

tumblr_nvwq40VCxQ1r2dpm4o4_1280

Cucinare è un lessico familiare da tramandare, intrecciato con cura grazie a ricette scritte a mano su quadernini macchiati, case che odorano di merenda, menù sempre uguali il giorno del compleanno, piatti preferiti che consolano e dei quali si sente la mancanza.
Perché il punto è proprio questo: Audrey Hepburn ci manca e il libro di Luca ha il pregio di farcela sentire vicinissima.
Non importa che siano passati 22 anni dalla sua scomparsa.
Da bambini si cerca continuamente la mamma. Quello che si scopre crescendo è che non solo non si smette mai di cercarla, ma quasi sempre si finisce per trovarla esattamente nello stesso posto in cui si correva da piccoli: in cucina.

tumblr_nvjer78oo91r2dpm4o1_1280

6bfe8536-ede8-4399-aab4-5bbe3c809753

82e7005f-101d-4b8b-8ae5-e726faef62c7

pag 134-kEtG-U43120583211974dv-593x443@Corriere-Web-Sezioni

Audrey_Hepburn_Roma-620x350

5Audreyspigola15

bob-willoughby-sean-il-figlio-che-audrey-ebbe-con-mel-ferrer-gioca-allegro-con-sua-madre-mentre-james-garner-approva-sorridend

Roberta De Rosa
Informazioni su Roberta De Rosa (4 Articoli)
Curiosa, attenta osservatrice, mamma, lettrice compulsiva e golosa di libri e fumetti. Scrivo da sempre. Negli anni ho scritto su testate, giornali e fogli di carta, alle elementari andavo a pesca e ho dato un pugno ad un mio amichetto. Oggi scrivo per puro piacere.

Lascia un commento

Loading Facebook Comments ...

Scrivi un commento