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The Lobster: un film da prendere con le chele

Scopriamo il film di Yorgos Lanthimos e la sua fantascienza dell'anima.

All’uscita della sala ero sicura che il film mi fosse piaciuto ma quella sensazione….

quel brivido alla base del collo…

Come quando, novellina del DAMS, uscivo dalla prima lezione di storia del cinema dopo aver visto l’occhio reciso di Un Chien Andalou di Buñuel.

Non conoscevo Yorgos Lanthimos lo ammetto, ma tornata a casa subito dopo The Lobster ho sentito un irrefrenabile desiderio di vedere altro del regista greco.

È dalla seconda stagione di True Detective che Colin Farrell mi sorprende con interpretazioni memorabili ma in questo film è come se mi avesse spiato dentro.

In una realtà che viene definita di fantascienza, non è convenzionale vivere da soli e David, che viene lasciato dalla moglie per delle lenti a contatto, si ritrova in un’albergo in cui ha poco più di un mese per trovare una compagna o verrà mutato in un animale. Quando gli viene chiesto di scegliere preventivamente quale animale diventare David sceglie, appunto, un aragosta adducendo motivazioni che trovo deliziose e che riassumono l’intera pellicola nel titolo.

the lobster poster

The Lobster non è un semplice film; è una meravigliosa macchia di muffa sul soffitto. Ti perdi a studiarne ogni sfumatura di colore e immagini figure nei confini incerti, continui a fissarla mentre si espande e ridi pensando a quanto sia assurdo che tu non faccia nulla per fermarla nonostante sai benissimo che tra poco ti cadrà addosso e dopo qualche ora ti senti quasi onorato all’idea di poter morire schiacciato da tanta bellezza.

C’è la assurda verità di una realtà di coppia crudele e tristemente divertente e l’esasperazione del suo contrario: la solitudine spietata che si protegge dal mondo con l’apparenza.

C’è la meraviglia umana che cerca la sua indipendenza a qualunque costo attraverso il completamento nell’altro, in un paesaggio fitto i cui orizzonti non superano mai la linea degli alberi.

Fotografia notevole, l’avrei preferita più favolosa, ma la spettacolarizzazione avrebbe snaturato il messaggio e consente allo spettatore di non straniarsi, nonostante si parli di assurdità.

I vuoti sonori sono carichi e hanno un loro peso specifico tanto quanto la colonna sonora e i dialoghi.

I colori sono tenui e accecanti e i tessuti panneggiati e perfettamente stirati.

Tralascerò i dettagli della trama e mi limiterò a riprodurre il rumore che ho sentito nello stomaco perchè The Lobster è un film che può essere compreso solo da chi conosce bene tutte le sfumature del silenzio.

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Il trailer

Le clip

 

 

Valentina Petrelli
Informazioni su Valentina Petrelli (16 Articoli)
Dal 1983 fiera di essere un sagittario, di tagliarsi con la carta, di farsi paladina degli iPhone caduti in piscina e di cavalcare un unicorno.

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