Beowulf: di carne, mostri ed eroi

Beowulf 4Beowulf, fumetto di Santiago García e David Rubín edito in Italia da Tunuè, è un volume di cui si nota subito l’accattivante grafica della copertina. Completamente in rosso, il cartonato accosta i profili dei due protagonisti della vicenda, il prode guerriero Beowulf e Grendel, il primo mostro che si troverà ad affrontare (e che qui rappresenta l’intera categoria) con lo scopo di proporre il dualismo tra i due e il bisogno che hanno l’uno dell’altro.

Le vicende del fumetto ruotano ovviamente attorno Beowulf  guerriero che, dopo aver avuto notizia del mostro che infesta la reggia del re di Danimarca, vi si reca con l’intento di uccidere la bestia e risolvere i problemi che affliggono il sovrano Hrothgar. Il suo arrivo darà vita ad uno scontro epico tra bene e male e umano e bestiale alla ricerca della gloria eterna e della morte in battaglia.

Da un lato è infatti il bisogno di ottenere la gloria eterna ad essere il vero protagonista della vicenda. Beowulf e la schiera di gaeti che ha portato con sè bramano più di ogni altra cosa una morte dignitosa che, come in ogni poema epico che si rispetti, equivale ad una morte in battaglia che generi quel sentimento di rispetto dovuto all’eroe e che gli permetta di essere ricordato tramite storie e racconti, l’unico vero modo per sopravvivere alla morte e raggiungere l’immortalità. Per sottolineare questo tema, linfa vitale del genere, gli autori costellano il volume di momenti di confronto tra il protagonista e i suoi, mettendoci anche molto del loro; ai momenti di discussione, che sottolineano l’importanza del sacrificio umano per il raggiungimento dell’immortalità si affiancano le pagine finali in cui ci viene raccontato con delle vignette “mute” come la storia di Beowulf sia arrivata ai giorni nostri e continui ancora a stupirci, incantarci e soprattutto ad essere ricordata.

Beowulf 2

Dall’altro la sfida con le mostruosità che abitano la Danimarca assume un ruolo fondamentale all’interno della vicenda, trasformando troll e draghi negli unici avversari all’altezza di Beowulf. Il rispetto creatosi tra loro si trasforma in una vera e propria attrazione morbosa rappresentata in numerose scene grazie allo sperma, alla carne e al sangue, quasi a voler dimostrare quanto le due fazioni ci tengano a mostrare il loro vicendevole valore di eroe e di mostro. Proprio per questo l’uccisione di cento uomini, che spesso peccano di codardia macchiandosi di crimini evitabili, e la vittoria contro un mostro, la cui brama di sangue è parte della sua natura, non sono la stessa cosa. Proprio come dice lo stesso Beowulf:

Cinquant’anni fa uccisi un mostro. Fu lontano da qui, nelle terre dei danesi, che al tempo governava il buon Hrothgar. Poi uccisi la madre di Grendel. E i mostri finirono. da allora non ci ha tormentato più alcun mostro, a parte gli svedesi. Ma questa è una cosa diversa.

 

La lettura si presenta scorrevole sia grazie ai dialoghi asciutti ma carichi di quei concetti che riassumono l’epica british, sia grazie alla struttura delle tavole in cui David Rubín sperimenta e gioca con le inquadrature permettendo al lettore di percepire numerosi dettagli, che arricchiscono di significato le pagine, e sottolineando la dignità della bestialità, la volontà di morire con onore e la grande forza fisica e d’animo di Beowulf. Ne sono un esempio la doppia splashpage contornata da tante piccole vignette minori (che si concentrano sul particolare senza disturbare la scena principale) in cui vediamo il protagonista, ormai vecchio, tentare con tutte le sue forze di entrare nella sua vecchia armatura, oppure il punto in cui Beowulf racconta della sua gara di nuoto con Breca, dove alla vignetta che mostra i danesi all’ascolto si alternano delle immagini stilizzate che fanno riferimento al racconto e altre che mostrano Grendel in fin di vita e il suo ritrovamento da parte della madre.

beowulf 3

Beowulf si dimostra una buona trasposizione del poema epico, in grado, grazie alle tavole di grande impatto, di proporre al lettore un percorso che permette di analizzare l’ovvio per poi passare al particolare, esprimendo così la necessità dell’essere umano di superare l’unico vero nemico che ne fa carne da macello: la paura.

 

Ilaria Mencarelli

Ilaria Mencarelli

Classe 1988, marchigiana d’origine e milanese d'adozione, insegue da qualche anno la laurea specialistica in Scienze della Terra a Milano, che la porterà ad essere geologa a tutti gli effetti. Dal 2013 decide che vuole di più e incomincia a scrivere: prima raccontini liberi sul suo blog, poi articoli e recensioni. Ama tutto ciò che è arte e ha un debole per i fumetti.

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