Un percorso attraverso la street art di Napoli

E’ comune pensare che l’arte urbana sia quella forza innovativa capace di riqualificare un luogo esprimendo con forme e colori il fermento attuale, creativo e sociale. La città solitamente offre mura abbastanza silenziose, in poco tempo trasformate in attrazioni artistiche di grande interesse. La street art a Napoli ha qualcosa di differente.

Ho trascorso una settimana estiva in questa città rendendomi conto non solo dell’unicità del posto in cui mi trovavo ma soprattutto della presenza di una manifestazione di arte urbana molto particolare; i graffiti, i murales, i ritratti che si incontrano nelle strade di Napoli o sulle grandi facciate dei palazzi non sono solo realizzazioni artistiche contemporanee ma una vera e propria convivenza tra vecchio e nuovo; una fusione occulta e manifesta, una compenetrazione rara di antiche tradizioni e nuovi sguardi.

Le opere sono molte ed è difficile scegliere, ognuna conserva memoria e assieme ricerca la scintilla del pensiero senza precedenti, ma ho scelto di selezionare senza ordine di merito almeno 10 lavori (o artisti) che più hanno attirato la mia attenzione.

1. CRL

La prima opera incontrata a Napoli è uno stencil di CRL, non troppo grande e poco in vista lungo via San Biagio dei Librai, realizzato su una lamiera incastonata nella pietra antica di una costruzione storica: “Che Marònn’ sto Riciclo!”

Una madonna del riciclo; la capacità ironica e attenta di accostare un’icona dai tratti antichi accanto ad un simbolo che richiama non solo il riciclo ma anche eventi difficili che hanno colpito la città. CRL rappresenta una svolta nelle intenzioni che sta a significare: sarà dura e lo faremo a modo nostro, ma funzionerà!

2. Alice Pasquini

Capita di incontrare molte delle donne di Alice Pasquini per le strade di Napoli, sono quasi sempre volti femminili seminascosti con accenni di colore intensi che attirano l’attenzione dei passanti assorti. Alice è illustratrice, pittrice e scenografa, popola le città in cui si trova di donne appassionate, romantiche, combattive, innamorate. Ne avevo parlato inserendo uno dei suoi volti in una classifica di 10 opere imperdibili da nord a sud Italia, scegliendo proprio un ritratto in prossimità di Calata Trinità Maggiore, davanti allo SKA (un laboratorio occupato vicino a Piazza del Gesù). Tornando ad ammirarlo mi sono accorda che proprio di fronte se ne trova un altro: una guerrigliera gentile con occhiali spessi e il capo coperto e un dito che si pone sulle labbra, quasi a suggerirci di essere cauti e far finta di non averla mai vista. La frangia le lascia scoperto un solo grande occhio azzurro, la dolcezza dei tratti inganna mentre la forza di quest’artista, nata in piccoli angoli di cemento, si propaga potente.

3. Francisco Bosoletti

Nel quartiere di Materdei a ricorprire i 15 metri della facciata di un condominio di salita san Raffaele c’è Partenope; l’opera imponente dell’artista argentino Francisco Bosoletti, noto per i suoi corpi plastici sospesi in atmosfere mitologiche.

Non si smentisce anche qui la convivenza interessante tra leggenda e contemporaneità. Partenope è la sirena legata a Castel dell’Ovo e ad Ulisse, celebrata da Virgilio e venerata a Napoli come dea protettrice, raffigurata nella scultura a piazza Sannazaro metà pesce e metà uccello. Qui si riveste di nuovo assumendo dinamicità e liberandosi dal marmo, la sirena di Bosoletti si sviluppa in un vortice di piccoli movimenti suggeriti dalla varietà del colore e dalla posa in divenire, appartiene al mare e al cielo e protegge silenziosa la via. La stessa opera è frutto di un finanziamento di quartiere, sostenuto da una sottoscrizione volontaria: in cambio di un’offerta e di una piccola cartolina raffigurante il progetto originale del murales, più di mille persone hanno donato un’euro o più, per pagare la spesa delle vernici ed il noleggio dell’impalcatura per l’artista.

4. Exit/Enter

Altra presenza ricorrente nelle strade di Napoli sono gli “omini” di Exit/Enter, artista abbastanza enigmatico ma apprezzato per queste presenze costruite in pochi tratti; testimoni e attori della vita cittadina, piccoli, coraggiosi, con palloncini rossi o spade sguainate contro draghi poco minacciosi.

Sembrano innocui ma portano con sé uno spirito irriverente e romantico, e non hanno bisogno di altri colori.

5. Banksy

Banksy lo conosciamo per lo spirito irriverente, la rivoluzione vera e propria di ciò costituiva l’arte urbana inglese e mondiale e, negli ultimi giorni, se ne parla parecchio in merito a Dismaland (il parco giochi da lui progettato), ma risulta inusuale incontrare un suo stencil a Piazza dei Gerolomini, incastonata tra piccoli altari votivi e anziani abitanti del posto, che l’hanno adottata come fosse una nuova vicina di casa.

Banksy Napoli

Si tratta di una madonna in estasi che rivela sopra il capo l’immagine di un arma da fuoco, è pura e pericolosamente attuale, l’artista inglese aggiunge un altro tassello alla sua opera internazionale, ma stavolta lo fa fondendo una tradizioni con forti radici a critica e genialità, vincendo.

(In questi giorni è stata lanciata una petizione per salvarla dal deterioramento, qui trovate le informazioni)

6. Cyop & Kaf

Non si può parlare di arte urbana partenopea senza nominare il duo napoletano Cyop&Kaf e il loro progetto di writing nei Quartieri Spagnoli: proprio qui è possibile ammirare le duecento opere e oltre da loro realizzate negli anni. I due writers sono molto legati alla città di origine e anche in questo caso è sorprendente notare la contemporaneità dell’intento suscitata da un amore smodato e radicato nei confronti delle mura, della gente, della loro casa.

Non è solo riqualificazione del territorio urbano ma un nobile proseguimento di leggende ancestrali, raccontate però a cielo aperto, che celano finali oscuri dietro vicoli poco illuminati o un lieto fine illuminato dalla luce calda. QUI trovate la mappa completa del percorso di murales!

7. Jorit Agoch

Jorit Agoch – padre italiano e madre olandese, tra gli street artisti più apprezzati a livello internazionale – ha donato a Napoli, in occasione dell’ultima Giornata Internazionale dei Rom, Sinti e Caminanti, un muro speciale: Ael, Tutt’egual song’e criature” (titolo ispirato a una nota canzone di Enzo Avitabile), una bambina, un ritratto intenso nel quartiere di Ponticelli, che mi ha realmente tolto il fiato.

La piccola si chiama Ael, ti guarda negli occhi e ha la pelle scura e due segni sul viso (firma dell’artista), la abita sulla facciata di questo palazzo gigantesco e porta con sè una bellezza classica.
Il progetto è promosso da INWARD, osservatorio sulla creatività urbana (street art e graffiti), che porta avanti un’opera di ricerca e sviluppo in sinergia col settore pubblico, privato e non profit.

L’intento è sostenere campagne di sensibilizzazione sui temi dell’integrazione e della lotta al pregiudizio etnico/religioso.

8. Ryan Spring Dooley

Più che segnalare un singolo segno vorrei raccontare di come Dooley interpreti il degrado e il disfacimento dei materiali con tratti comunicati dal cuore alle mani con la schiettezza di un bambino.

Ryan cresce in una comunità di artisti insieme alla madre e frequenta l’accademia di belle arti presso l’ università del Minnesota, dopo un anno trascorso all’ Università degli studi di Pavia approfondisce le proprie ricerche teoriche sulla cultura pittorica italiana. In Francia sviluppa una serie di interventi utilizzando stoffe e carta di recupero , rientrato negli Stati Uniti si avvicina sempre di piu’ al mondo della Street Art e nel 2000 decide di stabilirsi in italia. Ciò che gli interessa è trovare un’armonia nella relazione tra street art e il luogo dove si posa.

Le sue linee si appoggiano lievi sulle crepe e su ciò che rimane di vecchie pitture, Dooley legge già l’immagine prima di realizzarla e ricava dalla forma dell’esistente il corpo delle sue opere.

9. Arp

Avevamo parlato tempo fa di Napoli Paint Stories proprio qui su Bloggokin, Arp è l’autore del logo dell’iniziativa: una cassa toracica contenente i palazzi colorati di Napoli, pronti ad esplodere e a lasciarsi ammirare. La sua specialità sono scheletri buffi che compiono azioni surreali.

Sono cittadini strani, con ghigni per nulla inquietanti, richiamano uno dei lati più affascinanti di Napoli, quello dell’occulto e delle ”capuzzelle” di Santa Maria del Purgatorio, ma anche l’ironia che contraddistingue i suoi abitanti.

10. Ernest Pignon-Ernest

Vorrei chiudere il mio viaggio per le strade immaginarie di Napoli scrivendo di Ernest Pignon, street artist francese che attacca delle immense serigrafie sui muri delle città scelte per i suoi interventi perché, come dice lui, sono dei luoghi che riflettono la città. E il luogo scelto in questo caso rifletteva non solo la città di Napoli, ma un grande artista che ha saputo amarla, con gli occhi e la macchina da presa: Pier Paolo Pasolini

Ha avuto una brevissima vita la sua opera realizzata all’ingresso del monastero di Santa Chiara: la Pietà laica, come è stata ribattezzata, proprio nella strada del centro storico napoletano in cui Pasolini aveva girato alcune scene del Decameron.

Lo stile inconfondibile rivela grande tecnica e sensibilità, Pasolini tiene fra le braccia ciò che rimane del suo stesso corpo che ancora una volta è costretto a sottoporsi ad uno strappo violento, una morte per mano di altri. Vi consiglio di vederla anche così, dopo il danneggiamento, per capire che non è tutto facile, la convivenza tra vecchio e nuovo, ma difficoltoso, e questa Pietà ne è l’emblema, forte e intensa anche ridotta a pezzi. 

Ringrazio per la pazienza, l’amicizia e l’amore che nutrono per la propria città i creatori di Travel Naples, che mi hanno regalato una splendida vacanza oltre a tanta nuova consapevolezza.

Silvia Pezzopane

Silvia Pezzopane

Scrittrice freelance e costumista per vocazione, appassionata di cinema, arte, musica. Con una laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo e un paio di sogni nel cassetto, crede irrimediabilmente che la sua vita sia un film..

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