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MrRobot: il mio account è stato violato

David Lightman. Pochi si ricorderanno questo nome e delle sue incursioni informatiche al Norad, pochi si ricorderanno del Professor Falken e di Joshua, il figlioletto prematuramente scomparso. Ma per me, ragazzetto dodicenne di quel lontano 1983 (comincio ad essere anziano), David Lightman aprì la porta (forse dovrei dire la finestra) di un mondo fatto di personal computer, connessioni, tecnologia e mondi lontanissimi (avevamo ancora i gettoni del telefono).

David Lightman aveva il volto di un giovanissimo Matthew Broderick ed era il protagonista di Wargames, film di John Badham che affrontava per la prima volta sul grande schermo il tema dell’hacking, dei sistemi di decriptazione, della guerra fredda vista attraverso gli occhi di silicio di un computer, del brute force e di tutte le paure derivanti dalla una tecnologia sempre in crescita e (all’epoca) quasi sconosciuta (quindi da temere). Se solo avessimo saputo cosa stava per arrivare.

una scena tratta da WarGames giochi di guerra.

Una delle mie scene preferite di WarGames: ma quanto era bella Ally Sheedy?

Partendo da quel film e da quanto ne sono stato influenzato negli anni a venire (solo oggi me ne rendo conto), sarei dovuto diventare come minimo un nerd quattrocchi (e ci siamo) e smanettone (nell’uso tecnologico del termine) e invece niente. Porto gli occhiali dalla prima elementare (miope) e coltivo i miei bravi cromosomi nerd, ma per prigrizia e scarsa voglia di fare amicizia con la matematica non sono mai diventato un hacker (e nemmeno qualcosa che ci si avvicina).

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Allora perchè vi racconto tutto questo? Oltre ad una sana dose di follia multimediale, perchè analizzare in un post i miei (terrificanti) dodici anni attraverso un film? Cosa è successo nei trentanni successivi? Cosa mi ha portato a scrivere questo pezzo? Forse sarebbe utile fare un passo indietro per capire come mai oggi viviamo in un mondo iper connesso, dove tutti sanno tutto del prossimo, dove viviamo con la faccia proiettata dentro un mini monitor da 4/5 pollici (io più di altri), dove puoi affermare di conoscere ed essere amico di qualcuno che non hai mai visto, solo perchè vi scrivete la sera dal divano o mentre sei in bagno.

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La tecnologia (in teoria) ha vinto.

Certo, la tecnologia non fa più paura come nel 1983. Eppure dovrebbe. Oggi tutto è legato ai dati, informazioni, numeri criptati, non siamo persone, sia un account che qualcuno può vedere, sbirciare, osservare, facendoci illudere che siamo noi a decidere le sorti della nostra privacy e della nostra vita. Viviamo connessi. Sempre. Vediamo sciie chimiche, sbirciamo il prossimo sui social network, postiamo enormi banalità e piccole verità, ci nascondiamo dietro status criptici sperando che vengano capiti solo da chi ci interessa davvero. Viviamo di like, preferiti e suggeriti, postiamo foto su Instagram senza badare minimamente a cosa stiamo fotografando (ci basta prendere un like più del nostro amico).

La tecnologia (di sicuro) ha vinto.

Elliot Alderson. In pochi conoscono questo nome. Lui è il protagonista di MrRobot la serie che (mi sbilancio) è probabilmente una delle serie dell’anno. La serie che dovete vedere. Siamo alla prima stagione. Dieci episodi (il decimo ancora deve andare in onda mentre scrivo). Due attori su tutti, un gigantesco (in termini attoriali) Rami Malek (Elliot) e un ritrovatissimo e centrato Christian Slater (MrRobot). I due ci porteranno a spasso dentro il gorgo psico tecnologico di una realtà talmente tanto aderente all’attualità da sembrare un documentario apocalittico sulle multinazionali che ci governano e fanno a tratti davvero paura. MrRobot è stata creata da Sam Esmail e trasmessa da USA Network dallo scorso 24 giugno. Il primo episodio della serie è stato reso disponibile su diverse piattaforme di streaming e video-on-demand all’incirca un mese prima del debutto televisivo, totalizzando 2.7 milioni di visualizzazioni (tanti).

Senza fare spoiler, la serie ci accompagna nei deliri sociopatici del giovane Elliot, talentuoso ragazzo felpa e cappuccio nero, incapace di relazioni personali decenti (per usare un eufemismo), tra privacy (o la mancanza di essa), droghe, psichiatri, nessun vero amico, un lavoro quasi normale, una vita complicata, un lutto in famiglia, una amica destabilizzante, una banda di pazzi e una vicina bizzarra. Tutto questo diventarà nel corso degli episodi tremendamente complicato e in breve ci si ritrova a vivere la vita di Elliot e della sua rivoluzione senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. Scritto e messo in piedi esattamente come va messo in piedi un serial del genere.

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MrRobot è lo specchio riflettente del nostro peggior incubo. Ci pone domande pericolose che volutamente ignoriamo nella nostra frettolosa quotidianità. La nostra vita, tutto quello che ogni giorno facciamo e viviamo attraverso la tecnologia è davvero necessario? ci è davvero utile? lo facciamo bene? MrRobot tocca per tutta la serie (non conosco il finale di stagione mentre scrivo) temi che solamente il genio di Charlie Brooker con Black Mirror (impossibile non citarlo) ci aveva sbattuto in faccia con tanta violenza.

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Un consiglio. Se potete seguitelo tutto insieme. Non guardatevi un episodio ogni  tanto. Prendetevi il tempo e seguite MrRobot nella metropolitana. Vi sarà d’aiuto. Ricordate solo che ogniuno di noi combatte quotidianamente con i propri mostri, con i propri buchi neri e con la voglia di fuggire dalla realtà. Fuggire o restare. Stiamo facendo la scelta giusta?

Per restare in tempo di hack e smanettoni. Visto che al momento non ho notizie sulla messa in onda per l’Italia di MrRobot vi consiglio di non aspettare e vederlo in streaming attraverso l’ottima piattaforma PopCorn Time che come si sa, è fatta con amore dagli smanettoni di tutto il mondo (davvero non la conoscevate?).

Buona visione.

PopoCorn Time

 

Spoiler allert:

Se volete davvero saperne di più… ma tanto di più. QUI NASCOSTA trovate l’infografica ufficiale su tutti i personaggi della serie.

Paolo
Informazioni su Paolo "Ottokin" Campana (2099 Articoli)
Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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