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Ant-Man: la recensione

Ant-Man, il nuovo film della Marvel Studios, pone fine in maniera personale e divertente alla fase due del Marvel Cinematic Verse

Esce oggi nelle sale italiane Ant-Man, film che chiude la seconda fase del Marvel Cinematic Verse che, dopo averci proposto le avventure in solitaria di Iron Man (Iron Man 3), Thor (Thor: The dark world), Capitan America (Captain America: The Winter Soldier) e quelle dei Guardiani della Galassia (Guardiani della Galassia) e dei Vendicatori al completo (Avengers: Age of Ultron), ci presenta un nuovo e insolito supereroe alle prese con problemi ben diversi da quelli dei suoi “colleghi”.

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La pellicola, che ha subìto una genesi lunga e tormentata (Edgar Wright, autore del trattamento e della sceneggiatura insieme a Joe Cornish, ha abbandonato la regia per “divergenze creative”, lasciando il film in mano a Peyton Reed e la sceneggiatura a Adam MkCay e Paul Rudd), narra le vicende che legano il ladro Scott Lang (Paul Rudd) allo scienziato Henry Pym (Michael Duglas). Il primo, diventato un criminale per poter mantenere la figlia, ora in cerca di riscatto, trova il modo di redimersi indossando il costume di Ant-Man con lo scopo di sventare i piani di Darren Cross (Corey Daniel Stoll), brillante e ambizioso alievo del secondo.

Tenendo presente che stiamo parlando di film che hanno come protagonisti i supereroi (e dove il nostro, nello specifico, rimpicciolisce a piacimento e parla con le formiche), Ant-man si colloca tra le pellicole più riuscite di questa seconda fase dei film Marvel (secondo forse solo a Captain America – Winter Soldier), proponendoci una sorta di heist movie divertente e ricco di ottimi spunti.

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Mentre alcune tematiche interessanti come il rapporto critico tra Hank Pym, Ant-Man originario ormai in pensione, e sua figlia Hope (Evangeline Lilly) vengono trattate in maniera semplicistica, appare particolarmente azzeccata la riflessione che viene fatta a proposito della scienza e del rapporto che si crea tra scienziato e scoperta scientifica, a ribadisce i concetti sottolineati in Avengers – Age of Ultron. Da una parte troviamo il maestro che, dopo aver scoperto le particelle Pym in grado di rimpicciolire ogni cosa e aver utilizzato la sua scoperta diventando un supereroe, ne comprende a mano a mano la percicolosità e decide di nascondere il suo lavoro per un bene maggiore. Dall’altra troviamo l’allievo brillante ma incapace di vedere quei limiti che, per colpa delle sue ambizioni, lo rendono pericolosamente privo di etica.

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Altro punto focale del film, fortemente correlato ai poteri del supereroe, è il ruolo che ottengono le dimensioni che di volta in volta acquista Scott Lang, secondo Ant-Man anche nell’universo fumettistico. Di colpo in bianco ci troviamo a riconsiderare le insidie e i pericoli che un essere alto appena due centimetri deve affrontare, ma anche a ricordarci le cose che è in grado di fare (senza dire di più, la seconda scena dei titoli di coda docet). Così durante la missione finale di Scott Lang si prova sì la sensazione di essere una parte infinitesima dell’universo, ma anche l’emozione di essere in grado di ottenere dei successi rilevanti nel macrocosmo in cui viviamo. L’importante, in fondo, è vedere le cose da un’altra prospettiva e Ant-Man ci riesce ogni volta che cambia dimensione raggiungendo micromondi che non ci saremmo mai nemmeno immaginati (ma che la produzione ha realizzato molto bene, proponendoci un’originale rappresentazione del regno quantico).

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Tanti buoni spunti che, farciti da una buona dose di ironia, riescono nell’intento di tenere incollato lo spettatore senza annoiarlo proponendogli una storia che si fa di minuto in minuto più incalzante e trasformandola un po’ come fece Shane Black con Iron Man 3 (e in maniera minore James Gunn con Guardiani della Galassia) in una pellicola dotata di una sua personalità (se ciò sia merito dello script originale di Edgar Wright e della sua impronta personale non ci è dato saperlo).

Sono quindi molti i motivi per cui il nuovo film dei Marvel Studios merita almeno una visione, ma forse il principale è proprio dato dal fatto che Ant-Man appare sin dai primi minuti un prodotto onesto, una pellicola in grado di intrattenere e divertire lo spettatore in un crescendo di lotte, incursioni e scontri dove i personaggi affrontano i loro problemi e provano redimersi. E a volte ci riescono.

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Avvertenza: Al termine della visione, aspettate! Ci son ben due scene dopo i titoli di coda ed entrambe sono davvero mozzafiato.

Ilaria Mencarelli
Informazioni su Ilaria Mencarelli (399 Articoli)
Classe 1988, marchigiana d’origine e milanese d'adozione, insegue da qualche anno la laurea specialistica in Scienze della Terra a Milano, che la porterà ad essere geologa a tutti gli effetti. Dal 2013 decide che vuole di più e incomincia a scrivere: prima raccontini liberi sul suo blog, poi articoli e recensioni. Ama tutto ciò che è arte e ha un debole per i fumetti.

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