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Perché il commercial di Air France è troppo giusto

Nessun media si crea, nessun media si distrugge, tutti i media si trasformano.
Tra questi naturalmente la TV con i suoi spot da 30 secondi; sembra che finalmente qualcuno se ne sia accorto.
Alcune case automobilistiche ci erano quasi arrivate ma non avevano centrato ancora il punto, come la compagnia francese.

Naturalmente stiamo parlando del nuovo spot di AirFrance “France is in the air“. Cosa ha in più questo spot che gli altri non hanno? Assolutamente nulla.
Dovremmo chiederci cosa ha in meno, perché è proprio questa, secondo me, la sua forza.
La storia è assente, la trama è assente, il tempo è assente, il prodotto è apparentemente assente (non si vedono fusoliere scintillanti né hostess cariche di rimmel).

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Se bevessi mezza bottiglia di Rabarbaro Zucca e collassassi davanti ad un televisore mentre sta passando “France is in the air“, nonostante i dolori e l’offuscamento, capirei chiaramente tutto quel poco che AirFrance ha voluto dirmi.
Non ho dovuto seguire nessun dialogo, non ho dovuto ordinare nella mia testa un prima e un dopo, non ho dovuto notare dettagli o sync creativi audio/video, non ho dovuto carpire l’espressione sul volto della protagonista, non mi è stato chiesto di ascoltare uno speaker!
Naturalmente non tutti gli utenti televisivi sono assidui bevitori di Rabarbaro Zucca ma credo che, se fotografassimo l’espressione di un campione di persone mentre guardano una pubblicità in tv, non vedremmo sguardi assai più acuti di un’adolescente fuori da un locale con generoso open bar.
Voglio dire che, di questi tempi, è presuntuoso e molto ottimistico da parte di investitori e agenzie, sperare di ottenere l’attenzione di una persona per 30 secondi davanti alla tv (o prima di un video di gattini su YouTube).
Le storielle sono troppo impegnative per chi, nell’arco di una giornata, ha alzato lo sguardo da un device forse (forse) solo per qualche minuto.

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Ed ecco invece cosa ha visto, o meglio percepito, in questi 30 secondi il nostro campione alcolizzato – o assuefatto da una costante esposizione a messaggi commerciali e non: nei primi 4 secondi una fotografia e un set davvero fichi sono sufficienti a non skippare.
Lo spot inizia; già so che posso rilassarmi; il mio cervello penserà al resto.

Vedo: “due ragazzi particolarmente giovani flirtano su due altalene”.
Sento: “sono giovani come me, anche più di me… a quell’età viaggiavamo per due lire come punkabbestia, l’importante è viaggiare. Avrà mica allineato i prezzi ad una lowcost?”

Vedo: “i personaggi a corredo sono dei fichi assurdi, vestiti proprio bene, che fanno cose senza senso in un set davvero bizzarro”.
Sento: “mi piace la tua filosofia sbarazzina, potere alla moda!”

Vedo: “tutti sono su delle altalene, modelle e angioletti compresi”.
Sento: “mi sono sempre cacato sotto di volare dentro un tubo di latta rovente a petrolio… ah no! Ma qui stiamo parlando di mio padre che mi spingeva su un’altalena. Volare è bellissimo!”

Vedo: “i due personaggi principali passano ai fatti e si baciano (senza lingua)”.
Sento: “allora funziona!”

La Francia è nei cieli Italiani, e può essere che costa poco come l’Irlanda.

Air France non me lo ha dovuto dire.
Come un caro amico ci siamo capiti.

Per i più tecnici e curiosi, la regia dello spot è affidata al collettivo di registi e videomaker francesi We are from LA, noti per il supervideo virale EvianBaby & Me’ e recentemente vincitori del Grammy Award per l’operazione ‘24 Hours of Happy’ con Pharrell Williams, mentre il brano colonna sonora dello spot è Warm in the Winter dei Glass Candy. Lo spot sarà diffuso anche in Giappone, Brasile, Cina, Italia e Stati Uniti. Oltre che sulle principali emittenti tv, il film sarà pianificato al cinema, su Internet e sui principali social network, tra cui, per la prima volta, Vine.

Lo spot:

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