Suite Francese

Suite Francese uscirà nelle sale italiane il 12 marzo e ne vorrei parlare non solo perchè penso possegga un valore culturale ed estetico notevole ma perchè grazie alla sua modulata semplicità mi ha sorpreso.

Mi preparavo ad nuovo film sulla guerra e i suoi mali, intriso di malinconia e crudeltà, filtrate da una storia d’amore banale e pronta a lasciarmi incerta. Invece sono uscita dalla sala con la consapevolezza di aver subito un fascino lieve pronto ad evolversi dopo la visione.

Tale tragico fascino nasce dalla storia che si cela dietro alla nascita della creazione stessa; l’autrice del romanzo da cui è tratto il film è Irène Némirovsky, famosa scrittrice ucraina di origine ebraiche arrestata e deportata ad Auschwitz nel 1942 dove morì un mese dopo lasciando incompiuta quest’ultima opera. I suoi quaderni vennero affidati alla sorella e alla figlia Denise, la quale pur custodendo quelli che credeva fossero i diari della madre non li lesse fino agli anni ’90.

Quando infine si dedicò alla lettura decifrando la minuscola calligrafia della madre capì che erano le prime due parti di un romanzo strutturato in cinque sezioni.

suite_francese

Le due storie complete che ne uscirono sono state intitolate Tempesta in giugno e Dolce, Denise portò il libro incompiuto ad un editore francese e fu pubblicato nel 2004 con il titolo Suite Francese diventando in poco tempo un fenomeno editoriale internazionale.

Il regista Saul Dibb riesce a fondere le due novelle in un lavoro molto lontano da quello che potrebbe costituirsi come un usuale film sul conflitto; lo scontro esiste ma forgia in sottofondo diversi tipi umani che nel momento della crisi reagiscono inaspettatamente. Esiste anche l’amore, ma sempre celato, accennato, non necessariamente consumato.

Non racconterò di che parla, perchè non mi piace farlo ma soprattutto perchè non è il modo che preferisco per consigliare una visione: vorrei solo influire sulla possibilità che voi lo facciate donandovi una suggestione.

suite francese 2015

Suite Francese è un film che si concentra sul contatto e pone in primo piano un eterno confluire di mani e musica, continuamente incerte, promettendo un avvicinamento auspicato sin dai primi sguardi tra due realtà lontane ma soffocate allo stesso modo.

Bruno e Lucile, protagonisti della narrazione, si ritrovano a poggiare lunghe e fragili dita su un piano un po’ per necessità del cuore, un po’per ricercare il bello in anni in cui nulla lo era, danzano abbracciati solo per qualche istante, lui le chiede di dimenticare tutto almeno per pochi minuti, il tempo di congiungere un’esigenza di sensibilità tale da rompere gli argini del giusto.

suite francese- matthias_schoenaerts

Il tutto è curato nei minimi particolari, le acconciature e il trucco sono semplici e rispecchiano la realtà, conferendo bellezza pacata e austera ai volti, ai corpi, i costumi sono di Michael O’Connor, famoso per la precedente collaborazione con Dibb per La Duchessa e il brano Dolce (che nel film è la composizione del soldato tedesco Bruno) è del compositore Alexandre Desplat.

Vi consiglio di vederlo perchè porta alla luce una storia raccontata senza eccedere mai, e non si sbilancia nelle intenzioni e neanche nel sentimentalismo, ha una grande forza; quella del non detto e dell’occasione mancata, della passione a lume di candela mentre fuori tutto esplode e si scompone con crudeltà.

Inserisco entrambi i trailer per accontentare anche gli amanti della lingua originale

Silvia Pezzopane

Silvia Pezzopane

Scrittrice freelance e costumista per vocazione, appassionata di cinema, arte, musica. Con una laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo e un paio di sogni nel cassetto, crede irrimediabilmente che la sua vita sia un film..

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