Masonry Expo 2015 – I piatti regionali dipinti dai creativi

La Massoneria Creativa nasce come collettivo creativo autonomo, esterno ad ogni canone, libero da forme, pregiudizi, regole e concetti: prende me, te, lui, e si nutre di ogni singolo individuo che ha qualcosa da lasciare in questo mondo arido. Il gruppo nasce dalla necessità di essere liberi, liberi di esprimersi, liberi di mostrarsi per ciò che si è veramente. Principalmente la Massoneria Creativa nasce per stimolare la creatività di ogni singolo individuo, che noi chiamiamo confratelli e consorelle. Tra di noi abbiamo ragazzi che vanno dai 17 anni fino ad arrivare ai 60, siamo tutti sullo stesso livello, ci trattiamo tutti allo stesso modo.

Il progetto “Masonry Expo” è nato in concomitanza dell’evento internazionale da cui prende il nome, EXPO Milano 2015. Poiché il cibo, sicuramente previene la decadenza, il cibo è degno di venerazione. Non esiste società che tratti il cibo in modo razionale, tenendo solamente conto del valore nutritivo degli alimenti.
Diversi son stati i creativi del nostro collettivo che han prodotto, a loro talento, idee e lavori. Essi hanno dimostrato, con la consueta creatività e simpatia, che da sempre li contraddistingue, quanto di più importante ci sia radicato nella nostra cultura, nelle nostre radici; il senso di appartenenza, non solo della propria terra di origine, ma anche alla cucina e lo stile alimentare che le nostre regioni hanno da offrire.
Esso è volto a tutti coloro che hanno a cuore il tema dell’alimentazione, tema che oggi sempre più spesso è ricorrente, che parla di se e fa parlare. Lo scopo è sensibilizzare le masse, è rivolto a chi il cibo lo “mastica” in tutte le sue forme, da chi ama cucinarlo, a chi ama mangiarlo o contrariamente a chi si sente a disagio con esso. Vorremmo che chi osservasse il progetto lo trovi appetitoso, che dia un volto moderno e fragrante anche all’interno del settore di cui noi ci occupiamo, la grafica e l’illustrazione
 
— Nota dell’autore —
Sono rimasto esterefatto dalla qualità e la bellezza di lavori tanto diversi nella forma e stile quanto in gusto, profumo e colori. Tanto da contattare ogni singolo artista che ha partecipato al progetto (che potrete visionare per intero a quest’indirizzo:  https://www.behance.net/gallery/23687321/Masonry-Expo), chiedendo di descrivermi il proprio lavoro.
Data l’incredibile mole di disegni pubblicati, non tutti i partecipanti sono riusciti a scrivermi, quindi vi propongo una selezione completa di didascalie personali, invitandovi a visitare Behance per non farvi sfuggire le altre tavole non presenti su Bloggokin.
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Ancor si chiedono gli anziani, se non fosse per te,
di che gusto sapessero i colombi.
Eccoti: pallida, floscia, insipida e povera madre del mio popolo.
Mamma polenta, cromosoma veneto.

Questa è la storia del tuo grano, diventato vil metafora del denaro:
chi si sposa una ricca signora “xè ‘ndà in poenta”;
chi si trova a rubare “gà e man in poenta”;
e così l’Italia a ragion ci ricorda.

Eppure fieri, seppur cieci, ti issiamo a bandiera.

Marco Natolli
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In questa opera grafica ho voluto rappresentare la fusione perfetta dei sapori tipici laziali della zona dei castelli romani, con la porchetta di ariccia e il vino dei castelli, dolce ma traditore, il tutto con uno stile allegro e con colori rustici come le tipiche taverne di questi posti chiamate “fiaschette” dove si beve e ci si diverte asoltando i tipici stornelli romani.
Pablo Pennacchio
www.pablopluma.com
https://www.behance.net/PabloPluma
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Amo il cibo. Sono un italiano e ancor di più sono un siciliano, e gli italiani siciliani amano immensamente il cibo. Passerebbero intere giornate a parlare, raccontare, fare cibo e assaporarlo sino all’ultima papilla gustativa. Qualcuno, addirittura, si ritrova poi a poterlo ritrarre per la Massoneria Creativa e questa immensamente amabile unione non può che scatenare passione a profusione.Passione, questa è la parola da cui è più giusto partire per la mia “Pasta con le sarde”. Passione per la mia terra prima di tutto, che ho voluto prepotentemente includere con la caratteristica presenza dei suoi monti affacciati sul Mediterraneo, che insieme rappresentano anche le fonti dei peculiari ingredienti della ricetta, ovvero il finocchietto di montagna e, appunto, le sarde. Cultura, è l’altra parola che mi ha guidato. Nei colori e nelle forme, tipici delle ceramiche, dei suoi palazzi, della “freschezza” del clima e della tradizione, che nella nostra cucina si esprime anche nel modo di versare il cibo sul piatto, certo non da ristorante a 5 stelle, ma in un modo che solo noi italiani possiamo capire: “a cascata”. Si, il cibo comincia a saziarci nel momento dell’impiattamento, e allora ho voluto rievocare quel momento, lasciando riversare dai monti una cascata di bucatini al dente che si intrecciano vorticosamente su un evocativo piatto di mare, fonte e allo stesso tempo destinazione ultima, del desiderio per questa pietanza unica ed eccezionale. Il tutto in un clima un po’ mistico e arabeggiante come quello della mia Sicilia.
Danilo Geraci
www.danilogeraci.com
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In quest’illustrazione ho voluto rappresentare il calore della mia terra e la bontà dei suoi prodotti. Il Parfait forse non è il dolce più famoso della Sicilia, ma penso che esprima bene il concetto di sicilianità. È infatti un dolce dai mille contrasti, tra mandorle dolci e mandorle amare, tra il bianco della panna e il nero del cioccolato fondente. In questo equilibrio di contrasti ogni siciliano rivive la propria inquietudine, tra l’amore per la propria terra e la voglia di cercar fortuna lontano da essa, un’inquietudine che svanisce ad ogni assaggio di un fresco e dolce cucchiaio di Parfait.
Salvatore Li Causi
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Il Pasticciotto leccese nasce praticamente per caso, attorno al ‘700, con l’utilizzo di “scarti” da pasticceria. Ben presto questo diventa, per i leccesi, e per i salentini in generale, una vera e propria icona gastronomica, della quale vantarsene con sconosciuti e, in onore del quale, deridere differenti piatti da diverse parti d’Italia. Questa sua “casualità” mi ha portato a voler inserire ordine nella sua rappresentazione per Masonry. Cosa c’era, quindi, di meglio da fare se non disegnarne le proiezioni? (Come i veri geometri).
Flavio Malazzini
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“Fin da bambina il ricordo che ho di questo piatto è che riusciva ad unire i gusti di tutta la famiglia, nessuno – e dico nessuno – diceva “no” ad un bel piatto di struffoli con il miele. Piatto tipicamente Natalizio, semplice nella preparazione e ottimo nel gusto, oltre ad essere il mio dolce di Natale preferito, è legato a momenti particolarmente felici della mia vita e della mia infanzia.
Un grazie agli struffoli, dunque!”
Eva Luna
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Il mio approccio al “Masonry EXPO” è stato guidato da un’impeto emozionale presupposto dall’incipit stesso dato al progetto: assumere il cibo come richiamo alle radici, come matrice culturale, come malinconico propulsore di ricordi ed emozioni. “Rape e patate” è una delle più antiche ricette tipiche irpine, il cui sapore ancestrale, garantito da ingredienti “poveri”, scalda le mie serate in famiglia più fredde dell’anno. 
Lo stile illustrativo che ho adottato rispecchia la semplicità del piatto: in una sorta di grafico informativo, la rappresentazione prevede una vera e propria lettura della ricetta, dapprima cogliendone brevemente i pochi ingredienti (le sole rape e patate, appunto) e rielaborandoli poi, altrettanto sinteticamente, in quello che risulta essere il piatto finale.
Michela Trombetta
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Quando si parla di cibo il Parmense tira fuori nomi e sapori ben più blasonati: Parmigiano Reggiano, Prosciutto, Culatello, Salame, Tartufo, Funghi … preparazioni di maiale in ogni sua forma, tortelli, torta fritta.
Eppure alla fine gli anolini, per qualcuno cappelletti e per gli amici “galleggianti” sono una di quelle eredità che puoi solo sperare non arrivi mai a perdersi, magari solo perchè “ricetta” troppo complessa e troppo poco commerciale.
Se passate di qui, tra l’appennino e la pianura, fatevi ammaliare, sì, dai salumi … ma cercate una buona resdòra che vi faccia un piatto di anolini in brodo e troverete il sapore di Parma.
Micaela Esposito
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www.rawer.it
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La Torta Paradiso è un dolce tipico Pavese. L’illustrazione rappresenta il dolce in essere immerso nel “paradiso”, con una nuvola che spolverizza la torta di zucchero a velo per ricoprirne  l’estremità. Un paio d’ali la avvolgono per accompagnarla verso il bagliore.La realizzazione semplice ed ironica è stata volutamente scelta per armonizzare un dolce, composto proprio, da ingredienti semplici.
Cristina Martino
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Quando ero piccolo, mia nonna mi faceva i risi coi bisi…
e anche l’altra nonna, e pure la mamma me li faceva!.
Mi piacciono un sacco i risi e bisi… e quando li mangio è tutto più easy!
Come con la musica…. perché “senza musica la vita sarebbe un errore” cit.
La musica è il mio rifugio, è Il miglior antidepressivo =D
Insomma i risi e bisi sono come la musica per me!
Mattia Terapixel
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Ho rappresentato uno dei più classici e conosciuti cibi liguri, cioè la focaccia, ma ho voluto

inserirla in un contesto forse un pò meno conosciuto ma estremamente apprezzato dalle noste parti, ovvero fare colazione pucciando la focaccia nel caffè/cappuccino, una cosa che solitamente stupisce i turisti. Ho cercato di mantenere una linea abbastanza semplice con tinte pastello un po sognanti perchè stando lontanto da casa ormai me la sogno di notte.

Asia Gandoglia
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“Ho scelto di realizzare i bocconotti per due motivi,
la bontà di questo dolce e la semplicità con il quale si presenta,

due cose fino ad adesso estranee all’EXPO.”

Alessio Anthony
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I tenerumi…foglie e cime di “cucuzzedda siciliana”…
…quella lunga e liscia, dal colore verde pallido, tenera e delicata!
Una ricetta della nonna, a cui lego i ricordi d’infanzia, 
il piatto che mi accoglie ogni volta che torno nella mia adorata Palermo 🙂
Ma vi chiederete…e il mestolone che c’entra?…
Bhe! è un semplice omaggio a un detto che dice:
“li guai di la pignata li sapi la cucchiara chi li rimina!”
(i guai della pentola li conosce solo il cucchiaio che li mescola)!
Buon appetito 🙂
Tiziana Terapixel
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Ho deciso di rappresentare un cibo semplice e legato alla mia terra natia, la cima. Decantata anche da De Andrè, la cima è, come molti cibi liguri, frutto di ingegno e un filo di spilorceria, si tratta infatti di un cibo povero da realizzare con gli avanzi, cosa che negli anni ha portato ad avere varie versioni della stessa ricetta. Proprio per questo motivo ho scelto una impostazione grafica molto semplice e quasi minimal che secondo me era il modo migliore di rappresentare questo cibo.
Giacomo “Cans-One” Ganduglia
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Il Papurott è un soffice bambolotto di farina bianca (più “un cicinén apena da farina gialda, par dach ul culur”, cioè un pizzico di farina di mais per dare colore…), lievito, zucchero, latte e tre uvette “par fa i dü ugit e ul bamburégn dal véntar” (al posto degli occhi e dell’ombelico). 
Viene cotto nella notte dell’Epifania e lasciato davanti al caminetto, pronto per essere assaggiato da tutta la famiglia il giorno dopo. Non è né maschio né femmina, è soffice come una brioche e profuma di feste.
La sua storia ha radici talmente antiche che non ci ricordiamo più perché è nato, ma gli vogliamo bene e ogni anno rinnoviamo la sua tradizione
Violetta Rodigari
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La mia opera presentata per L’expo raffigura l’ eruzione del Vulcano dove alle sue pendici si trova
la mia città Napoli. 
Il messaggio che voglio mandare è un pò una metafora verso tutti quelli che ogni domenica
ed in ogni stadio d’ italia inneggiano il Vesuvio per un estinzione di massa di noi napoletani.
L’ opera raffigura l’ eruzione di uno dei cibi prevalentemente consumati dalle mie parti ò ragù
e quale migliore ipotesi, se non quella che questa gustosa pietanza sia emessa in abbondanza
dal vulcano, anche per sfamare le persone più povere che vivono in questa città.
Per quando riguarda la realizzazione mi sono ispirato a qulla di andy warlow, un immagine molto rappresentativa dell’artista e per la mia città, usando colori pop art e tratti di diverse grandezze.
Angelo Petito
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“Blocchi. Blocco di marmo. Blocco di lardo. Bianchi, imponenti, regali. Giacciono mesi in un freddo abbraccio. E l’uno si fonde con l’altro. E l’uno invecchia nell’altro. L’uno contiene tutte le statue mai scolpite, quelle mai finite e quelle che ancora devono essere immaginate. L’altro ne raccoglie solo sale, povertà e sangue. E il bianco si vena di rosa. Ma maestosi i blocchi osservano muti, dall’alto, e ci tacciono il loro mistero.”
Damiano Ceccarelli
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Il cibo è gioia, il cibo è allegria, e sentire l’odore di qualcosa di buono che si sta cuocendo è già una festa. Il cibo è condivisione e partecipazione, a Roma”magnà” è una cosa seria, da fare possibilmente insieme alle persone giuste, perché come si dice da queste parti:
“nun c’è gnente che pò rende più felici, de ‘no spaghetto ‘n compagnia dell’amici”
Guido Vitabile
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“Un dolce che ho scoperto molto tardi e che è stato il mio primo vero Amore per la mia terra, che mi accorsi di non conoscere per nulla. Nel cuore di essa, per campi di grano, le greggi da una parte e i prati fioriti dall’altra sotto il sole cocente, c’è l’essenza di questo piatto, che mani ruvide e sapienti hanno creato con umiltà ma che onora degnamente la ricchezza e la storia del territorio, donandogli la nobiltà della tradizione. Per me rappresenta tutto ciò che ancora non conosco della Sardegna e che lentamente si rivela con meraviglia e stupore.”
Walter Petretto
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Il Cilento terra di miti, natura, mare e piatti gustosi e a dir poco salutari.
Il piatto delle Alici ‘mbuttunate è un piatto antico e prelibato del Cilento e in qualche modo reso facile dai semplici ingredienti di cui è fatto, si parla di uova, mollica di pane, prezzemolo e alici del nostro mare, il tutto fritto nel nostro splendente olio di oliva.
Carmine Di Filippo
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Per questo progetto ho deciso di rappresentare un semplice piatto di spaghetti con l’aggiunta di unpomodorino tipico delle zone vesuviane: il pomodorino del Piennolo D.O.P. Quest’ultimo è uno dei prodottitipici più antichi della Campania. Le sue principali peculiarità sono: apice appuntito, consistenza elevatadella buccia, alta concentrazione di zuccheri ed altri acidi che permettono una lunga conservazione delprodotto. La scelta della realizzazione di questo piatto è dovuta al fatto che è una delle mie pietanzepreferite poiché gustarlo per me significa viaggiare con la mente nei ricordi dei nonni che me lopreparavano con amore; piatto semplice, ma con un sapore intenso.
Francesco Altini
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L’origine di questo panino è forse riconducibile al medioevo ed è legata alla tradizione popolare.A Palermo è praticamente un rito, ed ogni palermitano ha il suo “posto” e il suo “vastiddaro” di fiducia che prepara tutto rigorosamente a vista, previa domanda: Schietta o Maritata?Schietta – zitella – con aggiunta di caciocavallo a listarelle; Maritata – sposata – con aggiunta di ricotta fresca.Insomma, se è vero che per tutti gli italiani il cibo è importante, per noi palermitani si tratta di un vero e proprio rito: unto, dal gusto forte e da consumare preferibilmente immersi nell’atmosfera multiculturale del nostro centro storico.
Ylenia Marino
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Sesso da mangiare, l’afrodisiaco per eccellenza  dalle forme sinuose che esplicitamente ricordano la parte più intima della femminilità. Presidio slowfood di orgoglio anconetano.
Simone “PiZKA” Pasquini
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Il tortellino di valeggio non viaggia mai solo.I suoi compagni sono la salvia che gli fa da lancia e il burro che, come un cappello magico, dona il gusto e la morbidezzaQuando ero bambino alla domenica a volte andavamo appunto a Valeggio anzi a Borghetto, una decina di case e due o tre ristoranti famosi, sembrava di essere nel medioevo e tutto aveva il sapore della favola; anche i tortellini !
Stefano Delasol
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“La Cassoeula è un piatto tipico lombardo e si caratterizza per i tagli di carne a seconda della città o della zona. A Milano si caratterizza per le orecchie di maiale e il musetto. Tipicamente si cucinano in brodo diverse parti del maiale, la luganega, i salsicciotti, le costine e la verza. Il sapore è forte e si accompagna con purea di patate o polenta. L’ho scelta come sapore della mia infanzia, mangiato nelle vere osterie milanesi – ormai quasi estinte – e che distinguevano il milanese doc.”
Alice Cappo
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Ho scelto questo piatto perchè a mio parere è uno dei più rappresentativi della nostra città, Venezia. Per me ha il sapore dei pranzi in famiglia quando ero piccola. Mi piaceva l’idea di rappresentare le sardine come addormentate sulla polenta e amorevolmente coperte da cipolle,pinoli e uvetta.
Cinzia “Ciwa” Piazza
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“Dieci mesi in Italia e i mesi estivi di corsa in Giappone. Metà frase in italiano, metà in giapponese. Metà bucatini all’amatriciana e metà zuppa di ramen. Metà e metà. Sono cresciuta così. In bilico tra due culture, apparentemente diverse. In fondo, come poter rinunciare ad un bel piatto di bucatini con pezzi di guanciale (e non dire mai ad un romano di usare la pancetta) che si sciolgono in bocca o ad una ciotola di ramen, spaghetti che galleggiano in un brodo fumante messo a bollire per ore e ore?”
Francesca Vita
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Vivo in una zona a cavallo tra la toscana e l’umbria, quindi le influenze culinarie delle aree circostanti si fondono insieme per piatti veramente deliziosi.
Avevo l’imbarazzo della scelta ed ho preferito sdrammatizzare immaginando un “selfie” (dato che va tanto di moda) che ritrae una raviolina ricotta spinaci con degli amici funghi e l’ingombrante tartufo che, a qualcuno, proprio non va a genio perchè troppo aromatico.
Sara Collina
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“Al di fuori di ogni ignavo patriottismo, per un veronese la pearà gratifica lo sforzo di arrivare alla domenica. La pearà è del nonno che qui una volta era tutta campagna, è del padre che Dio tolga l’acqua a chi non piace il vino, è del figlio che i proverbi non li sa ma che la pearà l’è sempre bona lo sa dal suo primo Natale.”
Enrico Avesani 
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Sono nata in  Piemonte e ho scelto i Baci di Dama per i ricordi che mi porto dall’infanzia anche dopo grandi litigi. Ed è proprio questo che rappresenta il mio progetto, il fatto di esser così buoni da superare ogni barriera.
Gloria Gambino
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“Ho scelto di rappresentare uno dei piatti più iconici della cucina ligure, le trofie al pesto, attraverso il mio personale stile di disegno. 
L’intero progetto è stato realizzato al computer dopo alcuni schizzi preliminari manuali e vuole trasmettere, attraverso la semplicità e la naturalezza delle linee, la semplicità e la naturalezza della cucina Ligure e Italiana.”
Lorenzo Miglietta
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“et voilà” quale miglior espressione per descrivere questo piatto. La sua grazia e la semplicità affascinano la tradizione abruzzese da secoli.

Se fosse un numero sarebbe il 3 per la perfezione alla quale questo è associato e per il numero di ingredienti che compongono la pietanza: scrippelle, brodo e cacio (tanto cacio).
La sezione aurea della gastronomia abruzzese, signori e signore, ecco a voi le SCRIPPELLE MBUSSE
Paolo Voto
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L’ ”odore” per il quale è purtroppo conosciuta Aversa, la mia città, è quello tossico tipico della cosiddetta “Terra dei Fuochi”.Il profumo dei carciofi arrostiti, cotti all’aperto con aglio e prezzemolo, è invece l’emblema degli aromi buoni della mia terra, di quelli che puoi assaporare passeggiando in giro la domenica mattina o il giorno di Pasqua.La tipologia di carciofi, più piccoli e panciuti, è tipica delle mie zone e la tradizione vuole che vengano consumati appoggiandoli su una fetta di tortano, in modo che s’impregni di sapore.  L’illustrazione è realizzata interamente con Adobe Illustrator.
Chiara Capuano
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L’Emilia-Romagna è una regione in cui convivono due anime simili, ma ben distinte e la piadina è l’espressione più pura e semplice di quella romagnola.
Puoi farcire la piadina con salumi, formaggi, nutella o quel che vuoi, ma la verità è che la pièda sal parsòt, la piès un po’ mà tòt!
Andrea Giovanoli
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Le lumache al barbera sono un piatto tipico piemontese, in questo contesto ho voluto usare un “linguaggio” minimal giocando con la forma della lumaca che funge da calice per il vino.Il Barbera, vino piemontese, dalla grande armonia e morbidezza, il colore di un rosso rubino intenso. Un vino robusto e ricco di personalità. Ed infine una lumaca, il giusto e gustoso calice per contenere questo vino.
Andrea Prina
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Pochi ingredienti, gustati senza filtri culinari di sorta. Alla cucina toscana, ricca di prelibatezze che esigono sovente un giorno speso fra pentole e tegami, va riconosicuta in questo caso una geniale dose di pragmaticità. “Cacio”, ossia pecorino senese, sale e baccelli, da sgusciare uno a uno. Tempo di preparazione: quello che serve per prendere un baccello, un pizzico di sale e un po’ di pecorino.
E, per chiudere, per una merenda d’altri tempi, un cult d’altri tempi: Pacman!
Jacopo Rossi
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Il caciocavallo ha una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Le qualità di questo prodotto sono ben note e, oggi, diffuse in tutto il mondo. Seppur considerato un prodotto povero, è stato compagno di vita di pastori ed emigranti. Si narrano storie di come gli emigranti nascondessero i salumi, ben più pregiati, usando tipologie di formaggio simili come contenitore di protezione da perquisizioni o come naturale conservante. Il caciocavallo impiccato affonda le sue radici nel Sud, fra Alto Casertano e Beneventano ma non solo. E’ un rito che accompagna i partecipanti al banchetto offrendo loro la possibilità di concentrarsi in un punto preciso, favorendo il dialogo. La fusione del caciocavallo impiccato, a pochi centimetri dal fuoco ardente, produce una cascata densa e sensuale che completa il percorso e se stessa su una bruschetta di pane casereccio. Differenti zone, corrispondono a differenti accompagnamenti e condimenti, ma il rito è unico, quasi a sancire una fratellanza mai estinta, nonostante la fine del Regno.

In occasione di EXPO2015 mi viene impossibile evitare un doloroso richiamo al terribile dramma che si vive in molte zone della mia regione, la Campania. Non è una questione di chi ha colpe e chi no. Tutti ne abbiamo. Si tratta di prendere coscienza tutti, indistintamente, del fatto che siamo noi la causa del nostro male e che un prodotto come questo e come tanti altri, famosi in tutto il mondo, che hanno fatto parte e fanno parte della nostra storia, non possono diventare il nostro veleno.

Luca Giobbe
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Stefano D’Andrea
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Giuseppe Skid Staniak Truscelli
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Se parliamo di cibo, Puglia e più precisamente Bari, non può non venire in mente che l’Orecchietta, la regina della cucina pugliese!

Per gli amici della città vecchia sono “L strasc’nat” e se vi aggirate per i suoi vicoli, non mancherete di incontrare simpatiche nonnine con madia, semola ed acqua pronte per prepararle! mooooo

Giuseppe Galise
www.interno15.net
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Nel mio elaborato ho raffigurato la Coda d’Aragosta, dolce tipico Campano.
La scelta vi è ricaduta per una questione principalmente metaforica, amo infatti rappresentare le cose non solo per come si presentano ma soprattutto per i loro aspetto immateriale, per storia o anche solo per nome, come in questo caso.
Ho scelto di usare uno stile meno sintetico per rendere maggiormente percepibile la differenza di materia tra la sfoglia dolce e il corpo dell’animale, chiaramente non appartenente alla pietanza.
Roberto Escalona
https://www.behance.net/REscalona
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“Valentina Scardina, Fashion Designer prestata alla grafica per una buona causa: Cibo+Arte=Love. Cassata Siciliana dipinta e decorata con Photoshop”​
Valentina Scardina
http://www.facebook.com/valentina.scardina
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Legumi, pallottine di carne o cotiche di maiale e all’occorrenza pasta, quanto basta. Questi sono gli ingredienti che si tuffano nel piatto in attesa di esser divorati, piatto povero di antiche origini preparato nel territorio teramano ogni primo maggio che rispetta rigorosamente “le scadenze calendariali e i ritmi stagionale” cit. Giuseppe Di Domenicantonio
Simone Fava
https://www.behance.net/simone92fava
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Ho illustrato il cannolo in quanto è il principe della pasticceria
della mia regione, e sicuramente spicca tra cassate e prelibatezze di
ogni tipo.
Secondo la tradizione le inventrici di tale bontà furono le donne
saracene dell’harem del Castello delle donne di Caltanissetta, poco
prima dell’ anno 1000, forse come omaggio “vagamente” fallico ai
propri uomini.
Luigi Caruso
https://www.behance.net/lcaruso
https://www.linkedin.com/profile/view?id=243078516
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Quale miglior rappresentazione per un piatto semplice da gustare a tutte le ore del giorno e della notte? La granita!
La granita è un freschissimo alimento di origine siciliana, dire unicamente e tipicamente siciliana.
I turisti provenienti dalle più disparate parti del mondo prendono letteralmente d’assalto i bar per accaparrarsi questo dolcissimo alimento.
Esso è un alimento che può essere gustato nella primissima colazione, in sostituzione di un pranzo veloce o addirittura per un’aperitivo pre-cena.
Ci sono moltissimi tipi e gusti di granite, ognuna ha una radice differente, io ho scelto di realizzare la granita al caffè, tipica della provincia di Messina: qui viene servita in bicchieri riempiti per metà, di granita e la restante ricoperta di panna montata (fresca e mai industriale). La granita viene servita accompagnata della classica brioche semisferica sormontata da un cappellotto (il cui scopo è, tra amici, evitare di farselo rubare).
Frasi tipiche: 
ma duna na mezza ca panna e du’brioche? (si potrebbe avere una granita caffè con panna e due brioche?)
Per chi fa caso alla linea: si può aviri na mezza di mezza con poca panna e mini brioche? (si potrebbe avere una granita caffè con poca panna in bicchiere piccolo e una piccola brioche?)
Santino Bellinvia
https://www.behance.net/mcsantpir
https://www.facebook.com/casapiranha
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“Arriva un regalo, rettangolare, basta scartarlo per riconoscere la bella scatola di cartone, azzurro, con una foto di Agira. Nessun dubbio, sono Cassatelle! Che sia Natale o Pasqua o che si voglia semplicemente dire “grazie”, in provincia di Catania una scatola di Cassatelle di Agira è sempre appropriata. Dolci e morbide, con ripieno al cacao, irresistibili!”
Eli San
https://www.behance.net/ElisaSanfilippo
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Noi siciliani teniamo tantissimo ai nostri piatti, tanto da iconizzarli: sono alla base delle nostre tradizioni e delle nostre storie. Da buon messinese non potevo non scegliere la famosa “ghiotta di pescestocco”, il piatto tipico della mia città, un’eccellenza, un’icona! E per rappresentare graficamente una pietanza è più facile scegliere un piatto simbolo: con i suoi colori, gli odori che si percepiscono solo nell’immaginare il tutto servito nel piatto… Una istituzione siciliana, un esplosione di gusto!
Francesco Cascio
https://www.facebook.com/francesco.cascio
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Ho deciso di rappresentare in questo mio elaborato un piatto che rappresenti il luogo da cui provengo, Venezia.
La cosa particolare della provincia di Venezia è che, chi vi abita ha un’attaccamento particolare sia all’acqua, al mare e alla laguna, che alla terra, ai campi e alla campagna che ad ovest l’abbracciano.

Per dare forma a questa ambivalenza tra terra e mare, ho scelto di rappresentare le “sarde in saor” piatto tipico composto da sarde e cipolla.

Giacomo Marangon
http://www.giacomomarangon.altervista.org/

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Buon appetito!

Marco Natolli

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