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Il nuovo Dylan Dog Color Fest e intervista a Matteo De Longis

In occasione del rinnovamento grafico del Dylan Dog Color Fest abbiamo intervistato Matteo De Longis, copertinista del numero 14

Come gli appassionati di fumetto ben sapranno dallo scorso autunno Dylan Dog ha intrapreso una nuova fase di rinnovamento, una fase che vede autori vecchi e nuovi alla prese con la modernizzazione della testata dell’Indagatore dell’Incubo sotto la guida del curatore Roberto Recchioni. Alle novità che riguardano l’entrata in gioco di nuovi personaggi, la trasformazione delle Londra “sclaviana” in una Londra reale e l’inserimento una narrazione più sequenziale di albo in albo, si aggiunge la voglia di rinnovare la veste grafica di Dylan Dog, già iniziata qualche mese con il “maxi”, diventato di fatto “Old Boy”. Il rinnovamente arriva adesso nel più classico degli speciali a colori, il Dylan Dog Color Fest.

Anche se manca ancora qualche mese all’uscita del Color Fest n.14 (in edicola ad aprile) ci siamo portati avanti con il lavoro e vi possiamo proporre in anteprima la nuova cover (con il logo restying ad opera del nostro Paolo Campana) e con l’intervista a Matteo De Longis, straordinario illustratore nostrano che ha realizzato la cover dell’albo.

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L’artista, fortemente legato all’universo giapponese, si è messo all’opera realizzando una cover dove, come potete osservare qui sotto, Dylan Dog è totalmente in balìa di bellissime e inquietanti figure femminili che lo osservano, lo accerchiano e lo controllano. A chiudere il cerchio, come dicevamo, si aggiunge la nuova grafica del logo, i cui colori e la cui linearità accompagnano perfettamente l’illustrazione. Un nuovo inizio, all’insegna dell’eleganza.

Ma ora passiamo all’intervista!

IMG_2055_cutCiao Matteo! Ci racconti come è nata questa copertina per il nuovo Dylan Dog Color Fest?

In modo imprevedibile.

Ho incontrato Roberto Recchioni in una di quelle meravigliose serate in Piazza Anfiteatro a Luccacomics, ha avuto tra le mani il mio artbook VOX, e da quel momento la sua richiesta: “Me la fai una cover per Dylan?” ha riecheggiato come una profezia per un anno, finché non è giunto il momento di realizzare questa cover per il Color Fest 2015.

Ho provato stupore e ansia per questa cosa, ma anche la gratitudine per un’ importante opportunità, e il senso di responsabilità che comporta disegnare Dylan in Italia.

Quali indicazioni ti sono state date? Eri a conoscenza delle tematiche che vengono affrontate nelle quattro storie del volume?

Per fortuna (mia) realizzando le cover dei Color Fest si gode di una certa libertà, generalmente sono il punto di incontro tra il personaggio, Dylan, e lo stile personale dell’autore che lo può interpretare.

Inoltre, questo albo, non ha una tematica vincolante, ma semplicemente presenta artisti bravissimi e “nuovi” per il pubblico di Dylan.

Una delle richieste di Roberto è stata quella di affiancare a Dylan “le ragazze che disegno e che gli piacciono tanto”.

E questo, più che un vantaggio ha costituito quasi un limite, nel senso, avrei dovuto fare attenzione a non affiancare a Dylan una ragazza con una personalità visiva inevitabilmente preponderante. Sapevo che avrei dovuto dare a Dylan la giusta centralità che si merita, così ho deciso che la figura femminile doveva manifestarsi in “presenze” tra l’inquietante e l’onirico, visto che Dylan non è certo famoso per le sue serene e durature storie d’amore.

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Qual è il tuo rapporto con Dylan Dog?

Appunto, non sono mai stato un lettore di Dylan Dog prima, ora invece il mio interesse è sicuramente aumentato.

Quando sai che un fumetto ha (decine di) migliaia di lettori là fuori, senti la responsabilità e il rispetto che devi a un personaggio, che sicuramente ciascuno di questi conosce meglio di me!

Fortunatamente la mia fidanzata ha una cultura fumettistica molto più vasta della mia, ed è una vera lettrice dell’Indagatore dell’Incubo, quindi lei ha costituito il mio primo vero livello di controllo.

Probabilmente ho anche un po’ esagerato nel procedere con titubante reverenza, ma ci dovevo “prendere le misure” e dai primi feedback pare che la cover non abbia riscosso critiche negative… Per questo sono arrivato a chiedermi: ma allora non ho fatto abbastanza?! potremo dire, obbiettivo centrato senza perdite civili, ma oserò di più alla prossima occasione…

Oltre all’illustrazione definitiva, hai pubblicato sulla tua pagina facebook una delle prove scartate durante la fase di lavorazione. Come e con quanti step sei arrivato alla cover definitiva?

C’erano forse 3,5 concept che ho proposto all’editore, devo dire che la loro prima scelta è stata proprio quella “alternativa” che ho postato su facebook, ma poi sono stato io stesso a insistere per il concept che poi è stato realizzato definitivamente, convinto che sarebbe stato più efficace.

Da lì ho dovuto lottare un po’ con quello che è prevedibilmente il mio primo limite stilistico nel disegnare un uomo che va per i 40, apparentemente Dylan sembrava sempre troppo giovane. Questo è dovuto al fatto che disegno principalmente ragazze, e che la mia matrice stilistica nativa è molto giapponese, la stilizzazione è quella del manga degli anime, e solo in seguito (ma da anni ormai) mi sono “sporcato” occidentalizzando il mio tratto.

Però alla fisicità spigolosa di Dylan ho potuto adattare il mio stile fatto anche di linee spezzate, e a seguito di qualche aggiustamento avevo convinto la redazione Bonelli che questa cover avrebbe funzionato.

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Dando un’occhiata alle tue illustrazioni sono evidenti due caratteristiche fondamentali del tuo lavoro: la tua versatilità e una particolare attenzione nella scelta del colore. Come riesci a svincolarti da uno stile specifico e occuparti di illustrazioni così differenti tra loro?

La mia versatilità in parte è semplicemente il risultato visibile della mia inquietudine, continua ricerca e sperimentazione, cose che vanno fortissimo finché si lavora su illustrazioni e concept, ma che possono essere pericolose nel fare fumetti, e dunque, metterò presto in ordine tutto questo per affrontare progetti che richiedono una minore schizofrenia.

Il colore è fondamentale per me proprio perché ho una visione molto grafica delle immagini, Se per me disegnare è come suonare, i colori sono i miei suoni, e li voglio vividi e diretti, pop-rock! Allo stesso tempo, anche il tratto, la linea, sono fondamentali, altrimenti avrei un approccio molto più pittorico al disegno, ma così non è.

Come dicevo, l’obbiettivo che mi prefiggo in questi tempi, è proprio quello di standardizzare disegno e colore in modo da potermi focalizzare su un progetto strutturato come un fumetto, ma sono certo che mi permetterò qualche “assolo” , non posso addomesticarmi completamente.

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Qual’è il tuo approccio alla colorazione? E come ti sei mosso nello specifico su questa cover?

Il colore per me è grafica, generalmente ho delle visioni, magari scaturite da ispirazioni totalmente fuori contesto, una foto, una palette, ma poi tutto può succedere, perché fortunatamente e dannatamente, lavorando in digitale tutto può rimettersi in discussione fino all’ultimo, e spesso, un errore o una follia si rivelano la nuova via da percorrere.

Per questa cover, l’idea di partenza era molto bitonale, quasi come gli sketch che ho realizzato, ma poi ho pensato che sarebbe stato meglio diversificarsi di più dalla meravigliosa cover precedente di LRNZ, e ho dato più colore.

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Solitamente a chi ti ispiri?

Amo molto quei disegnatori giapponesi che vanno oltre i cliché del manga, quindi Terada, Murata, Tanaka… quegli ibridi tra oriente e occidente che sento “vicini”. Ma anche artisti come James Jean, Joao Ruas…

Ma non credo di poter dire che mi ispiro ad altri artisti, piuttosto osservo e prendo spunti da immagini relative ad altri universi, spesso lontani da quello che è disegno e fumetto, quindi mangio con gli occhi la musica, la moda, il design, la grafica, e la fotografia, cercando quel mood e stile che poi rielaboro nel mio universo.

In un Tumblr che raccoglie foto di aerei militari trovo più ispirazioni di quanto potete immaginare.

Grazie mille Matteo!

Ilaria Mencarelli
Informazioni su Ilaria Mencarelli (401 Articoli)
Classe 1988, marchigiana d’origine e milanese d'adozione, insegue da qualche anno la laurea specialistica in Scienze della Terra a Milano, che la porterà ad essere geologa a tutti gli effetti. Dal 2013 decide che vuole di più e incomincia a scrivere: prima raccontini liberi sul suo blog, poi articoli e recensioni. Ama tutto ciò che è arte e ha un debole per i fumetti.

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