Gone Girl – Un amore crudele ma non bugiardo

“Quando penso a mia moglie, penso sempre alla sua testa. Immagino di spaccare il suo adorabile cranio, srotolandole il cervello alla ricerca di risposte. Le domande primarie di ogni matrimonio: A cosa stai pensando? Cosa Provi? Come ci siamo ridotti così?”

Gone Girl Fincher

Inizia così l’ultimo film di David Fincher, adattato sul romanzo omonimo scritto da Gillian Flynn e pubblicato nel 2012.

Ho avuto il piacere di vederlo in anteprima al Festival del Film di Roma dello scorso anno, da allora l’ho rivisto tre volte un po’ perchè lo considero un film ben fatto e un po’ per studiare le reazioni differenti delle persone a cui lo proponevo: alcuni ne rimangono interdetti, altri provano malinconia e c’è chi, come me, sorride divertito.

Se non lo avete visto vi consiglio di non leggere il mio pensiero che appunto più che una recensione è un ragionamento aperto in attesa di un tipo di dialogo dalle sfumature più rilassate e meno seriose di tutte quelle che hanno caratterizzato le opininioni lette finora.

“Gone Girl” non racconta la stranezza come è facile pensare, ma riprende meccanismi psicologici eccessivamente presenti, descrivendoli come catene umane dalle quali non possiamo liberarci.

Studiamo, impariamo a muoverci nella società, accresciamo la nostra cultura e nutriamo l’intelletto ma rimaniamo schiavi inermi degli istinti più biechi e dell’essere bestie feroci vestite di tutto punto.

Usciamo dalle nostre norme comportamentali e graffiamo, dilaniamo, uccidiamo pur di non rimanere soli e nulla di tutto ciò appartiene alla sfera della lucidità.

E’ una traduzione errata quella proposta per il pubblico italiano; “Amore Bugiardo” è un’opzione fuorviante: questo amore non mente ma si scioglie nella soluzione pastosa del disturbo della psiche e della volitiva inconsapevolezza.

Nulla finisce poichè la complicità estrema tra le due parti si erge sulla morte ed intraprende un viaggio che mira a lasciare indietro la concezione del bene e del male.

Ho letto molte recensioni focalizzate sulle accuse di misoginia, me ne vorrei discostare per illuminare invece lo spunto deliziosamente ironico della messa in scena esasperata e stereotipata dei due estremi protagonisti: un uomo e una donna alla ricerca di grandezza e libertà ma invischiati in un gioco di sesso e crudeltà.

Le reciproche mancanze di Nick e di Amy li porteranno a ferirsi, finchè non saranno complici nel male.

Si ameranno in un modo normale finchè la realtà non provocherà crepe nella favola, e allora l’inganno, la fuga, la morte urleranno forte.

L’incredibile Amy è una donna brillante, intelligente, indipendente e bellissima che perderà di vista tutte queste qualità quando percepirà la crisi del suo matrimonio, allora cambierà pelle e il forte regime di normi sociali che regolavano la sua vita di apparenze e buone intenzioni si dissolverà in azioni perverse e surreali.

Nick è sincero e spontaneo, partito dalla provincia per vivere a New York con il sogno di diventare scrittore, sarà dolce e amabile con Amy finchè la sua mediocrità non inizierà a farlo sentire in trappola, e allora ne pagherà le conseguenze ma senza ribellarsi o risentirne troppo.

Le due metà appaiono legate da un filo illogico che connette i tessuti dell’inconscio a quelli dell’azione, che si contaminano di impulsi irrazionali.

Per questo affascina e trascina, tutto ciò che racconta è possibile ma celato dalle nostre regole perfette.

Ed è facile perdersi nel gorgo appiccicoso degli istinti soffocati.

 

Silvia Pezzopane

Silvia Pezzopane

Scrittrice freelance e costumista per vocazione, appassionata di cinema, arte, musica. Con una laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo e un paio di sogni nel cassetto, crede irrimediabilmente che la sua vita sia un film..

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