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INNER-CITY MAKE SCREAM – Una finestra su ciò che si consuma

Lo scorso 20 novembre è stata inaugurata nello spazio della Gagosian Gallery a Roma la mostra dei nuovi dipinti di Ed Ruscha, pittore e fotografo di Omaha, Nebraska, classe 1937; artista essenziale e malinconico, che lancia un’eco della pop art conoscendo bene la filosofia del ready-made duchampiano e avendo ferme tra le dita le luci calde delle albe di Hopper.

Poche opere mettono in scena il minimalista disfacimento nella perfezione chiaroscurale, il linguaggio è quello di un grafico romantico, la forza comunicativa risiede in una tecnica sapiente, che si prende gioco delle disposizioni ma non del messaggio.

Ed-Ruscha-Inner-City-Make-Scream-2014-Acrilico-su-tela-100-x-127-cm-©Ed-Ruscha-Foto-di-Paul-Ruscha-Courtesy-of-the-artist-and-Gagosian-Gallery

In tre sale si sviluppa il viaggio immobile costellato da resti di oggetti abbandonati su strade che hanno scelto di lasciarsi raccontare; pneumatici logori e strappati avvolgono la scia di isolamento fisico e bagliori perfetti, intenti ad illuminare il deterioramento della materia.

Ed Ruscha fece parte del gruppo Ferus (che nacque a Los Angeles come club house underground promotore di mostre, letture dal vivo e proiezioni cinematografiche per diventare in poco tempo un punto d’incontro per molti artisti) e nel 1962 partecipò alla storica mostra “New Painting of Common objects”, considerata una delle prime manifestazioni di pop art in America; fortemente influenzato da Jasper Johns e dalla critica laconica ed incisiva, si affida alla cultura popolare e ai suoi codici per metterne in mostra la stessa fine silenziosa.

Si inizia con messaggi dal taglio pubblicitario in apparenza equilibrati, dall’indole urlante in verità, poi ci sono i rifiuti: enormi arredi immobili a significare la monumentale noncuranza umana.

Tra tutti “Bliss Bucket”: un letto sfatto sovrastato da note musicali e da un sole giallo e tenue, il quale suscita il desiderio di stendersi solo per percepirne il suono, solo per trovare la bellezza in fondo al logoramento.

Ed Ruscha Bliss Bucket photo Silvia Pezzopane

L’ultima tappa dell’esposizione raccoglie i piccoli acrilici su tela dove messaggi emblematici e ripiegati su se stessi si sfumano nei colori intriganti del tramonto rosso, viola, arancio, che suscitano visioni emblematiche a metà tra l’inizio di un viaggio e il suo epilogo.

 “This is”..esco dalla galleria e mi sento incompleta; erano messaggi cifrati? O la fine di tutto in mostra per autocelebrarsi?

Ed-Ruscha-This-Is-2014-Pigmento-in-polvere-acrilico-su-carta-38-x-56.8-cm-©Ed-Ruscha-Foto-di-Paul-Ruscha-Courtesy-of-the-artist-and-Gagosian-Gallery

Ed Ruscha smuove un sentimento assopito tra disfacimento e rimorso, lascia che i resti di ciò che è stato galleggino a colori, mira ad imprimere nel ricordo lettere cubitali e stralci poetici, e ci si sente come in una poesia di Ferlinghetti, dolcemente disorientati.

La mostra è stata prolungata fino al 10 febbraio.

Silvia Pezzopane
Informazioni su Silvia Pezzopane (56 Articoli)
Scrittrice freelance e costumista per vocazione, appassionata di cinema, arte, musica. Con una laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo e un paio di sogni nel cassetto, crede irrimediabilmente che la sua vita sia un film..

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