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Charlie Hebdo, il Corriere della sera e i fumettisti: le spiegazioni di De Bortoli

Abbiamo chiesto spiegazioni al direttore del Corriere della Sera sulla polemiche sorta dopo la pubblicazione del libro su Charlie Hebdo.

Dopo i recenti gravissimi fatti di Parigi, la tragica scomparsa di buona parte della redazione satirica di Charlie Hebdo ha dato vita ad una inaspettata reazione a catena a metà tra la sana voglia di partecipare (manifestazione pubblica a Parigi), una sanissima idea di partecipare con la stessa arte di cui CH si nutriva (disegnatori e vignette), l’insana voglia di essere protagonisti (sciacalli vari) ed alcune idee che sono al confine tra il marketing e lo sfruttamento della tragedia umana (ma qui davvero il confine è sottilissimo).

Sta di fatto che in questi giorni, dove per la prima volta Charlie Hebdo è stato stampato in molti paesi tra cui il nostro (andando a ruba), qualcuno all’interno del Corriere della Sera, ha avuto l’idea (lo stesso direttore) di stampare «Je suis Charlie. Matite in difesa della libertà di stampa» un instant book raccogliendo le vignette uscite sui vari social e blog personali di molti disegnatori italiani che, scossi dall’evento, hanno pensato di rendere omaggio ai colleghi scompari. Va detto che tutti i proventi della vendita di questo libretto sono destinati alla redazione Charlie Hebdo.

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Ma ieri pomeriggio si è scatenato il vero putiferio editoriale (passatemi il termine) quando Diego Cajelli (tra i primi a dare la notizia sui social) ha chiesto ai vari amici fumettisti se fossero stati avvisati o avessero dato la liberatoria autorizzando il CorSera a pubblicare le proprie vignette.

A quanto sembra nessuno o quasi degli artisti che abbiamo sentito ha ricevuto per tempo la famosa liberatoria da firmare. Roberto a quel punto ha scritto sul suo blog una lettera aperta al Corriere accusandoli apertamente, oggi Giacomo sulle pagine (digitali) di Wired ha rincarato la dose informando che anche lui non ha dato alcun consenso alla pubblicazione della sua vignetta. Se andiamo dentro i signoli profili di Facebook scopriamo che anche i vari Leo Ortolani, Gipi, Bacillieri, Palumbo, Silver ecc. non hanno ricevuto alcuna lettera ne firmato nulla.

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Ma come é possibile? Il Corriere della Sera davvero ha “rubato” le vignette senza chiedere il permesso ai disegnatori italiani per farne un libro e mandarlo in edicola? possibile?

Ma allora cosa è successo?

Chi segue questo blog lo sa, mi affascina il mondo della comunicazione e le sue derive, specie quando carta stampate e web interagiscono (facendolo male) e siccome mi piace veder chiaro, mi sono munito (stavo per scrivere armato) di santa pazienza e ho provato a stuzzicare e contattare via social il Direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli che, con molta disponibilità, si è reso disponibile a fare quattro chiacchiere con me.

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Direttore con molta franchezza, ma cosa è successo?

Per prima cosa vorrei che si capisse che questa non è un’operazione a fini di lucro, noi non abbiamo pagato Charlie Hebdo per farlo uscire allegato al nostro giornale, qui nessuno ci guadagna, tutti i proventi andranno alla loro redazione. Vorrei anche fosse chiaro che come scritto a pagina quattro del libro tutti i disegnatori aventi diritto verranno pagati per il loro lavoro (nota di bloggokin: non sappiamo in base a quali tabelle).

Abbiamo sentito vari disegnatori e in molti, se non tutti, lamentano il fatto che non gli è arrivata nessuna lettera di autorizzazione da parte di RCS.

Noi abbiamo mandato molte lettere ad agenti, autori ed editori, forse avremmo dovuto attendere le lettere di conferma da tutti gli autori, ma siamo andati un po’ di corsa, è un instant book e andava fatto adesso. Fra un mese a nessuno interesserà un libro del genere. Probabilmente c’è stata della confusione nella velocità e se a qualcuno non è arrivata la lettera, me ne scuso personalmente è tutta colpa mia. Anzi colgo l’occasione per scusarmi con chi non l’ha ricevuta, sono personalmente responsabile del disguido in quanto direttore.

Fin qui nulla di nuovo in effetti. Il direttore ha pronunciato più o meno le stesse parole anche a Wired (qui) ma da lontano si odono echi di specchi e di arrampicata, ovvio che ci sono meccanismi che scattano in questi casi difficili da comprendere, ma è anche vero che, da quando ho chiuso la telefonata, ho per la testa la classica domanda del minuto (nemeno del giorno) che mi è sorta solamente ora:

Ma se un autore non può (per motivi contrattuali), o non vuole pubblicare con il gruppo Rizzoli Lizard, e non è stato contattato che succede?

… spero di riuscire a fargliela al più presto!

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Paolo
Informazioni su Paolo "Ottokin" Campana (2098 Articoli)
Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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