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Creatività e mascotte: i francesi (e i brasiliani) lo fanno meglio

Su questo blog abbiamo parlato spesso di comunicazione, loghi e simboli. Ci siamo occupati di diversi casi,  sopratutto italiani, dei successi e dei fallimenti. Da quanto emerso nei commenti e nelle chiacchierate, si intuisce un senso di disagio di un paese (l’Italia) che non è più in grado di comunicare in maniera adeguata. Un paese dove anche se non mancano talenti e fantasia, siamo fermi, immobili, imaludati tra concorsi abberranti e conoscenze, dove i talenti veri fuggono all’estero (senza fare ritorno). Siamo un paese in piena crisi di valori creativi e non c’è via d’uscita.

Non è vero! Siamo sempre stati così. Non è colpa della crisi, di Renzi, Monti, Berlusconi, Maroni, ecc. Da decenni che siamo approssimativi, inetti, svogliati e poco professionali, adoriamo le scorciatoie e dove intravediamo la possibilità di fregare il prossimo (sopratutto nella creatività) lo freghiamo. Quando ci viene data la possibilità di fare una bella figura (attraverso il lavoro), falliamo! Negli ultimi anni, abbiamo fallito in tutte le manifestazioni internazionali che ci riguardavano, partendo dai Mondiali di Calcio di Italia 90 fino al recentissimo Expo2015 (un vero disastro), passando per i terribili Mondiali di Nuoto.

Dove c’è da costruire, dove girano soldi, dove possiamo “fregare” noi siamo in prima linea. Esagerato? Facciamo un esempio (forse due).

Prendiamo il nostro sport nazionale. Il calcio. Lo praticano tutti, lo seguono tutti. Nei primi anni ottanta ci vengono assegnati i Mondiali di Calcio. Non venivano fatti in Italia dal 1930. Si tratta di rinnovare gli stadi e organizzare una delle manifestazioni con più appeal a livello mondiale che esitano al mondo.

Dobbiamo lavorare. Ne va delle nostra immagine. Ci mettiamo la faccia. E’ l’inizio del declino.

La mascotte

Per l’occasione l’italico popolo da il meglio di sè in quanto a creatività e ruberie. Per Italia 90 viene presentata una delle mascotte più brutte di qualsiasi manifestazione sportiva (e non). Per la prima volta (credo) venimmo chiamati a votare per scegliere attraverso la schedina del totocalcio (ma si potrebbe tornare a votare così anche per il governo?) il nome della simpatica ma legnosa mascitte. Ciao, Amico, Beniamino, Bimbo e Dribbly: questa la rosa dei nomi tra cui scegliere. Come tutti sanno vinse Ciao e così fu battezzato il pinocchio stilizzato che ci rappresentò in tutta la sua legnitudine.

Il grafico di quel legnoso scempio internazionale fu tale Lucio Boscardin, grafico ex impiegato in aziende varie che ebbe la meglio al concorso indetto per la creazione del simbolo mascotte dei mondiali.

La storia la conosciamo tutti a distanza di anni i nostri stadi sono da buttare tutti (o quasi) e della mascotte non si ricorda quasi più nessuno. Poi negli ultimi giorni mi imbatto in tre diverse mascotte presentate a stretto giro di comunicati stampa.

Europei di Calcio 2016

 

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Olimpiadi di Rio 2016

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Expo Milano 2015

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Vi siete accorti di nulla? avete capito le differenze? Capite quando dico che siamo morti dentro, che non abbiamo più il senso della realtà. In un mondo che si muove velocissimo sul piano promozionale degli eventi (e non solo) noi siamo la lumaca. Le nostra mascotte (sino dal 1990) sono bloccate, ferme, immobili. Forse possono fare simpatia (ma a chi?), ma rappresentano benissimo quello che siamo. Un paese che ha del potenziale ma che quando si tratta di mettere in ballo la creatività si perde dietro carte bollate, permessi, conoscenze e scarsa inventiva.

Se pensate poi che sia i francesi che i basiliani, hanno copiato da noi l’idea di far votare alla popolazione il nome della loro futura mascotte ecco che il gioco è fatto e la distanza diventa un abisso. In Brasile voteranno (ovviamente qui online – senza schedina) tra Oba e Eba – Tiba Tuque e Esquindim e Vinicius e Tom. Il nome che sceglieranno per noi conta poco. La sostanza e l’immagine di più.

In francia invece per dare un nome al bimbo supereroe che gioca a calcio (possibile che finora nessuno avesse pensato ad un bambino come simbolo?) dovranno scegliere qui tra Driblou, Goalix e Super Victor. Anche in questo caso il nome conta poco, ma vedere un bimbo che simboleggia una delle più importanti manifestazioni calcistiche invece di un pupazzo legnoso da da pensare.

Ed eccoci di nuovo all’italico paese, dove per l’apparentemente disastroso Expo 2015 (spero qualcuno mi confermi il fatto che andrà tutto bene) oltre al nome del volto della mascotte Foody, è stata recentemente svelata anche l’identità degli altri 11 personaggi.  Delle oltre 8.000 proposte ricevute da chi ha partecipato al contest lanciato lo scorso dicembre ecco le vincitrici: Josephine (Banana), Rodolfo (Fico), Chicca (Melagrana), Arabella (Arancia), Gury (Cocomero), Manghy (Mango), Piera (Pera), Pomina (Mela), Rap Brothers (Rapanelli), Max Mais (Mais Blu), Guagliò (Aglio). COme si legge nella presentazione, “Riuniti in un Volto Unico essi rappresentano l’ideale sinergia tra i Paesi del mondo chiamati a rispondere con energia e positività alle sfide del nostro pianeta sull’alimentazione presentandosi come una vera famiglia, unica, simpatica e dinamica“. Capite? DINAMICA!

Non credo ci voglia poi molto per farvi un’idea delle differenze comunicative tra paesi e dello stretto bisogno che abbiamo di cambiare approccio alle cose. Partendo dal basso. Partendo anche dalle stupide mascotte degli eventi.

Qui di seguito una galleria delle varie mascotte dei tre eventi messi a confronto… auguri.

 

 

 

 

 

 

Paolo
Informazioni su Paolo "Ottokin" Campana (2098 Articoli)
Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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