Resting to become – ready to burn

“My father Dennis Hopper believed that being on the road in search of something was very American.
You had to keep moving forward no matter what. Ride into town, gunfight at high noon, then off into the sunset.”

Martin Hopper, 2014

Si è conclusa sabato scorso la prima grande mostra fotografica a Roma di Dennis Hopper: “Scretching the Surface”, esposta nella candida e magica Gagosian Gallery in via Francesco Crispi e presentata nell’ambito del Festival di Roma FOTOGRAFIA giunto alla sua XIII edizione.

Decido di andarci un piovoso venerdì mattina, supero le colonne e la galleria si apre silenziosa e ricca.
L’esposizione comprende un centinaio di vintage prints degli anni ‘60 e alcune fotografie e scatti dei primi anni ‘70 appartenenti a quel momento della vita di Hopper in cui Taos, in New Mexico, diventa il nuovo scenario e la produzione si ridimensiona/evolve in piccole immagini scattate con un’instamatic e sviluppate nei drugstores (la serie è appunto “Drugstore Camera”).

Ike e Tina Turner - Dennis Hopper

Dennis Hopper decide di “sviluppare i suoi cinque sensi e di vivere e fare”e l’immediatezza delle intenzioni è stravolgente; sono di fronte ad una composizione pacata che cela ardenti tasselli di una decade intrigante dove tutto appare possibile.

Le vintage prints iniziano con “Double Standard” (1961) e proseguono nella sala ovale avvolgendo il visitatore e negandogli ogni possibilità di astrarsi dalla visione, negli scatti protagonisti distratti sono i volti di quegli anni: Jane Fonda che imbraccia un arco, John Altoon misterioso e parziale dietro ad una nuvola di fumo, Andy Warhol, Jasper Johns, Martial Raysse con un’espressione sincera e sorpresa da bambino, James Rosensquit dietro occhiali scuri, Robert Rauschenberg a prendersi gioco di noi, del tuo tempo, della sua arte.

Sono soggetti celebri che si mostrano noncuranti ed imperfetti, hanno mani sporche, profili tutt’altro che armoniosi e lineari, sguardi disattenti e densi, compiaciuti, ironici, e nello spazio semicircolare dello spazio della galleria, vibranti, questi volti sembrano muoversi e scambiare fra loro parole e assensi elettrizzati per ciò che dovrà avvenire.

[“Scratching the Surface: Photographs by Dennis Hopper” Foto di Matteo D’Eletto]

La seconda sezione è differente: cambiano i soggetti e le dimensioni, c’è il deserto, la desolazione, ma anche gli amici e stanchi nudi femminili adagiati in stanze scure, scattate nel luogo dove venne girato Easy Rider e in cui l’artista decise di essere sepolto.

Dennis Hopper fu capace di esprimersi in campi differenti ma complementari, fu attore, regista, sceneggiatore, pittore, fotografo, e la sua scelta si posò volontariamente sui momenti docili di personaggi in pausa, sguardi e corpi che si riposano in attesa di “diventare”: famosi, grandi, irriverenti, originalmente qualcuno.

Sono attori, artisti, musicisti, ma anche individui normali come la coppia di bikers (Biker Couple, 1961) calmi e pensierosi davanti ad una tazza di caffè, con aspirazioni di fuoco e luoghi negli occhi, protesi verso  anni totalmente fuori dal comune.

Robert Rauschenberg - 1966 - Dennis Hopper

Biker Couple - Dennis Hopper

Silvia Pezzopane

Silvia Pezzopane

Scrittrice freelance e costumista per vocazione, appassionata di cinema, arte, musica. Con una laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo e un paio di sogni nel cassetto, crede irrimediabilmente che la sua vita sia un film..

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