Memorie di #LuccaCG14: Intervista a Paco Roca!

Noi del blog, ormai lo saprete, abbiamo un debole per Paco Roca.
L’autore di Rughe, splendido ritratto della vecchiaia in tutte le sue sfumature, è sempre riuscito con i suoi fumetti a interessarci, rapirci ed emozionarci. In occasione del Lucca Comics and Games 2014 ho avuto modo di incontrarlo per la prima volta da addetta stampa e di intervistarlo.

Ho perciò ripercorso con lui alcune tappe della sua carriera, partendo dalle motivazioni che lo hanno spinto a dedicarsi alla creazione di fumetti che insegnano e informano, per poi soffermarci su Rughe e I solchi del destino, due delle opere più rappresentative dello spagnolo, che evidenziano sia le sue notevoli capacità narrative che lo spessore degli argomenti trattati. Al di là dell’intervista (che trovate qui sotto) sono rimasta piacevolmente sorpresa dall’umanità del disegnatore che ha voluto confrontarsi con me e sapere le mie opinioni sul suo lavoro ed in particolare sul film d’animazione Rughe, in cui le sue capacità narrative e la sua poetica si amalgamano in maniera quasi impeccabile sulla scia di pensiero del maestro Miyazaki, suo regista di riferimento.

Vi lascio alla piacevole intervista nella speranza che la passione e l’amore di Paco Roca per il fumetto riesca a penetrare e vi conquisti…Enjoy it!

Dal surrealismo de Le strade di sabbia, all’attenzione per la terza età in Rughe fino alle graphic novel storiche come L’inverno del viaggiatore e Solchi del destino. Perché hai deciso di affrontare generi così diversi durante il corso della tua carriera?
Fare un fumetto è un lavoro molto complesso e i tempi di realizzazione di un progetto sono generalmente molto lunghi, quindi ho sempre bisogno di cercare diverse forme di fumetto da sviluppare in modo da ottenere formati narrativi ed espressivi sempre nuovi. Insomma sono sempre alla ricerca di nuove strade. Alla fine tutti i fumetti che ho prodotto parlano sempre della stessa cosa, cioè di persone “perse nella società” che cercano di ritornarvi in contatto; perciò il soggetto fondamentale è unico, ma io lo rendo diverso ogni volta.

Realizzi i tuoi fumetti in maniera metodica? Cioè come inizi il progetto e poi come porti avanti i volumi? E quando e in che maniera decidi di utilizzare il colore?
Parto da un’idea. Ho un contenitore dove metto taccuini, biglietti della metro e biglietti di viaggio, in modo da avere tanti piccoli pezzettini da cui pescare. Poi le idee iniziano a prendere forma e da questo processo ne esce un progetto ben definito. In seguito inizio a documentarmi, intervistando e incontrando persone che sono in grado di darmi dati certi. Scrivo il soggetto e cerco di capire come costruire e caratterizzare i personaggi in modo da definire con chiarezza il loro ruolo nella storia.
La scelta del colore rispetto al bianco e nero o al seppia ha a che fare con la costruzione della storia.

Ho trovato molto interessante il modo in cui hai gestito il colore ne I solchi del destino
Si volevo separare nettamente passato e presente.

E ci sei riuscito perfettamente!
Grazie! Ne I solchi del destino ho usato due differenti colorazioni: il passato è ben composto, mentre il presente somiglia quasi ai bozzetti che disegno nei miei taccuini.

Come è nato Rughe? E Perché hai deciso di parlare di una tematica come la vecchiaia, collegata al a malattia e anche alla solitudine?
Parto da un argomento che mi interessa e poi cerco di trasformarlo in una storia. Nel caso di Rughe, ho iniziato a lavorarci per via di un fatto personale; mio padre aveva problemi di salute e allora ho sentito la necessità di capire come ogni cosa viene percepita in questa condizione da una parte e dall’altra, cioè dalla parte del malato e di chi se ne prende cura. Nella storia ci sono tanti piccoli elementi che si intersecano, ma tutto parte dallo shock di una persona anziana.

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Ti sei posto il problema che potessi scadere nel patetico?
Si, lo avevo messo in previsione. Il difficile era appunto quello di non cadere nella retorica e nella commozione gratuita. In certi punti della storia immaginavo che il lettore si potesse commuovere, così ho usato un espediente: nelle situazioni in cui sapevo che mi sarei trovato in un punto in cui il lettore avrebbe potuto piangere e impietosirsi, mi sono fermato, sfuggendo il momento di massima pateticità ed evitando che il mio lavoro si trasformasse in una lettura più dolorosa. Fermando prima i momenti estremamente commoventi sono riuscito a creare un rapporto silenzioso tra me e il lettore che ha permesso al secondo di metabolizzare gli eventi che gli stavo raccontando.

Sia L’inverno del disegnatore che I solchi del destino trattano di due storie realmente accadute in Spagna, ma di cui si sapeva molto poco. Quanto è importante per te scegliere tematiche storiche di cui non si parla molto o di episodi in generale poco conosciuti?
Anche per me i fatti narrati ne L’inverno del disegnatore e ne I solchi del destino erano sconosciuti e proprio per questo ho cercato di svilupparli quando ne sono venuto a conoscenza. Quando ho scoperto questi episodi mi sono chiesto il perché non se ne fosse mai parlato prima e il perché risultassero fatti nascosti o seminascosti. La risposta è che in Spagna le persone preferiscono che non si parli del periodo che va dalla guerra civile al franchismo; non vogliono leggerne niente né tanto meno saperne qualcosa. Proprio per questo si possono trovare moltissime storie ambientate in quegli anni che vale la pena di raccontare.

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Su cosa stai lavorando ora?
Sto lavorando per una striscia sul Paìs, Memorie di un uomo in pigiama, e iniziando il film di animazione della stessa serie. Al contempo sto partecipando ad un progetto che coinvolge numerosi disegnatori per cui veniamo mandati in diversi paesi e siamo tenuti ad illustrare la nostra zona d’interesse. Io mi occuperò della Mauritania. È un modo diverso e sperimentale di fare fumetto, dove non si cerca soltanto di intrattenere il lettore, ma anche informarlo e, così facendo, di divulgare sempre di più le notizie.

L’intervista si conclude qua, ma il lavoro di Paco Roca va avanti e, qualora vi vada di leggere qualcosa di suo, Tunuè ha proposto appositamente per Lucca Comics and Games 2014 le ristampe di Le strade di sabbia e L’inverno del disegnatore in versione economica per la collana LeAli. Che aspettate!

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Ilaria Mencarelli

Ilaria Mencarelli

Classe 1988, marchigiana d’origine e milanese d'adozione, insegue da qualche anno la laurea specialistica in Scienze della Terra a Milano, che la porterà ad essere geologa a tutti gli effetti. Dal 2013 decide che vuole di più e incomincia a scrivere: prima raccontini liberi sul suo blog, poi articoli e recensioni. Ama tutto ciò che è arte e ha un debole per i fumetti.

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