Il valore delle parole: Papà

Qualche anno fa’ un caro amico scrisse una serie di splendidi post su cosa significasse diventare (ed essere) padre.
Era il suo punto di vista.
E’ il mio punto di vista.

Diventare padre significa scoprire chi sei.
Diventare padre significa essere sopraffatti dalla bellezza.
Dare vita a un essere umano che è altro da te, che pensa da sè, che è in costante divenire e non si fermerà mai.
Diventare padre significa fare l’acrobata in mezzo alla vita degli altri.
Diventare padre significa avere un figlio. Che significa che tutto il resto, finalmente, è solo un dettaglio.
Diventare padre significa guardarlo mentre ti viene incontro a braccia aperte – papà! – e all’improvviso capire la vita a che serve.

Alle splendide frasi di Fabrizio, vorrei aggiungere (oggi) che essere Papà dopo essere stati figli è ritrovarsi a dire (e sgridare) tuo figlio con le stesse identiche frasi e parole con cui venivi sgridato all’epoca.

Ti ritrovi a dire frasi che odiavi e ti infastidivano. Ma è giusto farlo. Per lui. Per me.

Quelle frasi che avevi giurato non avresti mai detto quando saresti diventato grande. E invece…

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Ma perchè vi sto raccontando tutto questo?
Perchè poco fa, mi sono letteralmente perso dentro un cortometraggio
Papà.
Mi sono emotivamente perso dentro quello che dovrebbe essere solo un semplice spot di quattro minuti girato per la Wind da Giuseppe Capotondi con la splendida colonna sonora della Cinematic Orchestra (To build a home – il titolo del brano). Capotondi è anche il regista (fra le tante cose) del lungometraggio, La Doppia Ora, che ha ottenuto la Coppa Volpi alla migliore interpretazione femminile al festival di Venezia ed è attualmente in lavorazione il suo remake americano.

Come non perdersi dentro un rapporto umano e profondo come quello che tra padre e figlio. Come non sciogliersi e farsi rimandare indietro nel tempo a quando eri bambino, ora sei padre a tua volta? Come non immedesimarsi in questo rapporto speciale? Domandarsi quante volte avresti voluto chiamare e non lo hai fatto o quante volte hai pensato ora lo vado a prendere e ci facciamo una passeggiata? Basta un sms no? una mail, una telefonata…
Questo cortometraggio non racconta una storia, racconta di due vite, di una crescita, dell’amore e della distanza. Della mancanza e del ritrovarsi.

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Oggi la tecnologia è al centro delle nostre vite e in un modo o nell’altro le condiziona. Nel bene e nel male. Mettere via tutto, telefoni, mail, chiamate e cellulari e guardatevi negli occhi. Non stiamo parlando del solito pippone moralista sullo sfrenato uso della tecnologia che avvolge i nostri tempi. Sono il primo a credere fortemente nell’interconnessione continua e costante tra persone distanti (e non). Ma qui si mettono in gioco i rapporti umani e come dicevo prima l’essere padre e figlio. Cercare di ritrovare quel rapporto con la nostra infanzia e con il nostro genitore che non può e non potrà mai più essere lo stesso.

Se avete un cuore di pietra questo corto vi lascerà indifferenti e allora è giusto che vi guardiate i normali spot commerciali fino alla fine dei vostri giorni.

Se invece avete un cuore che pulsa e sapete usarlo, godetevi questo cortometraggio (subito dopo la galleria fotografica).

E’ un figlio che cerca il padre.

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Credits

CDP Mercurio cinematografica
• Executive producer Francesco Pistorio
• Producer CDP Danielle Joujou
• Regia Giuseppe Capotondi
• Dir. Fotografia Tat Radcliffe

Agenzia Ogilvy&Mather
• Chief creative officers Giuseppe Mastromatteo e Paolo Iabichino
• Client creative director (Art director) Giordano Curreri
• Client creative director (Copy writer) MarcoGeranzani
• Client service director Silvia Sgarbi
• Account Director Ethiopia Abiye
• Producer Francesca D’Agostino

Post produzione: video Corte 11
Post produzione audio: Top Digital
Musica: To build a home dei The Cinematic Orchestra

Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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