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Les Rencontres d’Arles: Il festival europeo della fotografia

Ad Arles, splendida cittadina nel cuore della Provenza, che con la sua luce e i suoi colori affascinò artisti come Van Gogh e Gauguin, si svolge, ogni anno, il più importante festival europeo dedicato alla fotografia, “Les Rencontres d’Arles”.
In occasioni come questa, Arles si veste dei suoi abiti migliori e si prepara, anche quest’anno dal 7 luglio al 21 settembre, ad accogliere i numerosi artisti (affermati ed esordienti), fotografi, creativi e semplici appassionati provenienti da tutto il mondo.

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Il festival – fondato nel 1970 dal fotografo Lucien Clergue, dallo scrittore Michel Tournier e dallo storico Jean-Maurice Rouquette – ancora oggi, viene considerato come il melting pot della creazione contemporanea ed ha avuto, sin dagli esordi, una grande influenza a livello mondiale, promuovendo e diffondendo il meglio della fotografia internazionale. Per questo, costituisce uno degli appuntamenti più attesi, con più di 100 eventi tra mostre, stages, proiezioni ed incontri con gli artisti, organizzati negli edifici storici della città, alcuni dei quali aperti al pubblico per l’occasione. Questa edizione sarà l’ultima curata da François Hebel, ex direttore dell’agenzia fotografica Magnum Photos di Parigi, che si è occupato dei Rencontres ininterrottamente dal 2002 al 2014. Hebel ci spiega che il titolo scelto per l’edizione di quest’anno, “Parade”, è stato pensato come una sorta di addio, “un’ultima parata per alcuni dei tanti amici che hanno dato forma alla recente storia del festival: Raymond Depardon, Christian Lacroix, Martin Parr, Lucien Clergue, Erik Kessels, Bill Hunt, Joan Fontcuberta, Luce Lebart. Dato che la nostalgia non è nel nostro stile, hanno offerto tutti nuove ed entusiasmanti proposte”. Oltre a loro, si aggiungono artisti per la prima volta ai Rencontres come Vik Muniz, Vincent Perez, David Bailey, Daile Kaplan, Patrick Swirc, Arthur Walther e tanti altri.

ARLES

L’arte del ritratto è messa ben in luce da diversi autori: David Bailey, internazionalmente riconosciuto come uno dei padri della fotografia contemporanea, è l’autore dei più famosi ritratti degli ultimi 50 anni. In “Stardust” ritrae attori, scrittori, musicisti, registi, designers, modelle, artisti e persone incontrate durante i suoi viaggi; Patrick Swirc e Vincent Perez, espongono i loro ritratti ricchi di intensità e carica espressiva nella sublime cornice dell’Abbazia di Montmajour; lo stilista Christian Lacroix propone una ricerca della mitica figura dell’Arlesienne attraverso gli album fotografici delle famiglie di Arles, le opere di Gabriele Basilico, di Vincent J. Stocker oppure tramite l’intervento artistico sui suoi negativi e sulle sue composizioni della fotografa Katarina Jebb.

David Bailey

Vincent Perez

Patric Swirc

Di grande interesse è la mostra di Vik Muniz che continua la sua esplorazione sulla frammentazione dell’esperienza visiva. Nella serie “Album”, utilizza le sue personali fotografie del passato per ricreare un presente.

Ma i Rencontres di quest’anno sono, senza dubbio, un omaggio a Lucien Clergue, di cui si festeggiano gli 80 anni. Nella retrospettiva a lui dedicata, “Les hommes e les femmes de Lucien Clergue”, si è voluto riportare la sua fotografia all’essenziale. Accanto ai magnifici nudi, con i quali ottenne fama e successo, troviamo scene di bambini tra le rovine, di ballo flamenco nella comunità gitana di Saint Marie de la Mer, di cadaveri di animali, di disegni astratti sulla sabbia, oltre a scatti di vita vissuta insieme ai suoi grandi amici, primo fra tutti, Pablo Picasso.

Lucien Clergue

Da vedere la mostra collettiva “Small Universe”, curata da Erik Kessel, in cui 9 artisti olandesi hanno catalogato, archiviato e, in alcuni casi, collezionato immagini dell’ambiente in cui vivono.
Jos Houweling, fin dagli anni 70, ha fotografato particolari e dettagli del paesaggio urbano tra i più svariati ed impensabili.
Melanie Bonajo, che è una delle più importanti figure della fotografia olandese contemporanea, in questa mostra, tocca i temi universali del dolore e della sofferenza quotidiana. In “Merci de m’avoir fait du mal. J’en avais vraiment besoin”, documenta se se stessa nei momenti tormentati di una relazione, mentre piange. Nel momento esatto in cui sente le lacrime agli occhi, afferra la sua macchina fotografica e cattura un’immagine di sé.

Hans De Vries

Hans Eijkelboom

Jos Houweling

Melanie Bonajo

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Quello di Hans Eijkelboom è un lavoro estremamente originale sul tema dell’identità; in esso troviamo una serie di autoritratti in cui “interpreta” il ruolo di padre di famiglia insieme alle mogli e ai figli di sconosciuti, dopo essersi presentato a casa loro nelle ore pomeridiane, quando generalmente il marito è fuori per lavoro. Altro progetto simile è quello in cui Eijkelboom si fa fotografare accidentalmente dal fotografo di un giornale locale in occasione di un evento o di un incidente. L’obiettivo è quello di essere presente, in un modo o nell’altro, nelle fotografie del giornale per 10 giorni di seguito. Il suo lavoro più recente si intitolata “Tenue à dix euros”, in cui l’artista si è fotografato con gli abiti che ha acquistato per 10 euro, durante i suoi viaggi.

Di particolare interesse e sensibilità è l’opera di Hans De Vries. Il suo stile è stato chiamato “micro-emozionale“ perché ha sempre documentato, durante il suo percorso artistico, i piccoli eventi della vita quotidiana. Per “L’histoire du pelargonium”, De Vries ha seguito lo sviluppo delle sua pianta, il geranio-limone, distribuendo talee ai suoi amici e visitandoli poi regolarmente per verificarne lo stato di salute. Il progetto consiste in una sequenza di venti pannelli composti da testi e fotografie che descrivono gli eventi. Un’ossessione intorno a un soggetto molto ordinario, ma messo in scena in maniera straordinaria.

Non da meno sono i dieci candidati del Prix Découverte, che si tiene presso il Parc des Ateliers.
Azu Nwagbogu, fondatore e direttore dell’associazione no profit African Artist’s Foundation (AAF) con base in Lagos, ha candidato Kudzanay Chiurai e Patrick Willocq. Quest’ultimo presenta una serie di lavori di forte impatto visivo, I Am Walé Respect Me, che hanno come tema portante il ruolo sociale delle donne in Congo. Le sue fotografie potrebbero sembrare, ad una prima occhiata, dei fotomontaggi, ma in realtà sono delle vere e proprie messe in scena, ambientate nella rigogliosa vegetazione africana.
È vicino al genere dell’inchiesta il lavoro della serie Deadline di Will Steacy, candidato al Prix Découvert insieme a Pieter Ten Hoopen dall’olandese Wim Melis, curatore del Noorderlicht Photography Foundation. Steacy ha fotografato per cinque anni la redazione del Philadelphia Inquirer per registrare l’effetto dei corposi tagli di personale che ha subito il mondo dell’editoria e che, come lui stesso sostiene, “quando perdiamo giornalisti, editori, news e sezioni di giornali, quando perdiamo il valore dell’informazione, alla fine, ci perdiamo tutti. Il giornale è molto più di un business economico, è un patrimonio civico”.

Quentin Bajac, curatore del MoMA di New York, ha candidato Ilit Azoulay e Katharina Gaenssler. La Azoulay è una fotografa israeliana che lavora sul tema della memoria dei luoghi. Attraverso un lavoro scrupoloso, l’artista conserva tracce di spazi distrutti o sul punto di esserlo che poi ricostruisce nel suo studio e sul suo computer, trasformandoli radicalmente in immagini spesso monumentali.

L’opera di Victor Robledo, artista colombiano candidato da Alexis Fabry insieme a Miguel Mitlag, vede lo studio dell’incidenza della luce sullo spazio attraverso l’immagine astratta delle ombre, durante il passaggio del tempo, dilatato ed effimero.

Bohnchang Koo, professore di fotografia presso Kyungil University di Seoul, in Corea, ha proposto due artisti molto interessanti: Youngsoo Han, sebbene sia morto nel 1999, merita di competere per questo premio per essere stato l’unico in grado di testimoniare l’autenticità della Corea degli anni 50, soprattutto dopo la guerra, quando era quasi impossibile fotografare paesaggi e persone; Kechun Zhang (nelle foto qui sotto)presenta invece un lavoro “The Yellow River” che, oltre ad essere di forte richiamo ecologista, racconta la vita lungo il fiume cinese, esaltandone la sensazione di pace e tranquillità attraverso i colori tenui, con lo scopo di ridefinire il rapporto degli uomini con la natura. Zhang Kechun ha vinto con questo progetto il Prix Decouvérte 2014.

Vale la pena rivolgere una particolare attenzione anche ai giovani talenti come, ad esempio, ai cinque diplomati alla Scuola Superiore Nazionale di Fotografia, Annabelle Amoros, Adrien Pezennec, Jérôme Michel, Olivier Sola, Sajed Sharifi ed infine agli artisti selezionati per il “Concours SFR Jeunes Talents Photo-Rencontres d’Arles 2014”, Maud Bernos, Serena de Sanctis, Delphine Schacher e Camille Szklorz.

Maud Bernos

Serena De Sanctis1

Con gli occhi pieni di immagini, lasciamo a malincuore Arles per tornare a salutarla il prossimo anno, con nuovo rendez vous ai “Rencontres d’Arles”, in un’edizione completamente rinnovata. À bientôt!

Per ulteriori informazioni:

Sito ufficiale – TwitterFacebookFlickr

 

 

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