Fra poesia, street art e parole: intervista a Opiemme

Da tanto tempo volevo realizzare questa intervista, iniziata in realtà un po’ per gioco a settembre 2013, nel corso di una serata trascorsa a chiacchierare con Opiemme a Roma.

Faccio un passo indietro e mi presento: al di là del mio lavoro nel social media marketing sono laureata in lettere (lingue streniere), ho lavorato per anni nell’editoria e sono da sempre una divoratrice di libri e di poesia ma anche di arte e street art. Quando mi sono imbattuta per la prima volta nella “street poetry” ne sono rimasta folgorata. Il termine potrà apparire eccessivo ma non esagero, trovo davvero straordinario il connubio tra poesia e arte di strada, al servizio del popolo.

Qualche breve accenno su questa corrente: la poesia di strada in Italia sembra comparire con l’attivismo di Ferruccio Brugnaro, classe 1936, poeta e operaio a Porto Marghera,  e con Carlo Torighelli (1909-1983), che era solito scrivere le sue “poesie” e pensieri, tutte in vernice bianca e a caratteri maiuscoli, sui marciapiedi di Milano negli anni 70.
A fine ’90 muove i primi passi Opiemme, fra musica e reading, performance e installazioni, tra le sue prime opere di street poetry “rotolini di poesia” (fogliettini arrotolati e appesi a grappoli, contenenti brevi liriche), adesivi, poster. Il suo lavoro poi pian piano si struttura, la parola si decompone e compone immagini, e il suo lavoro comincia a presentare forti rimandi a tutti quei movimenti del 900 dove la parola e l’immagine si uniscono (dalla poesia visiva a quella concreta). Fino a porsi come un’innovativa evoluzione estetica di queste.

Come ha affermato lo stesso artista la sua intenzione è quella di “diffondere la poesia, portarla nel quotidiano”, “le parole arrivano in strada. Vanno incontro agli occhi della gente per farsi leggere. Vivono”.  La poesia diventa segno con cui tracciare nuove immagini. In un incontro al Musicultura Festival, il poeta romano Valentino Zeichen venendo a conoscenza del suo lavoro,  lo esortò con un “Lottare, lottare, lottare per la poesia.”

Tantissimi i poeti scelti nelle sue opere, tra cui Melville, Edgar Allan Poe, Calvino, Pessoa, Neruda, Hikmet, e tanti i rimandi ad altri artisti, ad es. Hokusai, Warhol, Pollock, Scanavino e Cornell, e gli intrecci letterari e artistici.

I fiumi di parole e le citazioni poetiche e letterarie di Opiemme sono un esempio creativo e straordinario di diffusione della cultura, azione ancora più ammirevole poiché legata a uno stile pittorico unico in cui le lettere spesso si confondono, uniscono e intrecciano con le immagini, nonché alla volontà di raccontare il territorio e di imprimere una poesia su una parete pubblica come fosse una pubblicità, con valore e riflessione. Le sue opere oscillano tra il legale e l’illegale e il suo percorso, che mi piace considerare una missione e una rivoluzione artistica e letteraria, è un moto costante: continui spostamenti da una città all’altra, in Italia e all’estero, fugaci e frequenti apparizioni (mai pubbliche) all’interno di eventi e iniziative locali.

I messaggi di Opiemme restano sempre fedeli all’obiettivo e alla sua visione dell’arte ma mutano nella forma, si plasmano a seconda del luogo e del momento. Originalità, produttività, creatività lo contraddistinguono. Avendo la fortuna di conoscerlo mi sento di aggiungere che è una persona forte ma sensibile, autentica e modesta, che vive passionalmente la sua arte, sempre assetato di nuovi progetti, nuove sfide, nuovi muri, nuove ispirazioni.

E la sua sete di parole sconfina con la paura e il desiderio viscerale di catturarle, di non lasciarle mai scivolare via. Il segno, il simbolo, le parole sono un suo pensiero costante. Nella serata trascorsa insieme ho dato ad Opiemme una penna per prendere un appunto su una tovaglietta di carta e la sua mano non si è mai fermata per tutta la sera, tracciando appunti, disegni, schizzi, idee. La conservo ancora insieme a una splendida stampa del celebre corvo, ispirato alla poesia di Edgar Allan Poe.

Ma ora passiamo all’intervista, che attendevo di fare da mesi.

 

1. La street art: legale o illegale?
Illegale. Anche se non ne faccio tanta, è la radice, lo spirito, di questo movimento. Alcuni casi, certo, sono infattibili senza permessi e non sono più street art. Altri nell’illegalità assumono valori più forti. C’è molta confusione fra quelli che sono muralismo, street art, graffitismo. (ndr argomento trattato in un articolo da C215)

2. Perché l’anonimato?
Per poetica. Contrapposizione tra essere o apparire, nella nostra contemporaneità, e in una società fatta di immagine/apparenza, vorrei che l’attenzione resti sui lavori e la ricerca.

3. Ascolti musica quando dipingi? Ti influenza nelle tue opere? (domanda posta a settembre, prima dell’opera ispirata agli Slipknot)
Sempre. E di tutto. Spesso mi fa nascere la voglia di dipingere. Come nel caso del lavoro in studio dedicato a “Before I Forget” degli Slipknot. I lavori di dripping hanno sempre Hedflux sullo sfondo (il caso vuole componga wanderlust, sete di viaggio – https://soundcloud.com/hedflux/sets/wanderlust-ep-outnow)

4. Come scegli le tappe dei tuoi “percorsi d’arte”? Ti lasci guidare anche dall’istinto e dall’amore per i viaggi?
C’è spesso “il caso buono” dietro alle scelte. Questo non esclude una progettualità in cui temi e luoghi si fondono e diventano complementari.

5. Che progetti artistici sogni per il tuo futuro?
Progetti indipendenti, che abbiano il viaggio fra le loro componenti. Street art e arte pubblica mi portano a viaggiare per incontrare luoghi. Il viaggio assume una parte fondamentale nella ricerca e nella creazione dei lavori, nell’intersecarsi ai territori e nelle suggestioni delle persone.  “I viaggi fanno le persone” scrisse John Steinbeck, e in un certo senso i miei progetti si “fanno” col viaggio.

6. La tua attività è iniziata con la scrittura. In seguito la commistione fra parola e arte è stata preminente. Continui a scrivere e hai dei testi nel cassetto che vorresti pubblicare?
Ho qualche romanzo nel cassetto da cesellare. Scrivo per me, non per inseguire l’editoria. Uno dei settori più fuori dal tempo che mi sia capitato di incontrare. Non mi sorprende che nessuna casa editrice mi abbia chiesto di lavorare insieme, per i suoi autori.

Per approfondimenti:
www.opiemme.com
www.facebook.com/opiemme

FOTO (mio profilo Instagram): http://instagram.com/kiyose80

 

Ivana De Innocentis

 

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