Venezia e l’architettura: appunti sulla Biennale

Venezia è in subbuglio.

Non parliamo solo della frenetica chiusura estiva dei licei, dei gavettoni ed i tuffi goliardici in laguna: ma anche di un (ex) sindaco indagato (patteggiato) per presunte tangenti sul Mose, ma anche di una città stanca che manifesta contro le grandi navi in laguna, della Vogalonga, del festival di musica elettronica con ospiti internazionali, ma anche e soprattutto della Biennale di architettura.

Ed è proprio la quattorcidesima edizione della Biennale di Venezia a vestire l’abito di gala d’indiscussa protagonista.

Curata da Rem Koolhaas, affronta un periodo buio per l’architettura, caratterizzato da forte crisi e depressione. In questa edizione la Biennale si propone come studio delle fondamenta, delle regole e della storia, come un qualsiasi docente insegnerebbe ai propri alunni: scoprire se stessi, la bellezza e le proprie potenzialità solo attreverso un processo storico e culturale che ci ha resi unici.

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La sezioneMonditalia vince con un’operazione unica e finora mai riuscita: riunire insieme le diverse sezioni della Biennale (cinema, danza e la stessa arte del costruire) in un’unica architettura. Un’architettura aperta, in cui se si desidera ci si sofferma a comprendere le distinte stazioni (espositive, performative, sonore, visive) oppure si percorre uno spazio stimolativo continuo, si partecipa di un flusso di eventi e di accenni di ricerca che restituisce una parte della complessa realtà dell’Italia di oggi. Il tutto seguendo le 41 installazioni che attraversano il territorio italiano da Sud a Nord, allargandosi fino all’Africa, alle Alpi e all’Europa.

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Urbs Oblivionalis ad esempio, è il tentativo di esporre una ricerca in corso. Dichiarando la misura di una sezione dello spazio modulare delle Corderie asseconda il principio dello scorrimento di Monditalia. La ricerca può essere recepita distrattamente dall’esterno come un enunciato e un’immagine delle più profonde questioni politiche dell’Italia contemporanea. Se il visitatore decide invece di entrare, allora si troverà davanti a due tavoli di lavoro che lo impegnano a un lavoro di montaggio. Il primo volto a far comprendere la complessità e le scale del coinvolgimento dello spazio nelgi episodi politicamente violenti dell’Italia repubblicana. Il secondo volto a consegnare gli “elements” della progettazione di questi spazi

Ma come hanno risposto le 65 nazioni ospiti, di cui 11 alla prima partecipazione, alla ferrea richiesta di Koolhaas?

La risposta è chiusa tutta dentro Absorbing modernity, dove in molti hanno risposto all’archistar risquotendo un dignitoso successo e rompendo ogni schema storico. Come altrettanto fondamentale è la partecipazione internazionale delle mostre collaterali, che troviamo sparse nei più maestosi palazzi veneziani e (quasi) tutte da non perdere.

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Come ad esempio, la Fondazione Prada che ripropone una storica collezione di strumenti musicali avanguardistici e sperimentali, mentre l’Eth di Zurigo spiazza anche la critica più feroce presentando il nuovo open database di mappatura 3d in cloud point: si tratta di un vecchio sistema di tracciamento di solidi e superfici, che un tempo era fatto con misuratori laser, ma ora funziona tramite semplice materiale fotografico; miliardi di punti ricorstruiscono intere nazioni, con un render più veloce della luce.

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Insomma anche quest’anno Venezia e la Biennale non si sono fatti mancare nulla. Ma sopratutto ha messo in campo ancora una volta la straordiaria voglia di stupire aldilà del suo fascino e dei suoi problemi.

E in questo dolce naufrafagare, ci si concedono cocktail allegri, festea palazzo e balli frenetici.

Foto credits:

Muro e Muro2: Ark.inUBlog
Chitarre e pianoforte, Fondazione Prada: Giona Stringa
Russia: Dimitri Ozerkov
Point Cloud render, Eth Svizzera: Christophe Girot

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