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Ham Holy Burger a Roma

Per chi non se ne fosse accorto, da tempo ormai l’hamburger non è più (solo) sinonimo di fast food, di mangiare veloce, di unto e bisunto e di cetrioli infilati da pane e carne. Da un po’ di tempo ormai l’hamburger è uscito da quei luoghi e si è precipitato in cucina, ha incontrato chef, amanti della sperimentazione, gourmand, inventori, creativi e interessanti variazioni sul tema. Insomma siamo di fronte ad una piccola rivoluzione culturale, sopratutto nelle abitudini del nostro paese. Per capire meglio cosa sta avenendo e come si possa fare della buona cucina, avendo come portata principale un disco di carne tritata (perché di questo parliamo alla fine), siamo andati a curiosare nel nuovo Ham Holy Burger di Roma in via Chiana, in realtà questo è il loro secondo punto vendita dopo quello di via Brescia, ma come si dice in questi casi, due è meglio di uno.

A-W-CHICK

Per capire meglio di cosa parliamo abbiamo fatto due chiacchiere veloci con lo Chef Enzo De Angelis, che ci ha mostrato il locale e ci ha introdotto alla filosofia Ham. Una filosofia che cerca per prima cosa di essere uguale tanto a Roma quanto a Milano, stesso menù in tutti i locali, con una particolare attenzione al design del luogo, cercando di recuperare e riusare quanto già era presente nel locale precedente. Qui si passa da scale in legno da muratore e pavimenti antichi (stupendi), fino alle vecchie cisterne dei vini e olii romani (il locale è degli anni venti) lasciate in bella vista. Un’idea tutto sommato semplice quella che ruota intorno a questa filosofia, ma anche un’idea che da calore al locale anche se vuoto. Si sente che è il luogo è stato vissuto in precedenza e questo non può che essere un’ottima cosa.

Passando alla parte succosa del nostro Ham Holy Burger romano, cioè la cucina, non possiamo non sottolineare l’attenzione al prodotto, alla qualità, all’etica della gastronomia. Attenzione, dette così potrebbero sembrare cose scontate per quella che vuole essere una catena di hamburgherie gourmet, invece non bisogna dare per scontato nulla. Sarebbe facile per loro comprare il pane dal fornaio industriale, acquistare la carne dal primo venuto ed avere margini di guadagno notevoli. Invece qui si preferisce prendere la fassona dal presidio slow food in piemonte o farsi il pane da soli, ovviamente il margine economico rimane (mica fanno beneficenza), ma senza dubbio così, anche il cliente ne esce soddisfatto.

S-STAR

Da non dimenticare il lato birra dell’Ham con una invenzione decisamente notevole quale la “Cava delle birre”, si tratta di una grossa vasca refrigerata da dove poter prendere e portare al tavolo la propria birra scelta tra le 50 birre artigianali a disposizione. Per quelli meno interessati alla cultura della birra artigianale (anche qui un tema che sta rapidamente cambiando) ci sono cinque birre commerciali alla spina con cui pasteggiare.

Potremmo ovviamente stare qui delle ore a parlarvi della composizione dei vari panini presenti nei menù (cha cambiano con le stagioni), menù che sono consultabili da iPad (con un occhio anche alla tecnologia quindi) e che presentano ingredienti non solo nazionali, ma anche decisamente molto esotici nei contenuti.

Insomma, l’idea è buona e funziona, un certo appetito e curiosità ce li ha messi. A Milano (che sono presenti da più tempo) il locale funzione bene ed è sinonimo di serietà. La galleria di foto qui sotto dovrebbe farvi venire il giusto appetito. L’indirizzo lo avete. Fateci sapere che ne pensate…

Per ulteriori potete sempre andare sul sito ufficiale (anche per consultare i menù).

Paolo
Informazioni su Paolo "Ottokin" Campana (2099 Articoli)
Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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