ANTEPRIMA: X-Men – Giorni di un futuro passato

Ci sono film che nascono per sorprendere. Ci sono film che, mai come in questo periodo, ci portano in sala pieni di dubbi sulla loro effetiva qualità. Ci sono film che ti incuriosiscono fin dal trailer, ma poi ti chiedi se davvero possono mantenere tutta quella potenza visiva per 121 minuti.

Ecco. X-Men – Giorni di un futuro passato è uno di quei film in cui nel trailer (per una volta) non si sono giocati tutte le scene migliori che avevano, ma hanno sapientemente creato la giusta attesa per una pelliccola (si dice ancora così?) che chiude un cerchio aperto nel lontano duemila, ben 14 anni fa.

Tanto il tempo che c’è voluto per convincere Bryan Singer a tornare dietro la macchina da presa e (ri)prendere per mano i suoi figli più cari, quei primi due capitoli di X-men che avevano dato vita e lustro a tutto l’universo mutante. Un universo imploso su sé stesso con un terzo capitolo davvero pessimo e da due spinoff in cui hanno attentato varie volte alla vita cinemtaografica di un personaggio (semi)perfetto come Wolverine (vi prego non fatelo più). Solo ultimamente con il ritorno al passato e la nascita della ‘prima classe‘ (tutto sommato un buon film) deve essere tornata l’acquolina in bocca a Bryan fino a convincerlo che si può fareeee (cit.).

Ovviamente a convincere definitivamente il regista ci sono voluti anche tanti dollari e la consapevolezza di avere un budget stellare da parte della Fox (il secondo più alto della storia dopo Avatar), alcuni sceneggiatori degni di portare tale nome come Matthew Vaughn (in veste anche di co-produttore) e infine un cast davvero fuori dal comune per quello che facciamo fatica a definire semplicemente un cinecomics. Basta pensare che nel fondere e (ri)mettere insieme il “vecchio” cast dei primi Xmen con quello della First Class, ne sono usciti fuori ben quattro premi Oscar (Fassbender, Berry, Lawrence e McKellen), roba mai vista per un film tratto da un fumetto.

Veniamo alla trama del film. Complessa e semplice allo stesso tempo. In un futuro oscuro e davvero tenebroso, i mutanti sono sull’orlo dell’estinzione, inseguiti, braccati e uccisi dalle sentinelle, create appositamente per questo scopo. Sentinelle potenti, inarestabili e impossibili da distruggere anche per gli X-men (o quello che rimane di loro), l’unica soluzione per sopravivere sembra essere quella di provare a mandare Wolverine indietro nel tempo (con un escamotage davvero fantastico) e fermare le sentinelle prima ancora che fossero costruite. Da qui in poi il film si snoda su un doppio binario, il presente diventa il 1973, il vietnam, Nixon, la paura del futuro e del diverso e tutta quell’ansia che i primi anni ’70 portavano con loro (insieme alle camicie a fiori); Il futuro invece è sempre quello oscuro e apocalittico, che senza un reale aiuto dal 1973 diventerebbe quantomai definitivo.

Ed è proprio a questo punto che arriva la vera sorpresa del film, malgrado un’idea che poteva creare problemi nel suo sviluppo narrativo, incrociando X-men giovani e anziani, spezzando la linea temporale, allargando l’idea che quello che viene modificato nel 1973 cambierà di sicuro qualcosa nel futuro, la storia regge e regge bene. Mai per un minuto durante tutto il film ti viene il sospetto che sia tutta una storia montata male. Niente sospensione dell’incredulità. E’ tutto vero, tutto realistico, tutto presumibilmente vero. Funziona tutto quanto, i dialoghi, la spiegazione, i personaggi, Nixon, la guerra fredda, Kennedy (ahahahah 🙂 e tutto l’impianto dello script funziona a meraviglia.

Impressionante la caratterizzazione dei vari X-men, si passa da un Logan finalmente vero e nel pieno delle sue funzioni, ironico, saggio, consapevole, potente ma contemporanemante tormentato al punto giusto, passando per Pietro/Quicksilver (che rivedremo presto) intepretato da un Evan Peters che ci regala sia un grande personaggio, sia una delle scene in assoluto più belle, creative e divertenti di qualsiasi cinecomics abbiate mai visto (vale da sola mezzo biglietto). Menzione d’onore ad un Magneto davvero fuorimisura, Fassbender oltre ad essere un’attore maiuscolo ha saputo dare al personaggio una forza immensa. Voglio il film su Magneto con Fassbender (non facciamo scherzi eh…)

Senza aggiungere troppo (lo spoiler è sempre nell’aria), non possiamo concludere senza menzionae il villain di turno, quel Bolivar Trask, millionario schizzofrenico e acido, intepretato da un gigantesco Peter Dinklage (scusate il gioco di parole) che, anche se pettinato come Brunetta (per fortuna gli americani non sanno chi sia), regge da solo la forza di uno sterminio di massa della razza mutante. Potremmo star qui ore a raccontarvi e descrivervi le tanti parti anche piccole (Halle Berry) che compongo questo complesso mosaico di un film che anche se categorizzato come cinecomics, è in realtà un film maturo, un film vero, una storia classica e ben descritta, dove “casualmente” i protagonisti hanno dei poteri.

In assoluto questo X-Men – Giorni di un futuro passato  è uno tra i migliori film tratti da fumetti di sempre. Consigliatissimo!

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Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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