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Campari: Art Label 2014 – Omaggio a Depero

Venezia 1926: Fortunato Depero espone alla biennale di Venezia il celebre Squisito al Selz, dedicato a Davide Campari. Inizia così una delle più fortunate ed irripetibili collaborazioni tra arte ed industria. Qualche anno più tardi lo stesso Depero pubblicò il Manifesto dell’Arte Pubblicitaria Futurista spiegando quale era la sua idea di arte “negare l’arte come estetica idealista, affermando che il prodotto artistico non è puro, disinteressato o spirituale, bensì utilitaristico e ideologizzato“. La collaborazione con Campari finì qualche anno più tardi con l’organizzazione di un concorso per un cartello Campari alla Biennale Sindacale d’Arte a Trento. In quei pochi anni si consumò una collaborazione atipica, che non ha e non avrà eguali nel corso della storia dell’arte e della comunicazione.

Per Campari, Depero ha creato manifesti multicolori e bozzetti in bianco e nero per gli annunci sui quotidiani, ma anche innovativi “arredi pubblicitari”, dalle lampade ai vassoi, ai pupazzi di legno, fino ai singolari “totem” pubblicitari. Le campagne di Campari, grazie alla loro linearità e sinteticità, comunicano in maniera estremamente efficace e sono ancora oggi molto attuali, il lettering utilizzato da Depero sembra infatti nato grazie all’utilizzo delle moderne tecniche grafiche.

Chi mi conosce di persona sa perfettamente che due delle mie passioni più forti sono proprio per la grafica (font, lettering ecc.) e per il Campari (Negroni tutta la vita), quindi parlare per me della serie Art Label in tiratura limitata con la reinterpretazione in chiave moderna di alcune opere di Depero è come parlare dei parenti a cui si vuole bene, con la quali si è cresciuti sin da piccoli. Quando studiavo grafica pubblicitaria all’Istituto d’Arte feci tutto uno studio sulla grafica futurista e ci portarono a vedere una mostra proprio su Depero, a quattordici anni fu vero amore.

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Dicevamo delle etichette di questa serie, sono tre, con un forte rimando cromatico e con il giusto richiamo ad un periodo preciso del lavoro dell’artista trentino. Tutte e tre le label provengo da disegni realizzati tra il 1927 e il 1928, in alcuni casi sono state rivisitate, aggiornandole senza stravolgere in gran lavoro di base.

La prima è presa da un disegno in bianco e nero, realizzato a china sul tema dell’aperitivo (già la sapevano lunga nel ’28), per l’occasione è stata rivisitata e colorata in rosso acceso su un fondo verde.

Per la seconda etichetta, la base di partenza è un collage del 1927, un bozzetto a matite colorate dove un cuore/campari che fa da fulcro dell’idea realizzato oggi su fondo giallo.

L’ultima label è in realtà l’unica ad essere stata ideata dall’artista già colorata, realizzata con la tecnica del collage, ci regala l’iconico omino di Depero che degusta il suo Campari.

La serie è davvero molto bella e di impatto, per come la vedo io questo tipo di “promozione” andrebbe fatta più spesso, senza relegarla alla sola edizione limitata. Comprendendone l’assoluto valore artistico ed emotivo, mi piacerebbe trovarle più spesso al supermercato senza doverle cercare appositamente.

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Resta il fatto che ancora una volta il binomio Campari/Depero funziona benissimo, dopo più di ottanta anni, l’immagine iconica, la grafica, il lettering, i colori e il visual futurista funzionano ancora benissimo, segno evidente che l’artista della Val di Non aveva capito veramente cosa sarebbe stato il futuro.

Qui di seguito la consueta gallery delle label di questa serie. Subito dopo trovate una piccola chicca per gli amanti del Campari e del design.

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Dall’arte al design (1932)

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Nel 1932, Davide Campari chiede a Depero di ideare una bottiglia dalla forma innovativa per la produzione industriale del Camparisoda. L’artista trentino disegna, così, nel 1928, l’originale bottiglia dalla forma di calice rovesciato, la cui forma è rimasta ancora oggi invariata e simboleggia una delle icone più famose del design industriale italiano e internazionale. Entra in produzione nel 1932. Le bottigliette d’autore sono tutt’ora in commercio in Italia, Svizzera e Austria.

L’artista trentino teorizzava: “L’arte della pubblicità è un’arte colorata, obbligata alla sintesi, in grado di marciare, come il Futurismo, di pari passo all’industria, alla scienza, alla politica, alla moda del tempo, glorificandole” perché la pubblicità è “arte gioconda-spavalda-esilarante-ottimista”.

 

 

Paolo
Informazioni su Paolo "Ottokin" Campana (2098 Articoli)
Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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