Napoli Comicon 2014: la cronaca e la critica

È finita da poche ore la sedicesima edizione del Napoli Comicon e come ormai tutti sanno, eravamo molto più che presenti, sia come redazione, sia come osservatori privilegiati di quello che si sta rivelando, anno dopo anno, uno dei maggiori e più interessanti festival del fumetto (e non solo) d’Italia (e non solo).
Ma come è andato veramente? Cosa è successo in questo quattro giorni tanto intensi da sembrare settimane?
Cercherò qui di seguito di fare il punto della situazione evidenziando pregi e difetti di un festival in continuo movimento.

Cose buone davvero.

Energia. Se dovessi riassumere questo Comicon in una sola parola, direi decisamente energia.
Energia nel fare, costruire, seguire e metterci la faccia, quella faccia che serve ad esempio a risolvere gli inevitabili problemi di un Festival che ha staccato ben 80.000 biglietti in pochi giorni e che ha visto un vero e proprio fiume umano transitare tra stand, padiglioni, auditorium, corridoi, cancelli, viali e palchi.

La faccia di Claudio, Alino, Alessandro, Viola, Alexandra, Giovanna, Ilaria, Gabriella, Silvia, Roberto, Emilio, Stefanoe Matteo che hanno organizzato un evento davvero enorme, sempre con il sorriso sulla bocca e senza dare di matto abbandonando la nave anche nelle peggiori occasioni, prendendo anche decisioni impopolari e (diciamolo) anti economiche per le loro tasche, come quella di chiudere la vendita dei biglietti della domenica a causa dell’enorme quantità di gente che li aveva già presi.

Una decisione criticatissima in rete, che però (come spesso accade) scriveva comodamente seduta a casa senza conoscere la realtà delle cose, la stessa realtà che ha portato domenica mattina (a biglietterie e cancelli chiusi) a questo spettacolo! La vera folla!

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Quando ad una mostra/festival ti ritrovi in questa situazione e non accade nulla di grave se non che la gente tutto sommato si diverte, capisci che alla fine il risultato maggiore lo hai ottenuto.

I fumetti.

In un festival del fumetto, nemmeno a dirlo, fanno la parte del leone, quella parte sana che (dovrebbe) attirare i lettori a pagare il prezzo del biglietto ed in larga parte così è stato. Da lettore e appassionato di questo mondo, ho trovato ancora una volta, editori preparati, pronti con novità, con tanti tanti autori presenti ai vari stand, tutti quanti molto disponibili sia nel raccontare il loro prodotto sia nel promuovere un movimento in crescita. Malgrado quello che si pensa siamo un paese che non legge e questo non possiamo negarlo, ma siamo anche un paese che ha bisogno del media fumetto per crescere e per avvicinare le nuove generazioni alla lettura. In questo Comicon inoltre mi è sembrato che il livello dei prodotti esposti e portati dalle varie case editrici si sia notevolmente alzato. Da grafico maniaco pignolo quale sono mi sono andato a vedere e sbirciare i vari formati, la rilegatura, la qualità della stampa e tutta una serie di piccole cose che magari il lettore normale non vede ma che dopo anni di onorata carriera nel mondo della stampa tipografica e del fumetto mi piace osservare.
Molto buono.
Magari sarà il mio personale giudizio ma ho notato davvero una grandissima attenzione al prodotto finale, sintomo appunto di una maggiore consapevolezza editoriale del mondo fumettistico tutto.

Il Comicon Kids

Spendo due parole per il piccolo”Kids” (visto che ne sono ideatore con il buon Gud), questo piccolo evento nell’evento era al suo secondo anno di vita e sta crescendo bene, il contributo dato dalla Tunuè e dai suoi tipitondi è stato determinante, i bambini si sono appassionati e hanno trovato (come doveva essere) non un parcheggio dove farsi lasciare dai gentiori, ma un luogo dove cominciare a conoscere questo mondo. Vederli partecipare ai vari workshop è stato emozionante.
Il prossimo anno si crescerà ancora. Vedrete.

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La tubo generation

Per quanto mi riguarda sono stati la vera “sorpresa” positiva di queste giornate, inconsapevolmente mi sono avvicinato a questo mondo da vero neofita, non ne conoscevo ne i nomi, ne i protagonisti. È un problema generazione credo, io uso il “tubo” per vedermi un video, un filmato o qualcosa che ho perso in rete. Certo sapevo (sono pur sempre un animale social) della loro esistenza, del loro impatto e della loro notorietà tra i più giovani, ma vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza di tempo non mi ci sono mai avvicinato più di tanto.

Poi venerdì mattina c’è stato l’incontro tra me e loro, tra la mia realtà e un mondo parallelo che sottovalutavo, anzi, scusate, che ignoravo. Mi sono sentito davvero ignorante e fuori posto.

Chi sono Yotobi, Dario Moccia, Il Tizio Qualunque e Claudio di Biagio?
Io non lo sapevo, ma centinaia di migliaia di ragazzi lo sapevano eccome. Li guardano tutti i giorni sui loro canali You Tube (cliccate sui nomi per andarci), mentre io mi ostino a guardare la tv come molti di voi, lì fuori c’è un mondo di ragazzi che ha chiuso con la Rai o Mediaset e preferisce stare a sentire dei loro (quasi) coetanei che gli raccontano cose. Gli parlando dei loro fumetti, film, videogiochi ecc. gli parlano del loro mondo e lo fanno bene, con ironia e testa.
Prendiamo un video a caso (per farvi capire), il primo video che compare proprio sul canale di Yotobi, si tratta della recensione del film Sharknado (una cagata mostruosa di film), questo video è stato visualizzato da 689.000 persone e dura ben 14 minuti. Oppure prendiamo ad esempio i canali youtube di Dario Moccia (che non centra nulla con l’altro Moccia) che mettono insieme la bellezza di 10.556.808 visualizzazioni! Sì, avete letto bene! Parliamo di oltre dieci milioni di visualizzazioni. Questo non è l’Auditel, dove 8000 macchinette determinano lo share, ma di dieci milioni di persone vere che lo hanno visto e lo seguono. Molto più della Clerici e quasi come Sanremo (per fare esempi popolari).
Ed ecco allora che il ciclone fans, amici e conoscenti della tubo generation sia abbatte sul Comicon impattando fortemente sia dentro l’auditorium (folla immensa e partecipe), sia la mattina dopo all’aperto dal palco.
Il risultato? lo vedete qui sotto…

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Il video presentazione di Claudio di Biagio

Con Claudio di Biagio abbiamo anche fatto un bel discorso notturno, sul cinema, la responsabilità educativa dei nuovi media, sull’arte moderna e sulle fashion blogger, mi sono trovato di fronte non una star leggera e frivola da 13 milioni di visualizzazioni ma un ragazzo intelligente, preparato, conscio del suo rapporto con i fans, culturalmente che umanamente, ma questo è un’altro discorso che affronteremo presto (in uno specifico post).

Insomma, gran parte del caos di pubblico e biglietti del Comicon si deve anche a loro e il mio consiglio è di non sottovalutare questo fenomeno, non è affatto passeggero o di moda, ma è con grande probabilità quella che sarà la televisione di un futuro molto poco lontano.

Le dolenti note.

In un festival così grande ci sono sempre le dolenti note.
Non può e non potrà mai essere tutto perfetto, per quello che mi riguarda credo che il sacrificio più grosso l’organizzazione del Comicon lo abbia pagato sulle mostre. Per quanto interessanti e anche culturalmente credibili, erano (ma lo sono quasi sempre) davvero troppo lontane dal fulcro vitale del festival, ci dovevi andare apposta a vederle e sappiamo perfettamente che se non le segnali o non costringi la gente a passarci in qualche modo, le mostre da sole non attirano. Questo vuole essere anche un messaggio per Alino (a cui voglio bene come ad un fratello), facciamo qualcosa per valorizzarle, metterle in evidenza e far si che diventano un punto a favore, una cosa da vedere e non una da cercare.

Altro punto dolente (se così vogliamo chiamarlo) è la disposizione di alcune sale/workshop/laboratori. Mentre per gli editori si è riusciti a creare un percorso fantastico dove potevi vedere bene i vari stand e camminare con facilità, non si può dire altrettanto per alcune sale che erano in realtà open e al centro di punti di passaggio (tipo la sala Clerville) dove se trovavi quello con il vocione come Mauro Uzzeo allora tutto ok, senti bene a partecipi (Workshop tra i più interessanti), ma se il tono della voce è invece basso o dimesso allora sei finito in balia degli strilli e del vociare di chiunque passi in zona. Questa cosa è da rivedere.

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Ultimissima note stonata a cui però tengo molto (come tutti sanno) è dedicata alla parte food, so benissimo che in realtà questa sezione non dipende strettamente dall’organizzazione del Comicon, ma malgrado l’estistenza di una area dedicata a questa parte e alcuni stand sparsi in giro per il piazzale, cercare di mangiare una qualsiasi cosa che si possa dire “decente” è stato davvero complicato. Io non sono certo uno che si fa problemi a mangiare questa o quella schifezza, anzi, tutto sommato ho un ottimo rapporto con il junk food, ma davvero non capisco come si possa relegare il tutto ad una specie di mensa aziendale con tanto di pasta scotta e collosa, prosciutto stagionato nel piatto del frigo da un paio di settimane (credo sia la prima volta che butto del prosciutto in vita mia), hamburger con mozzarellina (di ieri) squagliata sopra ecc. In generale erano presenti anche altre forme di vita, come il panino con la porchetta dello scorso anno (forse lo era davvero) o la pizzetta fresbee gommata. Infatti alla fine la cosa più sana e fresca che ti potevi mangiare e la tazzetta industriale di noodle a 2,50€ che perlomeno sapevi che era plastica, ma fresca. Il prossimo anno è l’anno del cibo. Vediamo di fare qualcosa.

Conclusioni.

Credo che il Napoli Comicon al pari di Lucca Comics&Games stia crescendo notevolmente anno dopo anno.
Siamo alla sedicesima edizione e non ne ricordo una dove alla fine della fiera non ci siamo detti che il prossimo va assolutamente allargato. I ragazzi stanno facendo un lavoro impressionante se si pensa da dove sono partiti e di volta in volta cercando di sistemare e dare un senso a tutte le realtà presenti. Sono sicuro che anche il prossimo anno cresceranno, miglioreranno e magari, sfondando il tetto della centomila visite dovranno aprire nuovi padiglioni, intensificare gli eventi, gli appuntamenti e tutto il resto. Ma di una cosa sono sicuro, di anno in anno, grazie alla propria crescita e alla continua voglia di migliorare questo Festival sta diventando un’appuntamento sempre più importante per il settore, uno di quelli che leggendo le cronache vi farà pensare “perchè non ci sono andato?”.

Grazie.

Un ringraziamento particolare, oltre a tutto lo staff del Comicon va a Ivana di Brands Invasion per la compagnia e per avermi (quasi) costretto a fotografare un sacco di cosplayer (che di solito nemmeno guardo) e a tutta la nostra redazione (vero Stefania e Ilaria?) per essersi spalmata in giro in cerca di notizie come mai prima d’ora. Grazie!

Qui di seguto trovate una ricca galleria delle foto ufficiali del Comicon (qui il link)

Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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