Wim Wenders a Roma (in mostra)

“Quando si viaggia molto e quando si ama girovagare fino a perdersi, si può finire nei punti più insoliti … non lo so, deve essere una sorta di radar incorporato, che spesso mi indirizza verso luoghi che sono stranamente silenziosi, o tranquillamente strani.”

Wim Wenders, noto al grande pubblico principalmente per la sua attività di regista tra i più importanti del Nuovo Cinema Tedesco, ad otto anni dalla sua ultima mostra fotografica a Roma, con “Urban Solitude” ci offre la sua visione personalissima sulla realtà, in cui focalizza l’attenzione sul tema del paesaggio urbano.

La mostra, dal 18 aprile a Palazzo Incontro (ed aperta fino al prossimo 6 luglio), presenta 25 affascinanti fotografie di grande formato, rigorosamente analogiche, in cui la desolazione, l’abbandono, la solitudine sono veri e propri stati d’animo, ben rappresentati da “ritratti” di città molto care all’artista, dagli Stati Uniti alla Russia, passando per il Giappone e la Germania. Sono squarci improvvisi che si aprono dietro un angolo, sono facciate di edifici abbandonati e in rovina, ma sono anche visioni più ampie di paesaggi che invece emanano sensazioni di calma e serenità, come la piccola città di Onimichi, a sud del Giappone, dove Yasujiro Ozu ha girato “Tokio Story”, in cui sembra di raggiungere un luogo sacro, il territorio di un Paradiso Perduto.

“Le città non raccontano storie, ma possono comunicare qualcosa sulla Storia; possono conservare e mostrare la loro storia renderla visibile oppure nasconderla. Possono aprire gli occhi, come succede nei film, o chiuderli. possono divorare o nutrire la fantasia”.

A guardare queste immagini, man mano che si prosegue il percorso, ciò che emerge è l’assenza dell’uomo. Non v’è traccia di esso, in quanto essere umano, abitante, cittadino, ma se ne percepisce il suo passaggio attraverso le tracce lasciate di una parvenza di vita, memoria di un tempo sospeso. Da qui, un altro tema caro a Wenders, quello della memoria, ricorrente anche nei suoi film.

Molto evidente è l’influenza di Edward Hopper, soprattutto nel primo gruppo di fotografie che ritraggono la realtà americana, mentre in quelle più recenti, tratte dalla serie “Place, strange and quiet” (2013), Wenders cattura una visione più intima del mondo contemporaneo che cambia e si trasforma velocemente.

Le immagini esposte sono accompagnate da testi e da haiku dell’artista che catturano il suo pensiero come in uno scatto fotografico.

WIM WENDERS

Urban Solitude

18 aprile-6 luglio 2014

Roma, Palazzo Incontro – Via dei Prefetti, 22

Qui di seguito alcune foto con i relativi abbinamenti haiku

FOTO 1

“Pochi minuti prima, qualcuno probabilmente stava sullo scalino giallo di fronte a quella porta, fumava una sigaretta, lanciava il mozzicone sulla strada bollente e tornava dentro a lavorare. Al di là del muro e delle sue promesse di una strada sicura, era di certo un luogo simpatico e fresco.”

FOTO 2

“Le città hanno volti e caratteri, come le persone. Questa, con le rughe sulla fronte, mi fa ridere e intristire allo stesso tempo.”

FOTO 3

“Proprio dietro l’angolo di Piazza Puskin che era illuminata dai neon come Las Vegas mi trovai in questo cortile. E’ stato davvero come approdare in una radura di una foresta”.

FOTO 4

Una scritta su un edificio nel centro di Berlino recita: “Questa casa sorgeva un tempoin un altro paese”. Cosa si può dire per quasi ogni casa nella ex DDR, ma come la mettiamo con un altro graffito che sapientemente afferma: “La DDR non è mai esistita davvero”.

FOTO 5 (2)

“Qualcuno ha cercato di cancellare la scritta, ma da una certa distanza si può ancora leggere”.

FOTO 6

“Quell’istante era vent’anni fa. L’ultima volta che sono passato in questo posto, era diventato un negozio di souvenir. Difficile adesso trovare tracce di uno di questi fori di proiettile della seconda guerra mondiale a Berlino. Ogni immagine è una capsula del tempo, dopo tutto.”

FOTO 7

“A volte l’assenza di una cosa ne sottolinea l’importanza. Soprattutto se si tratta di qualcosa che noi diamo per scontato. Come le finestre…”

FOTO 8

“Una cosa che voglio sempre vedere in una città sconosciuta o in un paese sono i cimiteri. Essi sono come un libro aperto. No, non per conoscere la morte, ma per conoscere la vita.”

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