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Capitan America: The Winter Soldier – la recensione

Qualche giorno fa ero al telefono con un amico, gli raccontavo che avevo appena visto l’anteprima di Capitan America: The Winter Soldier, secondo capitolo dedicato al supereroe più stellestrisce della storia dei fumetti Marvel. Si discuteva del fatto che sempre più spesso questo genere di film è dedicato a due (massimo tre) fasce di pubblico, il primo è quello dell’irriducibile amante dei fumetti e dei cinecomics, un utente che li vede tutti tutti a prescindere e che non riesce a giudicarli con lucidità perchè troppo appasionato. Il secondo utente è la fascia della nuova generazione, quella che sta crescendo o è cresciuta con questo genere di film, è una fascia d’età molto ampia e comprende sia i più piccoli (presi anche dai cartoni animati) fino agli adolescenti che sin da bambini hanno visto il primo Spiderman di Raimi, i Batman di Nolan ecc.

Diciamo che questo nuovo capitolo sulle avventure di Cap. strizza tranquilamente l’occhio ad entrambe le categorie e che, malgrado l’avversione del mio interlocutore per i film Marvel (troppo infantili, troppo popcorn movie e troppo semplici) è un film davvero godibile, ben costruito, ben raccontato e sopratutto che per un paio d’ore non ti fa pensare la classica frase “ma dai… non è possibile”.

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Capitan America: The Winter Soldier è un film che non ha grossi/enormi buchi di sceneggiatura, si lascia vedere in santa pace, seguendo la storia con semplice linearità, non dovendo ricorrere alla classica sospensione dell’incredulità e facendo passare un film su un supereroe vestito da bandierone americano come una cosa (quasi) normale.

Certo lo so anch’io che non è il Batman di Nolan, che non ha quella introspezione intimistica, quella deriva triste e cupa che forse solo il cavaliere oscuro (post Dark Knight) si può permettere, ma sono sicuro che è anche molto difficile uscire dal cinema dopo aver visto Cap.2, con la classica frase che sento sempre più spesso fuori delle sale… che cazzata!

Volendo si possono trovare svariati di difetti, qualche 3D fatto strano, una regia un po’ da serie tv con gli ormoni o qualche parte di storia non fondamentale. Forse come dice Roberto (qui): Capitan America: The Winter Soldier non è vero cinema tranne quando Robert Redford, inquadrato in piano americano, si volta verso dei tipi e fa il suo sorriso. Quel sorriso che se avete visto almeno un buon film con Redford, dovreste conoscere bene. Redford sorride e si stringe nelle spalle, come a dire “e che ci volete fare?”.

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Ma malgrado questo,  tutto l’impianto regge. Partendo dal presupposto che quando entri in sala sai perfettamente che stai per vedere un film su Capitan America, allora lo troverai uno dei migliori film realizzati dalla Marvel, uno Studio cinematografico improntato sul raccontare storie di supereroi dei fumetti che diventano film, uno Studio che progressivamente sta crescendo di film in film, che ha una visione (giusta o sbagliata che sia), un progetto, che ogni film è legato all’altro all’interno di un mondo molto ampio, che va dagli Avengers, a Cap. dai prossimi Guardiani della Galassia alla serie tv Agent of Shield.

La Marvel non fa sconti, non lascia indietro niente e nessuno, il mondo cinefumettistico che sta costruendo non farà mai uscire film di bassa qualità, film tirati via tanto per farli. Quel periodo, il periodo delle Catwoman (tanto per citare un film davvero di merda), è finito. Oggi i ragazzi stanno crescendo con questa nuova politica aziendale, dove tutto deve essere preciso, legato, correlato, unito a distanza di anni, come se fosse un unico grande universo in espansione.

Adesso ditemi voi, se da bambini, quando leggevate i vostri fumetti preferiti non avete desiderato film come questi. Invece vi toccava questo:

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Credo che tutto sommato sia un buon periodo per i cinecomics e che questo film rappresenti molto bene questo periodo storico. Certo Hollywood è a corto di idee e si rifugia dentro questo settore per fare cassa, ma è anche vero che stiamo crescendo una generazione nuova di potenziali appassionati di supereroi, siano essi di carta o di cellulosa (vabbeh…digitale!).

Voto: *** 1/2 (su cinque)

Qui di seguito un po’ di materiale sul film, tra clip e carachter poster…

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Trailer

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Paolo
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Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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