Frida Kahlo in mostra a Roma alle Scuderie del Quirinale

Frida Kalho arriva in Italia. Per la prima volta, l’opera della grande artista messicana viene ospitata in uno spazio espositivo prestigioso, le Scuderie del Quirinale, con più di 100 opere tra dipinti a olio, disegni, collage, riunendo capolavori assoluti tra raccolte pubbliche e private, provenienti da Messico, Europa e Stati Uniti. Arricchisce la mostra una serie di opere di artisti coevi per studiarne il legame stilistico, terminando con le tante fotografie che i vari fotografi, tra cui spicca Nickolas Muray, le dedicarono nell’arco di tutta la vita.

La mostra ripercorre l’intera carriera artistica di Frida, in un allestimento ben fatto, con le pareti dai toni accesi dell’arancio e del rosso che ci riportano subito ai colori caldi del Messico.
Completamente autodidatta, Frida, fin dall’inizio, dimostra di avere talento, un talento naturale e istintivo. Uno stile che, inizialmente, risulta piuttosto tradizionale, con forti richiami alle correnti cubiste e futuriste, ma ben presto diventa totalmente personale e sempre più accurato col passare del tempo.

AUTORITRATTO CON TRECCIA, 1941

Di Frida Kalho si è detto tutto. La sua vita, tra disgrazie, amori e sofferenze, ci è stata documentata con dovizia di particolari, tanto da farla diventare un’icona pop, idolatrata in tutto il mondo e venerata soprattutto dal pubblico femminile.
Ma perchè proprio lei e non altre grandi artiste messicane del suo tempo? Perchè non Tina Modotti la fotografa, non Chavela Vargas, la cantante che si vestiva da uomo e molte altre che hanno incrociato il suo cammino nel periodo più turbolento e rivoluzionario del Messico a cavallo degli anni Venti e Trenta?
Una plausibile risposta la possiamo trovare nel fascino eterno che aleggia intorno alla sua figura – donna e artista insieme – in cui l’arte si fonde con la vita e non può essere disgiunta, perchè è la vita stessa un’opera d’arte.

Frida è una rivoluzionaria, una pasionaria, una femminista ante litteram, indipendente e anticonformista.
Ma è anche una donna che ama; ama follemente la vita, tanto da far allontanare, con la forza della sua pittura, la Morte, la Pelona, come lei stessa la chiama. Ama, più di ogni altra cosa al mondo, Diego Rivera, suo marito e il più famoso artista messicano di tutti i tempi. Il loro rapporto, anche se burrascoso, dura tutta la vita, nonostante i reciproci tradimenti, gli addii e le riconciliazioni.

“Ho provato ad affogare i miei dolori, ma hanno imparato a nuotare”.

E’ una donna che soffre; della poliomelite da bambina e di un gravissimo incidente che, a 17 anni, le provoca la rottura della spina dorsale e la costringe a innumerevoli operazioni chirurgiche e a mesi di immobilizzazione a letto.

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E’ da questo momento che inizia a dipingere, guardando sè stessa attraverso uno specchio; dipinge ciò che vede e la realtà che la circonda. La pittura assume così una funzione terapeutica, il modo per sconfiggere la Morte e la Solitudine, temi ricorrenti in tutta la sua opera.

“Dipingo per me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio”.

E’ del 1926 l’Autoritratto con vestito di velluto, uno dei più bei dipinti esposti in mostra. Frida si ritrae come una Madonna rinascimentale, con chiari riferimenti al Botticelli e al Parmigianino, estremamente sensuale nello sguardo ammiccante e nella nudità appena accennata, coperta solo dall’abito di velluto rosso. Dietro di lei, un mare in tempesta dai toni scuri.
Frida dipinge il quadro per il ragazzo amato, Alejandro Gòmez Arias, che lui stesso tenne con sè per tutta la vita, esponendolo sempre seguendo le sue indicazioni, ad altezza occhi, in modo da avere l’impressione di guardare costantemente il suo viso.

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Un’altra opera, questa volta rivolta al marito, Autoritratto con collana di spine e colibrì, che dipinge nel 1940 in un momento di distacco da Diego Rivera. Il dipinto è ricco di simboli nascosti. Ai due lati della collana, tra le spine, ci sono le lettere D e F, Diego e Frida, legate insieme dall’amore – la collana – che provoca sofferenza e dolore. Dietro di lei, una flora rigogliosa e gli animali preferiti di cui ama circondarsi, scimmie e gatti neri, che sono gli unici a farle compagnia, sotto il suo sguardo impassibile.

AUTORITRATTO CON COLLANA DI SPINE E COLIBRI', 1940

L’arte di Frida Kalho non può prescindere dalla storia del suo paese, il Messico, dal movimento rivoluzionario zapatista del 1910, dall’attivismo nel partito comunista, dal carattere folcloristico dei retablos e degli ex-voto, dal culto e dalla rappresentazione delle divinità precolombiane. Si percepisce, attraverso le sue opere, il forte dualismo che caratterizza tutto il suo percorso artistico: la vita e la morte, l’amore e il dolore, le luci e le ombre, maschile e femminile. Tutto si unisce alla fine, si mischia nell’arte di Frida.

In quegli anni, importanti avanguardie artistiche fecero del Messico il loro fulcro creativo: dal Pauperismo rivoluzionario allo Stridentismo, passando per il Surrealismo di Andrè Breton che, nella prefazione al catalogo della mostra di New York del 1939, definisce l’arte di Frida “un surrealismo intriso di cultura e carattere messicani”. Ma, come lei stessa ebbe a dire in un’intervista nel 1953:

“Pensavano che anch’io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni”.

Lungo il percorso espositivo, Frida ci guarda, con quei suoi occhi di velluto, neri e malinconici, che non si sono mai chiusi, attraverso i suoi autoritratti e continueranno a guardarci, come lei stessa scrisse sul suo diario poco prima di morire…

Continuerò a scriverti con i miei occhi. Sempre”.

FRIDA KALHO
Roma, Scuderie del Quirinale
dal 20 marzo al 31 agosto 2014

Qui trovate l’elenco completo delle opere esposte e di seguito una galleria di alcune di esse

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