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Intervista a Luca Manfè: un italiano a MasterChef USA

Alla vigilia della finale italiana di Master Chef italia, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Luca Manfè, Italiano di Aviano (Friuli) e vincitore della versione americana del noto programma.

Fra pochi giorni si concluderà la terza edizione italiana di MasterChef Italia, mentre attendiamo di sapere chi tra Enrica, Federico e Almo sarà il nuovo Master Chef (forza Enrica), abbiamo pensato di fare quattro chiacchiere con Luca Manfè, 32 friulano di Aviano, vincitore della quarta edizione della versione USA del noto programma culinario.

Luca, primo italiano a portarsi a casa il prestigioso trofeo è uno dei personaggi televisivi (e non solo) dell’anno. Ha rappresentato ancora una volta negli States, la parte migliore dell’Italia, quella della territorialità, dei prodotti genuini, della cultura delle tradizioni e della voglia di emergere con qualità, senza scorciatoie e senza barare…

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Cominciamo dalle cose semplici, un po’ di sano campanilismo italiano… sei originario di Aviano in Friuli Venezia Giulia, una terra pratica, dalle forti tradizioni, cosa ti porti dietro di questa terra oltre alle ricette?

Per me Friuli Venezia Giulia significa famiglia, è il luogo dove sono cresciuto e in cui ho imparato i valori della vita, basati innanzitutto sul rispetto per gli altri e sulla condivisione dei risultati. Proprio per questo, appena ho potuto, subito dopo la conclusione di Masterchef USA 2013, sono rientrato a casa per assaporare la gioia della vittoria con i miei fan italiani. Per me i rapporti umani sono sempre stati essenziali ed ora più che mai sono importanti, infatti, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, soprattutto in Italia, è importante portare una speranza, interagendo direttamente con le persone…a modo mio spero di esserci riuscito. Parla un ragazzo che se ne è andato via con un bagaglio pieno di sogni, ma senza certezze. Non senza sforzi, ma con perseveranza (tipica dello spirito friulano) e ingegno sono riuscito a farcela, a trasformare le mie aspettative in realtà in un luogo, New York, che ora posso definire casa, ma all’epoca era a me del tutto sconosciuto. Da semplice cameriere sono riuscito a diventare dapprima manager di importanti ristoranti fino a vincere uno tra gli show televisivi più importanti d’America con un piatto tipico della cucina di tradizione, il frico. Con questa ricetta ho fatto conoscere all’America alcuni aspetti celati della cultura italiana. Attraverso il programma sono riuscito a smentire alcuni luoghi comuni ancorati all’Italia, dipinta troppo spesso come pizza, mandolino e mafia.

Quindi la ricetta della vita, quella della memoria (non vale citare il frico)?

Le ricette sono tante, forse troppe, ma sicuramente gli gnocchi alle spinaci con ricotta affumicata e la brovada e musetto, quelli sì, sono indimenticabili.

Sei partito da classico immigrante “old style”, sei passato da cameriere a chef vincitore di Master Chef, la tua sembra davvero una favola d’altri tempi… ma il Luca cameriere già cucinava? o la passione è nata durante il percorso formativo nei ristoranti di New York…

Il Luca cameriere già cucinava e già aveva messo le mani in pasta sin da quando era piccolo, assieme alla mamma e alla nonna. Poi non vi nascondo che le mie esperienze all’estero hanno fatto di una passione un dovere, nel senso che dovevo farmi da mangiare da solo ed è così che ho affinato le mie doti da provetto cuoco.

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A Masterchef hai provato per ben due volte ad entrare in gara (la seconda è stata quella buona), come mai tanta tenacia e perchè proprio Masterchef?

Perché è emerso il mio spirito friulano, la gente delle mie parti infatti è abituata a tirarsi su le maniche ed affrontare la vita, soprattutto è abituata a gestire le criticità e i problemi. Basti pensare a come ha affrontato il terremoto. Bè si vede che ho ereditato dal papà questa dote e ho deciso di ricandidarmi per l’edizione 2013 di Masterchef. Perché quel programma? Semplice. Era il mio preferito, lo guardavo sempre e volevo entrare da protagonista, non da semplice spettatore televisivo.

Adesso che è passato un po’ di tempo, cosa ti rimane (oltre alla vittoria) di questa incredibile esperienza? Che rapporto hai con i tuoi ex concorrenti (e con i giudici)

Mi rimane un’esperienza indimenticabile, fatta di momenti particolari di gioia e di grandi delusioni, da cui ho capito meglio quali sono le mie potenzialità. Dalla gara infatti ho tirato fuori i tratti caratteriali più nascosti, senza mai fingere. Sono sempre stato me stesso, anche la gara l’ho vissuta con etica sportiva, mai cercando escamotage di basso livello per vincere le gare. Solo tanta voglia di farcela, di dimostrare le mie capacità, ponderando bene e in poco tempo le ricette con astuzia, ingegno e creatività, tipici ingredienti della qualità made in Italy.

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Con gli altri concorrenti in generale c’e’ un bel rapporto, ma l’unica con la quale ho un rapporto molto stretto e’ Bri. Eravamo uno di fianco all’altro al provino e siamo stai molto uniti durante tutta la competizione!

Con i giudici non c’e’ un rapporto, loro sono di una altro mondo, ma mi sento ogni tanto con Joe soprattutto quando ho domande sul mio progetto per il ristorante!

Torniamo alla cruda realtà quotidiana, siamo in un periodo di crisi economica (internazionale) e in molti vedono nella cucina, nel food e nel ritorno alle tradizioni culinarie del territorio una strada per vivere bene. E’ vero anche per chi lavora nella ristorazione o è solo una sensazione?

Ora più che mai bisogna puntare sulla qualità, attraverso l’utilizzo di materie prime prodotte nel totale rispetto della natura e di conseguenza dell’uomo. Anche in una città come New York e nell’America in generale si sta diffondendo la cultura degli alimenti biologici, ma il processo di cambiamento è ancora lungo. Nel mio piccolo, nel mio nuovo ristorante che aprirò a breve ho deciso di importare prodotti tipici italiani, tra cui il prosciutto crudo di Sa Daniele, che anche nelle piccole boutique di cibo italiano, è praticamente impossibile da trovare.

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Contaminazioni, fusion, ricette, prodotti tipici, tradizione… dove sta andando la cucina in america oggi (e nel resto del mondo se vuoi)…

Come già accennato l’America sta iniziando una nuova fase di cambiamento in cucina. Anche grazie ai numerosi talent show sul food, di cui uno è Masterchef, la mentalità degli americani sta iniziando ad evolvere verso piatti più salutari. Anche il bio sta prendendo piede, ma la strada è ancora lunga.

…e dove andrà il Ristorante di Luca? Siamo curiosi… a che punto sei? Che tipo di ristorante sarà? Sarà un ristorante Friulano? Come riuscirai a coniugare la tua tradizione con l prodotti che trovi a NY? 

Tutto nel mio ristorante ricorderà il friuli venezia giulia e l’Italia. Voglio portare un pezzo dell’eccellenza del mio Paese in America, facendo assaporare ricette e materie prime, ad oggi, ancora troppo difficili da trovare. Per fare questo sto già aprendo e consolidando rapporti commerciali con alcuni produttori italiani, attraverso cui importerò gli alimenti in America. La mia cucina partirà da basi della tradizione culinaria italiana, ma il tocco della mia mano si vedrà; le ricette avranno quel particolare in più, che le renderanno uniche e si andranno a fondere con alcuni spunti colti sulle tavole americane, grazie anche a mia moglie, che è per l’appunto americana.

Concludiamo con un po’ di sana pubblicità, se ci dovessi suggerire dei ristoranti (veramente) Italiani a NY che sono fuori dal giro turistico (spaghetti, polpette ecc.) dove si mangia davvero bene… dove ci mandi?

Di sicuro il mio ristorante preferito in America è il Marea, con lo chef americano Michael White, che propone una cucina ricercata con ricette di pesce. Provare per credere!

La chiacchierata si conclude qui, ringraziamo ancora una volta Luca per la disponibilità e la voglia di condividere la sua esperienza televisivo/culinaria.

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