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Moka Bialetti: 80 anni vissuti all’insegna dello stile

Quello del caffè è un rito a cui la maggior parte degli italiani non sa proprio rinunciare. Che sia a colazione, durante una pausa lavorativa o dopo i pasti il suo consumo giornaliero è ormai parte integrante della tradizione del Bel Paese, esattamente come altri punti fermi dell’alimentazione italiana quali pasta e pizza. Al contrario di queste ultime, alimenti che sono stati riprodotti in ogni angolo della terra, spesso con scarsa considerazione della qualità del cibo servito, il caffè mantiene ancora la sua integrità tutta nostrana sottoforma di bollente e ristretto espresso.

E con cosa si fa il caffè? Lo sappiamo tutti: con la Moka. Essa è un oggetto particolare, unico e fortemente caratteristico e lo è a tal punto da essere stata collocato al MoMa di New York  a rappresentare il design italiano. In alluminio e dalla classica forma ottogonale, la Moka è infatti prima di tutto il simbolo della tradizione made in Italy e della ritualità tutta nostrana di gustarci l’amata bevanda.

Molti non sanno però che ad avere brevettato la macchinetta del caffè è stato proprio Alfonso Bialetti, fondatore nel 1918 della Bialetti Industrie S.p.a., nata come produttrice di semilavorati e di manufatti in alluminio.  Egli osservando sua moglie fare il bucato con la lisciveuse creò il primo prototipo di Moka nel 1933, la Moka Express. E così, in occasione degli ottant’anni dalla sua invenzione presso La Permanente di Milano si è da poco conclusa la bella esposizione “La Moka si mette in mostra. 80 anni di un’intuizione geniale diventata mito” che ripercorre la storia del caffè e il percorso creativo del brand all’insegna dell’innovazione e della funzionalità.

L’idea, ci spiega la curatrice Gaia Mazzon, è quella di ripercorrere la storia dell’azienda mediante i materiali storici presenti in archivio in modo da raccontare in una prima parte della mostra la storia del caffè prima dell’avvento della Moka Express e una seconda parte dedicata principalmente all’evoluzione del prodotto nel corso degli anni, dalla struttura ottagonale in cui compare l’esemplare del 1933 alla nuova macchina elettrica, Diva.

Ad una prima parte completamente dedicata ad aneddoti che ricollegano il caffè a luoghi, periodi storici, opere letterarie e personaggi illustri (uno su tutti: la benedizione del caffè, prima considerato “bevanda del diavolo”, da parte di papa Clemente VIII) sussegue la collezione privata di Andrea Moretto, ricca di caffettiere antiche e curiose. Lo stesso collezionista mostra il funzionamento di questi strumenti desueti ma tremendamente affascinanti e ci lascia osservare, in esclusiva, una macchina non presente nell’allestimento: una caffettiera appartenuta probabilmente ad una famiglia nobile con cupola in vetro e pomello in osso.

Si passa poi al cuore della mostra che e contiene al suo interno esemplari storici dell’azienda Bialetti tra cui spicca al centro la Moka Express del 1933, massiccia e dalla morfologia ottogonale, marchio caratteristico dell’oggetto, ideato appositamente per renderlo più stabile possibile. Segue un notevole numero di modelli industriali e degli incredibili pezzi dotati di forme insolite e unici nella loro fattispecie. Ci sono poi le Mokone e le altre macchine elettriche a chiudere il percorso evolutivo di Bialetti e la sua entrata nel mercato della produzione delle cialde a circuito chiuso, i cui aromi richiamano i gusti delle città italiane: si passa perciò dal fortissimo Napoli alle note morbide del Venezia, passando per Roma e Milano.

Un’altra parte notevolmente interessante è quella dedicata alla pubblicizzazione del prodotto; se infatti il brevetto e il prototipo della Moka era già in mano all’azienda familiare dal 1933 è grazie a Renato Bialetti, figlio di Alfonso, che l’oggetto inizia a spopolare in Italia e diventerà un pezzo forte della nostra tradizione. Dopo aver visto per la prima volta l’invenzione paterna e comprese le potenzialità del prodotto, egli infatti inaugura una campagna pubblicitaria basata inizialmente su affissioni, pannelli e mega-installazioni in corrispondenza ad eventi fieristici per poi passare in tv, al Carosello, trasformando il suo logo “L’Omino coi baffi” in un vero e proprio cartoon. Ideato dall’animatore Paul Campani (pseudonimo di Paolo Campani) nel 1952, Campani, animatore e pubblicitario attivo fino a metà degli anni ’70, per il suo “omino” utilizzò la caricatura dello stesso Renato Bialetti che sin da subito accettò divertito di diventare logo della sua stessa azienda e di apparire nei giornali, nei fumetti, in televisione e nella moka stessa. Fu l’inizio del mito.

Considerevoli gli eventi organizzati per l’occasione con l’intento di portare Milano alla scoperta dei segreti del caffè, dell’evoluzione della produzione Bialetti e dell’innovazione grafica del marchio: degustazioni di caffè, collaborazioni con le università NABA, Brera e Cattolica, coinvolgimento con imprenditori e architetti, visite guidate e attività per i più piccoli.

Insomma, c’è molto da vedere e da scoprire sulla moka e sulle sue evoluzioni soffermandosi ad osservare attentamente l’oggetto in tutti i suoi particolari, dal bollitore al manico, dal raccoglitore al pomello superiore. E osservandola si noterà che essa è uno strumento talmente comune ed entrato così profondamente nella nostra quotidianità da sembrarci quasi sospetto un ipotetico presente in cui ne siamo privi. Un oggetto che diamo forse un po’ troppo  per scontato e che senza l’intuizione di due uomini brillanti come i Bialetti non avremmo nelle nostre case a dettare stile e italianità.

Ilaria Mencarelli
Informazioni su Ilaria Mencarelli (401 Articoli)
Classe 1988, marchigiana d’origine e milanese d'adozione, insegue da qualche anno la laurea specialistica in Scienze della Terra a Milano, che la porterà ad essere geologa a tutti gli effetti. Dal 2013 decide che vuole di più e incomincia a scrivere: prima raccontini liberi sul suo blog, poi articoli e recensioni. Ama tutto ciò che è arte e ha un debole per i fumetti.

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