Jim Henson’s Tale of Sand: Intervista a Ramón Pérez

Per un ragazzo cresciuto negli anni ’70 Jim Henson è qualcosa di molto più grande di un semplice burattinaio. Jim Henson è stato per molti di noi il padre dei Muppets e di Sesame Street, gente cresciuta con Gonzo, Kermit, Bert e Ernie, Miss Piggy e tutta una serie di “pupazzi” che partendo da una solida idea educativa sono arrivati a diventare parte della cultura popolare di tutto il mondo.

Ma Jim Henson non è stato solamente il creatore dei Muppets, Henson è stato anche maestro e mentore di registi e sceneggiatori (come Frank Oz ad esempio) che hanno collaborato a numerosi film e fatto grande Hollywood in momenti difficili. Ma Henson è sempre stato però anche un bravissimo storyteller come si direbbe oggi, sia nel creare storie per i più piccoli che storie più mature.

Una di queste è Tale of Sand.

La sceneggiatura di Tale of Sand è stata ritrovata solo recentemente da Karen Falk (archivista della Jim Henson Company) ed era stata scritta dallo stesso Jim oltre quaranta anni fa. Misteriosamente finita in qualche cassetto, questa storia rappresenta in qualche modo un’estensione di Time Piece un cortometraggio surreale e molto artistico, che realizzoò nel 1964/65 e che gli valse la nomination all’Oscar come miglior cortometraggio (vede qui di seguito il trailer).

Quella preziosa sceneggiatura ritrovata, grazie ad una scelta davvero azzeccata da parte dell’Archaia Entrateinment (editore originale del volume) è finita nelle abili mani ilustrative di Ramón Pérez

Per i pochi che non lo conoscono Ramón Pérez è uno dei maggiori talenti fumettistici in circolazione e confesso il mio sbalordimento quando non ho trovato una fila enorme davanti al suo stand la scorsa Lucca Comics.

L’opera infatti ha fatto incetta di prestigiosi premi internazionali tra cui tre Eisner (Best Graphic Album New, Best Penciller/Inker e Best Publication Design) due Harvey.

Canadese di nascita Pèrez ha lavorato per Archaia, Marvel, DC, Dark Horse, Owl Kids, Scholastic Canada, McClelland & Stewart, Lucasarts, Epitome Pictures, Hasbro, Wizards of the Coast, Clorox e numerose riviste. Oltre a Tale of Sand, i suoi lavori più recenti sono targati Marvel (Wolverine  and the X-men, Uncanny X-Force e molti altri, autore davvero completo ed estroso, malgrado la sua mole di lavoro e il successo, continua a portare avanti i suoi progetti personali sul web: Kukuburi e Butternutssquash, a cui è molto legato.

Durante Lucca Comics, abbiamo avuto modo di intervistarlo nel retrobottega della Panini 9L che ha pubblicato Tale of Sand in un edizione davvero molto ben curata (non solo graficamente)

Iniziamo dalle basi, il tuo tratto poco comune, tradisce una passione per particolari influenze estetiche. Quali sono i tuoi maestri?

E’ difficile fare un elenco, ma mi sono sempre piaciuti moltissimi artisti moderni, sono stato influenza da moltissime cose differenti, da Alfons Mucha, Gustav Klimt, artisti del XIX secolo o illustratori di poster cinematografici degli anni Sessanta a fumettisti degli anni ottanta come Arthur Adams e Mike Mignola, ma anche autori di fumetti classici, come Alex Toth e Alex Raymond e non posso non citare Calvin e Hobbes con la quale sono cresciuto.

Leggendo Tale of Sand ti si scopre anche colorista di un volume dove il colore non è solo colore, ma anche narrazione, contaminazione e lettura, che valore dai a questo tipo di lavoro. 

In Tale of Sand, la colorazione assume un valore molto importante. La sceneggiatura originale era silente, quasi non c’erano dialoghi, la parte del protagonista era la musica e gli effetti sonori. Ho guardato gli archivi di Jim Henson ed effettivamente amava molto gli effetti sonori, l’animazione, i film d’azione. Credo, dunque, che i colori, in Tale of Sand abbiano la stessa funzione della colonna sonora nel film e come tali li ho usati. Ho cercato di allestire con i colori come una sorta di concerto.

Hai avuto libertà nell’affrontare la sceneggiatura?

Ho lavorato direttamente a partire dalla sceneggiatura originale. Ho parlato con gli editori e con lo staff di Henson, gli unici interventi che ho fatto sono stati per rendere il racconto più fluido, magari per rendere più brevi delle parti della storia che altrimenti nella graphic novel sarebbero risultate troppo lunghe… sì, diciamo, che ho avuto libertà, ma mi sono sempre confrontato con gli editori e con la Jim Henson Company e sua figlia Lisa.

Hai sentito la responsabilità di un compito del genere: Henson era molto amato dal suo pubblico e dare nuova vita ad un capolavoro sperimentale poteva essere in qualche modo un rischio…

Tutti mi chiedono questa cosa della pressione e della responsabilità di lavorare su un copione di Henson, ma devo dire che non l’ho mai sentita più di tanto, sarà forse che ho lavorato velocemente, mi ci sono voluti solamente sei mesi per realizzare il volume ed il tempo è passato senza che me ne accorgessi. Solo il giorno della pubblicazione, mi sono detto: «cosa ho fatto?», prima non mi sono mai soffermato a fare considerazioni del genere. È stato tutto molto naturale.

La chiacchierata finisce qui. Ringraziandolo per la gentilezza, la simpatia e la spontaneità, ci invita nei giorni successivi a Lucca Comics a Milano in occasione della presentazione del suo volume, giusto il tempo per qualche foto e un disegno inedito fatto apposta per noi e soffermarci su l’ultimo clamoroso  interrogativo, come sia stato possibile che simile talento (pluripremiato all’estero) è stato praticamente ignorato dalle nomination e dai premi (se così li vogliamo chiamare) di Lucca Comics?

Ma questa è un’altra storia…

 

 

Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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