Playing the game: sul concetto di art ed indie games

Milano – Domenica 27 ottobre mi reco intorno alle quattro e mezza in Santeria in via Paladini 8, sede in cui si svolge l’edizione 2013 di Playing the game, manifestazione dedicata agli indie games che si prefigge appunto lo scopo di sensibilizzare e far conoscere la realtà legata alla programmazione dei videogiochi indipendenti al pubblico più generalista. Appena arrivata, salgo le scale e mi dirigo nelle due salette trasformate per l’occasione in postazioni gioco, curiosa di scoprire fonti di ispirazione, idee e meccanismi degli art games in prova.

Con il termine art games si indica qualsiasi videogioco indie abbia una forte relazione narrativa, didattica o/e grafica con arte e cultura e che stimoli ed emozioni il giocatore mediante espedienti originali anche se spesso di non immediata comprensione. La riflessione, l’uso della logica, l’acquisizione di conoscenze nuove e la necessità di convogliare emozioni complesse sono infatti gli obiettivi principali che si prefiggono i giovani programmatori che hanno deciso di intraprendere questa carriera.

In Italia, dove i videogiochi commerciali spopolano ma dove non vi sono apposite sedi adibite alla loro creazione,  tanti programmatori indie si barcamenano nelle intricate e rischiose reti del mercato nel tentativo di offrire prodotti fini, profondi, intellettuali e unici nel loro modo di interazione e fruizione con il giocatore.

Per l’occasione vengono frapposti momenti puramente ludici dove i partecipanti possono appunto testare i videogiochi e capire indirizzo e approccio di ciascun prodotto presente e momenti meno interattivi con interventi e presentazioni atte a esplicare le tappe del processo creativo ed esecutivo di vari art games e la notevole documentazione necessaria per creare un gioco brillante e coinvolgente.

Osservo con attenzione la grafica oscura e dark di Will love tear us apart, videogioco ideato sulle tre strofe principali della famosa canzone dei Joy Division, il cui impatto è quasi cinematografico. Non sembra, infatti, un gioco quanto un’animazione interattiva dai toni cupissimi volta a superare, esattamente come nella canzone, la chiusura di una relazione, passando per il confronto, lo smarrimento e la scelta finale. Genera sconforto, spaesamento ed oppressione, esattamente le emozioni che legano l’essere umano ad un lento e inesorabile addio, tutto questo all’interno di uno scenario onirico dominato dagli sfondi neri e dai tratteggi bianchi che delineano figure e luoghi.

è possibili testare anche tre particolarissimi prodotti italiani: Brush Chronicles (opera di Wannabe Studio),  Cave! Cave! Deus videt! (We are Muesli, vincitore del premio Bosch Art Game) e Swan (Urustar srl, finalisti della competizione Bosch Art Game). Il primo è un progetto ambizioso a scopo didattico: il giocatore deve muoversi all’interno di famosi quadri con l’intento di liberare gli stessi pittori dalla prigionia di una matita tecnica, il terribile cattivo. Il secondo è una sorta di romanzo interattivo ispirato al trittico Le tentazioni di Sant’Antonio di Jheronimus Bosch, in cui il giocatore prende le veci di un ragazzino in visita al museo di Lisbona a avrà modo di completare un’intera storia (delle otto possibili) basata sulle interpretazioni dell’opera, supportato da una grafica semplice ma con espliciti richiami allo stile e alle grottesche figure di Bosch. Il terzo è un percorso verso la decadenza, rappresentato dal passaggio Eden-Terra-Inferi, del protagonista, un cigno, che vola attraverso le opere di Bosch ma che inevitabilmente si ferisce e soffre, planando tra i folli personaggi e le bizzarre ambientazioni de Il giardino delle delizie.

Poi si presentano progetti e libri a tema, si gioca a Demon’s Revenge (anch’esso finalista di Bosch Art Game), si ammirano gli splendidi concept art di Ovosonico e si scopre a fondo quanto i videogames non siano solo mero intrattenimento, ma qualcosa di più.

In Italia un paese che non concede budget elevati per la programmazione di questi si è sviluppata una fiorente cultura del videogioco indipendente, sempre più stimolante e prolifico. Quanto si dice che dal deserto nasce il fiore più bello.

Riferimenti:
 www.playing.vg
Twitter: @playingfestival – #PTGfestival
Facebook: www.facebook.com/playing.page 

Ilaria Mencarelli

Ilaria Mencarelli

Classe 1988, marchigiana d’origine e milanese d'adozione, insegue da qualche anno la laurea specialistica in Scienze della Terra a Milano, che la porterà ad essere geologa a tutti gli effetti. Dal 2013 decide che vuole di più e incomincia a scrivere: prima raccontini liberi sul suo blog, poi articoli e recensioni. Ama tutto ciò che è arte e ha un debole per i fumetti.

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