Breaking News

Zygmut Bauman a Meet the Media Guru

Zygmut Bauman, uno dei più conosciuti pensatori degli anni zero, ovvero il sociologo quello che ha formulato la celebre definizione di “modernità liquida” è stato l’ospite dell’ultimo Meet the Media Guru – appuntamento che da qualche anno ormai propone incontri sulla cultura digitale con prestigiosi ospiti internazionali – il 9 ottobre a Milano, al Teatro dal Verme.

Bauman ha tenuto per un paio d’ore la folta platea (e la rete, con l’hashtag #mmgBauman nei primi posti tra i  top trending italiani su Twitter) attenta  riflettere su di un tema che ci riguarda tutti: l’impatto della rivoluzione digitale sulle nostre vite. Vi sembra poco?

Non c’è niente di banale, anche se leggendo i contenuti vi accorgerete che tutto quello che ha detto in sala vi suona familiare. È la nostra vita quotidiana, dovremmo esserne coscienti, ma è talmente raro fermarsi a pensare su quello che stiamo vivendo che quasi ci viene da accogliere questa conferenza come un’epifania.

“Non sono un guru”. Con queste parole si presenta Bauman, rompendo l’applauso della platea. Apre sottolineando che quello che gli interessa non è tanto fare una lezione quanto aprire un dialogo, offrire degli spunti di riflessione.

Perché è innegabile che ci siano delle conseguenze nel nostro fluttuare tra una vita online  (che le statistiche inquadrano in media tra le 7 ore giornaliere) e una vita offline, quella considerata “reale”, che ha perso gran parte delle caratteristiche di quelle dei nostri padri e dei nostri nonni.

Sapreste oggi immaginare il mondo senza internet? Il progresso tecnologico sta influenzando l’acquisizione delle nostre competenze in quanto esseri umani, e rischiamo di perdere le abilità che riguardano la gestione delle relazioni, dei legami, della risoluzione dei conflitti, dell’accettazione delle diversità.

La rete, secondo il sociologo, è una “comfort zone” fatta di comunità che ci rispecchiano. I legami in rete sono labili, eterei per quando sono semplici da creare e da disfare. Basta pensare alle nostre amicizie su Facebook: un click per crearle, un click per chiuderle e allontanare per sempre delle persone dalla nostra vista.

Bauman arriva dritto al punto con una battuta, pensando al fatto che in 88 anni di vita il numero di amicizie che è riuscito a creare (sul piano reale) non supera le due cifre, figuriamoci parlare di centinaia o migliaia di amici.

Di certo, in questo senso è certo che Mark Zuckerberg ha creato qualcosa che risponde a una domanda sociale, che è quella di non sentirci soli, non sentirci mai soli. L’ansia del rifiuto, l’abbandono, il sentirsi lasciati indietro dagli altri tormentano le notti degli esseri umani dei nostri tempi.

Fragilità quindi. Ma anche superficialità e mancanza di pazienza.Il tempo è solo il presente, istantaneo. Sia nelle relazioni sociali che nell’acquisizione del sapere. Ed evitare tutto ciò che è diverso, conflittuale, meno “facile”, ci impoverisce.

Quali sono i suoi auspici? Entrare in dialogo profondo con l’altro, accettare le differenze, allenare la negoziazione, impegnarsi nella risoluzione dei problemi, imparare degli altri, rinunciare all’ossessione della gratificazione immediata per cercare qualcosa di più profondo.

Un finale aperto dunque quello proposto da Bauman, per cui il futuro non esiste, è ancora tutto da scrivere e quindi siamo in tempo, volendo, a correggere le rotte.

 

 

 

 

testo e foto di Daniela Odri Mazza – (Meet the Media Guru Volunteer per la serata).

Lascia un commento

Loading Facebook Comments ...

Scrivi un commento