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Topolino 3000 – parte 2: Intervista a Francesco Artibani

Proseguiamo la celebrazione dell’anniversario del settimanale Topolino che come ormai sapete, ha festeggiato proprio ieri quota 3000. Come dicevamo ieri, è un momento importante che va festeggiato per bene e per farlo nei migliore dei modi abbiamo intervistato (si fa per dire eh…) Francesco Artibani, amico e autore insieme a quel genio di Corrado Mastantuono della storia “Zio Paperone e il tiranno dei mari”, apparsa proprio sull’ultimo numero. Abbiamo fatto qualche domanda a Francesco per capire cosa si prova e cosa pensa del mondo del “topo” e del suo prestiggioso settimanale…

Come nasce (se nasce) nel piccolo Francesco la passione per Topolino (il giornale non il personaggio)?

La passione è l’effetto della scoperta sconvolgente del fumetto, quell’esperienza incredibile della lettura unita alle immagini, con tutto un mondo di storie e di personaggi che ti si spalanca di colpo davanti. L’inizio di questa relazione speciale per me risale ai primi anni Settanta ed era difficile non innamorarsi del giornale in quegli anni. Le copertine, i fumetti, le rubriche, le pubblicità, i primi gadget allegati alla rivista… ogni cosa, allora, era una sorpresa, una rivelazione e ogni settimana il legame con quella giornale e i suoi personaggi diventava sempre più stretto proprio grazie alla promessa di novità che si rinnovava di numero in numero e non veniva mai disattesa. Quell’effetto di meraviglia l’ho poi continuato a provare nel corso del tempo con Asterix e il fumetto franco-belga, con i supereroi della Marvel, con Tex e Zagor fino, da adolescente, alle riviste contenitore (per me Orient Express e Pilot sono ancora due feticci). Tutto in ogni caso è cominciato con quel Topolino che mi ha insegnato a come sorprendermi leggendo fumetti.

La prima storia che ricordi di aver letto o di cui hai memoria…?

Zio Paperone e la battaglia monumentale” pubblicata su Topolino 957 del marzo 1974 e disegnata da Romano Scarpa. Una classica sfida tra Paperone e Rockerduck a colpi di statue con un altrettanto classico crescendo che finiva con Paperone vittorioso grazie alla sua tuba che superava in altezza Rockerduck e la sua bombetta.

Quella che segue è una domanda banale ma obbligata… Topolino festeggia i 3000 numeri, quel lontanissimo 1949 sembra davvero lontano, il settimanale (ora Disney, ma prima Mondadori) ha attraversato la storia d’Italia, ha resistito a mode, crisi (come l’attuale) e periodi bui, secondo te a cosa deve il suo vero successo…

Il successo è legato ai personaggi straordinari e questi, nell’interpretazione che ne hanno data nel tempo gli autori italiani, si sono sempre adattati all’epoca che vivevano senza mai cedere alle mode del momento, restando riconoscibili. Il giornale ha quindi sempre saputo rispecchiare la società senza per questo essere un periodico legato alla stretta attualità. Ha sofferto maggiormente quando si è allontanato non dall’attualità ma dai lettori ma con la direzione di Valentina De Poli il giornale è tornato ad agganciarsi alla realtà.

avresti mai pensato di arrivare a scrivere e festeggiare come autore il numero 3000?

Questo numero 3000 per me è stata un’occasione per fare due conti e per riflettere un po’ su quello che è successo negli ultimi vent’anni. Quando è uscito il numero 2000 avevo da poco iniziato la mia collaborazione con il giornale (ho debuttato sul Topo nel numero 1940) e non pensavo minimamente di riuscire ad avere uno spazio su un numero tanto importante. All’epoca oltre a sceneggiare facevo ancora il disegnatore e così riuscii a vedermi pubblicata un’illustrazione nelle pagine dedicate agli omaggi dei disegnatori. Mille numeri dopo molte cose sono cambiate; ho smesso di disegnare, ho una sceneggiatura di 30 pagine sul numero 3000 disegnata da un gigante come Corrado Mastantuono e ho scritto tante cose nel frattempo. Sono riuscito anche a smettere di collaborare con Topolino per alcuni anni, ripromettermi di non scriverlo mai più nella vita e poi tornare a collaborare (grazie all’invito di Valentina De Poli). Quindi, per tornare alla tua domanda, la risposta è no.

Un autore di Topolino è un autore felice? Soddisfatto? Appagato? C’è qualche storia che vorresti scrivere ma che non hai ancora potuto scrivere?

Per pudore cerco di non esibire troppo la mia felicità ma stavolta la risposta è sì. Sono contento di poter scrivere per i personaggi disneyani; l’atto della scrittura vera e propria non è mai faticoso perché quei personaggi, così vivi e tanto delineati, prendono davvero forma mentre li immagino, reagiscono alle situazioni in cui vengono calati e uno non deve fare altro che seguirli e prendere nota. Non userò l’immagine retorica dei personaggi “che si scrivono da soli” ma c’è sicuramente un legame speciale che li rende più divertenti da scrivere di tanti altri personaggi. Succede quando lavori con i tuoi personaggi e quelli disneyani, pur non essendo miei nel senso stretto della definizione, li sento molto vicini. La soddisfazione è grande ma per me c’è sempre un po’ di ansia e questa è dovuta al timore costante di non riuscire a raccontare tutte le storie che vorrei. Di storie in attesa ne tante divise per genere e per personaggio e tutte devono fare i conti con i calendari di produzione e i miei impegni extradisneyani. Tra le cose da fare c’è una storia con il ritorno in scena di Gancio e Bruto a cui tengo molto ma ancora di più tengo al ritorno di Pikappa. Per questo personaggio ci sono due progetti in lavorazione con il potente Lorenzo Pastrovicchio e spero che presto si possa passare ad annunci più ufficiali.

Da autore quanto pensi sia stato importante per la tua crescita “culturale” aver letto Topolino da piccolo?

Fondamentale. Non puoi non leggere Topolino e pretendere di fare fumetti, lì c’è l’abc del mestiere e della narrazione per immagini. E anche dal punto di vista della cultura personale Topolino è stato altrettanto fondamentale; dal linguaggio utilizzato nelle storie alle tematiche presenti nelle trame, tutto ha contribuito a stimolare la mia curiosità di lettore spingendomi poi ad approfondire, continuando a leggere o magari dirottandomi su un dizionario per scoprire il significato di un termine nuovo (e qui l’immenso Rodolfo Cimino ha delle grosse responsabilità).

Tu hai figli, aldilà del rapporto lavorativo, credi che ancora oggi la lettura di Topolino aiuti nella crescita e nella didattica di un bambino?

Sicuramente, perchè al di là delle storie e dei redazionali il settimanale ha un ruolo determinante nell’avvicinamento alla lettura. Oggi si legge molto di meno ma, soprattutto, si legge male. I tempi e i modi della lettura si sono compressi e distorti; non si legge con impegno ma si spilucca, ci si informa, ci si accontenta e in questo nuovo scenario – tutto italiano – si sono persi quasi completamente dei punti di riferimento quali le riviste e i fumetti per ragazzi. Oltre a Topolino c’è solo Il Giornalino delle edizioni San Paolo a portare avanti quella che è una vera e propria missione in un panorama dove anche la letteratura per ragazzi è sempre meno letteratura e sempre più scrittura (e in alcuni casi dattilografia per ragazzi) con imprese commerciali travestite da operazioni culturali dove i libri si chiamano “prodotti”. Topolino – che pure è l’espressione editoriale di una multinazionale – lo vedo come un baluardo importante in difesa della lettura. E ci credo perché so che chi lo fa ci lavora in maniera onesta e appassionata.

 

Ringraziamo Francesco per la simaptica chiacchierata e per aver reso questa festa ancora più interessante!

Paolo
Informazioni su Paolo "Ottokin" Campana (2098 Articoli)
Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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