“Daje” e la (scarsa) comunicazione politico/romana

Spesso su questo blog ci siamo occupati di comunicazione politica (Ingroia o i fumetti del il PD su tutti), sarà forse perchè in questi tempi di crisi comunicare è diventato così difficile che ci sembra fondamentale farlo bene quando un politico si candida a qualche posto pubblico.

Ci piace pensare (forse da romantici) che se un personaggio pubblico si presenta al mondo, dovrebbe farlo nel migliore dei modi, con i tempi e i modi giusti, con una grafica adeguata, con uno slogan decente e sopratutto con delle idee chiare e ben delineate. Sarebbe anche una cosa buona se volesse farlo per proprio piacere e non perchè glielo chiedono dall’alto (ma questo è un altro discorso).

A questo proposito è proprio di ieri l’ultima polemica riguardante la comunicazione politica. La polemica in questione ha investito questa volta Ignazio Marino, recente Senatore PD che ha scelto all’ultimo momento di correre per le primarie del centro sinistra a Sindaco di Roma (il prossimo 7 Aprile), per i miei gusti già questa scelta dell’ultimo minuto, con oltre 5000 firme raccolte in pochi giorni senza mai passare per Roma, denota la scarsa voglia di fare veramente il Sindaco, quanto l’idea di un sistema/apparato di candidare qualcuno solo per ostacolare altri candidati.

Marino solo lo scorso 23 Marzo, a soli 15 giorni esatt1 dalle primarie ha lanciato la sua campagna elettorale. Ma come si fa a candidarsi a Sindaco di una cittàcome Roma e spiegare le proprie istanze in soli 15 giorni? La domanda è giusta e il risultato è una camapgna fatta di corsa, in fretta e furia, poco pensata e mal realizzata. Stiamo parlando ad esempio di un logo che in pochi giorni è stato anche modificato, prima la scritta Roma sui sette colli stilizzati e poi, gli stessi colli che si allargano e fanno spazio al Colosseo.  Ma sopratutto la cosa che ha colpito tutti è stato lo slogan, lanciato in pompa magna a caratteri cubitali (e forse troppo colorati), DAJE! Personalmente mi aveva colpito, aldilà della bruttezza e della vacuità, perchè conoscendo un minimo Marino, avendolo sentito parlare con il suo accento ligure (è nato a Genova), mi immaginavo il suo DAJE e mi faceva il terribile effetto di Massimo Boldi che da milanese parla romano nei film di Vanzina.

Solo un mio pregiudizio? Può darsi, ma poi ieri appunto, la scelta dell’esortazione romana ha irritato, e non poco, gli attivisti del Movimento 5 Stelle che, precedendolo di qualche giorno, hanno battezzato la loro corsa al Campidoglio con il “Daje tour”.

“Giù la scorsa settimana – scrive su Facebook Marcello De Vito, candidato sindaco di Roma – in occasione delle primarie on-line per la scelta dei candidati Portavoce al Campidoglio, il MoVimento 5 Stelle di Roma aveva lanciato il ‘Daje Tour’ invitando i cittadini a votare: sui social era stato creato il #dajetour ed i quotidiani gia’ scrivevano della nostra campagna”. Campagna a cui (come appreso oggi) lo stesso M5S ha rinunciato in quanto giudicato dalla base troppo cafone.

Adesso il problema secondo me (magari sbaglio), non è sulla paternità dello slogan più brutto del mondo, ma sulla sua stessa utilità in una campagna elettorale, ma come si fa a presentarsi ad una città come Roma del post Alemanno con un semplice DAJE e litigarci pure sopra? Per quanto riguarda Marino lo trovo ancora più grave nel momento in cui il suo Daje è circondato davvero da poco e niente, sul suo sito, lento, lento, lento, colorito, colorato e scarso di temi, ci trovate alcuni semplici link che come ad esempio il link “sostieni” sulla barra nemmeno funziona, ma forse Marino non ha bisogno di essere sostenuto (ha già l’apparato di partito che lo appoggia), a livello di comunicazione e grafica queste poche pagine fanno una tristezza esagerata, i punti del programma sono graficizzati da omini pictogrammi che sostengono i tre (solo tre!) punti di Marino a Sindaco di Roma. Al momento non sappiamo dire quale studio ha realizzato la campagna, davvero molto debole e gli slogan (tre) sono forse peggio: Un città che: attrae, accoglie e funziona. Come dire, abbiamo scoperto l’acqua calda.

Ancora una volta, ci sembra si sia persa una gran bella occasione per dimostrare che si può comunicare la politica in maniera diversa, che si possa in qualche modo portare avanti delle idee (se ci sono) in maniera moderna e adeguata.

Daje!

 

 

 

Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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