Ingroia la viralità e facebook ai giorni nostri

Come era prevedibile, il post di ieri su Ingroia, i fumetti e lo scarso rispetto per la grafica, ha scatenato un vero e proprio vespaio in rete. Abbiamo ricevuto migliaia di migliaia di visite, insulti, minacce, parole dette a sproposito, telefonate, telefonate, telefonate e qualche mail poco carina nei nostri confronti.

Facciamo il punto della situazione, qualche gruppo di buontemponi (così nessuno si offende) fanatici di Antonio Ingroia e della sua rivoluzione civile, il dieci gennaio decide di creare una pagina “fan” (anche se non è scritto da nessuna parte) del movimento creato dal giudice per le prossime elezioni.

In rete si scatena il panico sopratutto tra gli appassionati dei fumetti, che vedono scipparsi i loro beniamini per la campagna elettorale. Il tam tam telematico porta ad alcuni articoli/post più o meno importanti, da Luca Boschi sul Sole24Ore, al nostro amato Diegozilla di quartiere, fino al nostro post di ieri. Apriti cielo. Da quel momento in poi è stato tutto un rimbalzo di link, articoli e (dovute) smentite.

Chiunque ieri aveva un minimo interesse per i fumetti ne ha scritto almeno una riga, tra Facebook, Twitter e blog personali, se ne sono occupati La Repubblica, L’Huffington Post, Il Corriere della Sera, il TG3 per voce di Riccardo Corbò, l’unico forse (grazie ai suoi mezzi) di sentire in maniera diretta lo stesso ufficio stampa di Ingroia, che ha confermato la totale estraneità alla faccenda.

Ma ormai è tardi, la frittata è fatta e poco dopo arriva sul sito della Bonelli la seguente lettera:

“Sul sito della casa editrice infatti, senza fare riferimenti precisi, viene inserita in testa questa dichiarazione: “Sergio Bonelli Editore S.p.A., proprietaria del nome e dei diritti di utilizzazione del personaggio Dylan Dog, dichiara di non essere in alcun modo affiliata o di sostenere, con l’immagine di Dylan Dog o di qualunque altro personaggio della Casa editrice, alcuna formazione politica, e diffida dall’utilizzo illecito del nome e dell’immagine delle sue proprietà intellettuali.”

Il tutto, costringe in qualche modo Ingroia a mettersi a parte di possibili querele e alla successiva pubblicazione del seguente comunicato:

Rivoluzione civile ringrazia tutti gli attivisti e i gruppi di sostenitori che si mobilitano spontaneamente in rete, ma la lista che fa capo ad Antonio Ingroia non autorizza la diffusione di materiali coperti da copyright per fini pubblicitari. Nello specifico, pur ringraziando per le buone intenzioni,  Rivoluzione civile prende le distanze dalla diffusione di fumetti legati al nome del candidato leader che circolano in queste ore sul web, declinando ogni responsabilità.”

Ecco. Potremmo far finta di nulla, ci basterebbe linkarvi un paio di post di Diegozilla (qui e qui) con cui siamo in larga parte d’accordo e finirla qui. Potremmo anche non scrivere più nemmeno mezza riga su questo avvenimento, ma ci preme far capire di cosa parlavamo (noi) nel post di ieri. La nostra precisa intenzione era quella di porre l’accento sulla grafica di una campagna elettorale fatta e finita su Facebook, su quanto fosse brutto e poco rispettoso del diritto d’autore utilizzare personaggi “pubblici” per realizzarla. Ma siamo stati fraintesi, ci siamo imbattuti nell’ostico muro della politica e del fanatismo, di chi preferisce guardare il dito piuttosto che la mano.

Tra le varie accuse che ci sono state rivolte, ci ha colpito una in particolare, quella che non abbiamo capito e compreso, che quella non era una campagna ufficiale, ma era una pagina di simpatizzanti di Ingroia che volevano aiutarlo per le elezioni. Ma il punto non è quello, il punto semmai è un altro, dove finisce la campagna ufficiale e inizia quella del fan? Il candidato che si trova suo malgrado soto i riflettori (ricordate il motto? non importa di come se ne parli, purchè se ne parli) ne ha comunque un beneficio? Il candidato che non vuole o non si trova in sintonia con quella pagina la fa rimuovere?

In molti hanno tirato in ballo il termine “virale” per questa faccenda, chi più chi meno, ma forse è il termine adatto a nostro parere lo è, forse parzialmente, forse non voleva  esserlo ma lo è diventata, sicuramente abbiamo capito oggi (dopo alcuni link e giri in rete) cosa NON è.

Questa “cosa” di Ingroia e dei fumetti, non è assolutamente una robba fatta da ragazzini come molti ci hanno detto (dandoci degli stupidi), apprendiamo così da Liberazione di oggi che: “Il duo di creativi che ha dato vita alla pagina fb “Anche noi votiamo Ingroia-Rivoluzione Civile” sembra inarrestabile, intende mantenere l’anonimato e ha deciso di concedere un’intervista in esclusiva a Liberazione.

Attenzione, quindi non stiamo più parlando di una cosa buttata lì in simpatia, ma di una cosa premeditata, di una cosa fatta a tavolino da un duo di creativi, che quindi sanno quello che fanno e sanno anche come utilizzare un minimo la rete e forse (ma forse) speravano proprio di scatenare il putiferio che si è creato.

Stamattina i due creativi hanno rilasciato un ulteriore “poster” che ironizzava sull’accaduto e prendeva le distanze dalla affaire Bonelli (lo trovate qui sotto) a cui veniva aggiunta la frase “Una risata li sepellirà :)” accusando tacitamente la stessa Bonelli di scarso sense of humor.

Allora forse, anche se abbiamo esagerato nel nostro titolo di ieri, non avevamo poi tutti i torti, forse se tiravamo in ballo la grafica, le font, l’utilizzo di alcuni mezzi, dei personaggi dei comics ecc. non sbagliavamo di tanto no? Noi crediamo che un duo di creativi, che mette il simbolo di Ingroia in basso non sia propriamente un gruppo di pischelli che non sa quello che fa, e che forse forse a qualcuno tutta questa cosa è tornata comoda.

Chiudiamo con una citazione presa direttamente dalla loro pagina facebook: “Nel bene e nel male l’importante è che se ne parli”.

 

Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

Lascia un commento

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento