De Cecco USA Packaging

Nel mondo ci sono evidenti differenze culturali, una di queste riguarda la percezione del prodotto alimentare. Prendiamo un esempio concreto, la pasta. La pasta è universalmente riconosciuta come un piatto tipico italiano, quindi dovrebbe essere il nostro prodotto di punta, nei nostri scaffali il packaging della pasta dovrebbe essere (secondo noi) tra i più curati, tra quelli a cui il mondo del graphic design presta maggiore attenzione. E invece no.

Se fate un giro tra gli scaffali di qualunque supermercato trovate confezioni che da anni replicano se stesse, confezioni basate su stereotipi che fanno (apparentemente) parte della nostra cultura, il grano, la pastaia, il piatto fumante e via così, di stereotipo in stereotipo.

Ovviamente il discorso logico, gira intorno al semplice concetto di cultura dell’immagine grafica, di fronte a nuove idee e nuovi concetti di packaging alimentari, l’azienda e il designer si pone (quasi) sempre la stessa domanda… “il nostro cliente è pronto ad una simile rivoluzione estetica?

Per rispondere a questa domanda ci poniamo di fronte al packaging della Pasta De Cecco, recentemente rivisitato per il mercato USA, Kate Yip, giovane designer americana ha disegnato le confezioni che vedete qui sotto. Le confezioni sono molto belle, non c’è nulla da dire, fronte trasparente, pasta in evidenza, scritte in rosso (come tutta la confezione), sul retro e sui lati c’è ogni dicitura necessaria (ingredienti, nutriction fact ecc.), ma questa confezione funzionerebbe da noi?

La risposta è semplice. No. Non funzionerebe.

Non funzionerebbe per vari motivi, il primo dei quali estetici, siamo da troppo tempo assuefatti ad una confezione colorata e molto  evidente, quasi sempre blu (un mistero sul perchè quasi tutte le confezioni di pasta, da noi siano blu), poco minimalista, da noi le scritte devono essere evidenti, quasi fluo, non dobbiamo pensare, dobbiamo comprare. Poi rimane l’ultimo punto, forse il più imbarazzante, la trasparenza, nelle confezioni di cartone in Italia, possiamo al massimo concerderci una semplice finestrella, il nostro packaging non garantisce infatti cosa stai comprando, meglio non vedere, che una buona parte del prodotto e mezzo maciullato dal trasporto e dallo stazionamento nel punto vendita. Come dire: guarda che comprate, ma poco.

Ecco queste sono le differenza culturali (grafiche e tipografiche) a cui facevamo riferimento prima. Nel mercato USA evidentemente la De Cecco ha puntato molto sull’estetica, sull’affidabilità del prodotto e sulla trasparenza di una azienda che nutre forte interesse di penetrazione sul mercato americano.

Viva la pasta. Viva l’Italia.

Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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