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La (triste) Italica informazione


Negli ultimi due giorni abbiamo assistito (ancora una volta) ad uno dei più tristi spaccati dell’italica informazione. Partiamo dall’attentato di Brindisi, in un momento di crisi economica, politica ed istituzionale nulla colpisce di più di un attentato di Mafia. Lo sanno tutti, dai giornali ai siti di varia origine che infatti non perdono tempo e si gettano sul cadavere ancora fresco delle vittime tirando fuori quanto di più bieco si trova nella stampa: il pietisimo.

Ma andiamo per ordine e con l’aiuto di qualche dato fornito da alcuni siti, vediamo come è stata data la notizia.

Partiamo da Twitter, la veloce piattaforma di microblogging ha avuto il picco massimo di cinguettii verso le 13,20 con un picco di circa 16.000 tweet che contenevano la parola Brindisi. La fonte più segnalata era un articolo della BBC (eh si… molto spesso arrivano prima dall’estero che dai nostri siti le informazioni), ma l’articolo più condiviso in assoluto, secondo i dati di UAC Meter, è stato quello della pagina della cronaca locale di Bari di Repubblica con 65.678 condivisioni su Facebook, Twitter & Google+, la fonte all digital più citata – 26.625 condivisioni totali – un articolo dell’Ansa. Entrambi gli articoli hanno molto testo e importanza scarsa, o nulla, delle immagini.

Ecco, le immagini sono importanti, davvero importanti in questo caso ed infatti nessuna edizione dei quotidiani online si è fatta scappare la ghiotta, ghiottissima facile possibilità di saccheggiare letteralmente i profili Facebook delle ragazze coinvolte nell’attentato di Brindisi. Zero rispetto anche per quanto la foto della deceduta, con tanto di ammonizione scritta (robba che fa paura davvero) da parte del Garante della Privacy, che ancora una volta sembra far la parte dello zio scemo più che di un “garante”!

E così con l’ammonizione in tasca tu che lavori a questo o quel quotidiano ti senti in diritto/dovere di poter rovistare tra i profili di ragazze sedicenni in cerca di qualche particolare pruriginoso della loro vita, magari sperando di scoprire se avevano un amante geloso che ha messo la bomba? E così un Gianni Riotta qualsiasi si permette di dire che “non pubblicare le foto sarebbe accontentare i criminali, che vogliono silenzio“, dimenticandosi forse che esiste una Carta di Treviso che tutela l’immagine dei minori nei media, ma anche qui, probabilmente per tutti è più comodo pensare che le foto erano pubblicate liberamente su Facebook senza filtri di privacy e che quindi la ragazza abbia dato un tacito assenso alla pubblicazione e all’utilizzo da parte dei giornali in caso di morte prematura.

In una intervista rilasciata tempo fa, Natalia Aspesi dichiarava che “il giornalismo del dolore non è certo nato con Facebook e che, tempo fa, lei per prima non esitava a piangere insieme ai parenti dell’assassino o della vittima per sottrarre un’unica, preziosissima foto“. Oggi, neppure lo sforzo di due lacrime finte per costruire un’intera fotogallery che domani sarà tra “Le più cliccate!”, basta un rapido gioco di polso per il copia incolla. Nemmeno chiederle ai genitori in lacrime, nemmeno guadagnarsela.

L’utilizzo da parte di molta stampa (sopratutto specializzata) di foto e di notizie frammentate e poco chiare, ha lanciato un enorme allarme antimafia (che non fa mai male eh…) ma che è già stato smentito oggi a meno di 24 ore dallo stesso procuratore che indaga (qui video), con buona pace di Roberto Saviano che sembra non aspettasse altro che dare la colpa a presunti “nipoti di Riina”.

A margine di questa triste vicenda editoriale ci mettiamo anche la pubblicità e il web, nella galleria qui sotto vedete alcune slide dei principali quotidiani online nazionali e cosi ti ritrovi che mentre apprendi che una ragazza di 16 anni muore in un attentato a Brindisi si apre questo popup

allora ti schifi di Repubblica.it e vai sul Corriere della Sera per capire meglio cosa sia successo e trovi Fiorello felice come una pasqua tutto sorridente (non per colpa sua) appoggiato alla pagina web.

Certo, starete dicendo voi, è facilissimo dare la colpa ai due quotidiani mainstream per eccellenza no? E allora ecco che se apri il Post di Luca Sofri scopri che hai le braghe calate…

e alla fine anche oggi su Repubbica.it hanno pensato che i terremotati erano in cerca di casa e quindi gli poteva essere utile la pubblicità a tutta pagina di Casa.it

Quanto fa muovere in termini di pagine viste, di click, di banner pubblicitari, di visitatori unici e di euro un attentato o un terremoto come quello di ieri? Possibile che nessuno in redazione si sia posto la domanda se era il caso di evitare di mettere certe pubblicità e di affrontare in tempo reale questo genere di problemi ripensando alle strategie di inserzioni pubblicitarie?

Queste sono solo alcune mie impressioni raccolte a caldo in giro per la rete sullo stato della comunicazione italica, ovvio che non è facile racchiudere e dipingere tutto il quadro e sicuramente ci sono sfuggite anche delle note positive (penso agli inviati di Sky TG24 già in onda in diretta dal terremoto alle 5 di mattina). Chissà se al prossimo Rep2012, organizzato dalla Repubblica stessa il tema sarà dibatutto o se, come spesso, in questi casi sarà più facile fare orecchie da mercante?

 

 

Grazie al Giornalaio  - Blimunda e altri per la preziosa collaborazione

 

 

 

Paolo
CircaPaolo "Ottokin" Campana (1948 Articles)
Paolo "ottokin" Campana, founder di Bloggokin. Grafico e blogger.

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