Hipster Branding

Wikipedia definisce gli Hipster come: “giovani sulla ventina, di classe medio-alta, istruiti e abitanti dei grandi centri urbani, che si interessano alla cultura alternativa – “non mainstream” – come l’indie rock, l’elettronica, i film d’autore e le tendenze culturali emergenti. Si professano ottimi conoscitori della lingua inglese e amano appropriarsi dei codici delle generazioni precedenti, ammantandosi di un caratteristico stile rétro. Si servono in negozi di abiti usati (infatti rigettano l’attitudine “ignorante e incolta” del consumatore medio), mangiano preferibilmente cibo biologico, meglio se coltivato localmente, sono vegetariani o vegani, preferiscono bere birra locale (o prodotta in proprio) e amano girare in bicicletta. Spesso lavorano nel mondo dell’arte, della musica e della moda, e rifiutano i canoni estetici della cultura statunitense e anche la sessualità predefinita. Non vogliono essere catalogati e eludono l’attualità. Le uniche religioni che tutti gli hipster riconoscono come tali sono i pantaloni attillati e i Wayfarer“.

La definizione è molto divertente e abbstanza fedele alla realtà (qui si potrebbe aprire una discussione infinita), ma quello che è più interessante probabilmente è capire come sarebbe il mondo se noi tutti fossimo Hipster, se tutto intorno a noi fosse Hipster. Avremmo probabilmente una serie di brand e di aziende tendenzialmente minimaliste che farebbero di tutto per farsi notare ma non abbastanza. Il divertente giochino creato dai ragazzi di Hipsterbranding è stato quello di ricreare tutta una serie di brand hipsterizzandoli.

Qui di seguito grazie ai prodigi web-archeologici di Thomas S. Magnum potete trovare una serie di divertenti Hipster brand. Il resto li potete trovare direttamentesu Hipsterbranding!

 

Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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