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Asterios Polyp

E' uscito già da qualche tempo per la Coconico / Fandango il bellissimo capolavoro a fumetti: Asterios Polyp, ad opera di David Mazzucchelli. Probabilmente l'ennesima grande opera di un autore veramente poco prolifico ma di sicuro impatto su tutto il mondo della narrativa a fumetti e non...


Nei giorni scorsi durante Lucca Comics e Games, il volume ha vinto (non poteva essere altrimenti) il premio come graphic novel dell’anno, uscito nel 2009 negli Stati Uniti è il frutto di un lungo percorso narrativo e da quella che oggi viene celebrata come una “complessa struttura narrativa, un disegno meticoloso di grande rigore, molte trovate formali e un racconto pieno di idee e riflessioni”, in realtà il tutto si potrebbe riassumere come la semplice storia di un architetto nel pieno della crisi di mezza età e di identità, che si ritrova suo malgrado a fare i conti con se stesso e con quanto nella vita ha costruito. Sono molteplici i riferimenti filosofici su questa doppia costruzione (personale ed architettonica) e su come il suo defunto gemello lo abbia accompagnato per tutto la vita, ognuno di noi conosce almeno uno (o più) architetti che potrebbero essere i reali Asterios Polyp dei giorni nostri. Il volume sfiora la perfezione e sono davvero rari i casi di critica severa a questo bellissimo “romanzo grafico”, probabilmente se si vuole proprio trovare il famoso ago nel pagliaio lo si potrebbe accusare di un uso strumentale del personaggio come semplice burattino ed interprete al servizio di una storia troppo ben scritta che diventa il punto centrale del volume, senza integrarsi perfettamente con un disegno altrettanto bello e perfetto ma (forse) solo utile

In questi giorni l’utilissimo e interessantissimo blog Conversazioni sul fumetto sta pubblicando una serie di articoli tradotti di alcune recensioni e critiche che riguardano il fenomeno Asterios Polyp stiamo parlando di critici importanti come (Charles Hatfield, Paul Gravett., Sean T. Collins, Rob Clough, Scott McCloud ed altri…) come ad esempio quella di Scott McCloud che sul suo blog scrive: “C’è una sfumatura di onestà nella presentazione. Come se il libro dicesse: ‘Non ho intenzione di mentirvi circa cosa sono o da dove vengo. Questo è vero, nei fatti, per molti degli aspetti del libro“.
L’analisi di McCLoud però non si ferma qui e punta l’indice su alcuni punti fondamentali che riportiamo qui sotto, sperando di fare cosa gradita, per il resto delle recensioni vi rimandiamo alle ottime Conversazioni sul fumetto (che ringraziamo)


Strettamente relazionato al materiale con cui è fatto

Uso magistrale dei tre colori primari per la stampa: ciano, magenta e giallo. Come simboli di ‘separazione’, come marcatori temporali o indicatori di stati mentali. Guardarli confluire a libro inoltrato ha per me una qualità trascendente, e ho sentito riportare da altri le stesse sensazioni.

Mazzucchelli ha anche un interesse di vecchia data per il processo di stampa e ama i limiti grezzi della stampa stessa. Rubber Blanket, la sua antologia autoprodotta tempo prima (con la pittrice e compagna Richmond Lewis) dava una sensazione simile, di fatto a mano, ossessionato dal processo di stampa (persino nel nome).

C’è una sfumatura di onestà nella presentazione. Come se il libro dicesse: ‘Non ho intenzione di mentirvi circa cosa sono o da dove vengo”. Questo è vero, nei fatti, per molti degli aspetti del libro.


Isolamento

L’equazione “stili diversi –> personaggio differente” è abbastanza marcata per un sacco di ragioni, ma mi è piaciuto in particolare il modo in cui questo rafforza l’idea di come ogni personaggio sia, entro certi limiti, nel proprio universo. Il libro è pieno di oggetti spaiati di tutti i tipi gettati in una scatola, i quali non solo hanno un proprio aspetto ma anche una propria fisica.

Mazzucchelli è un meaestro della prospettiva occidentale quando vuole esserlo, e lo dimostra nel corso del libro. Ma in una quantità di passaggi, sembra meno interessato a creare un senso di spazio continuo che leghi tutto e tutti insieme. Invece, vi è una visione piatta, isometrica, persino infantile, di questo paesaggio fatto delle cose appena compatibili tra loro che compongono il suo mondo.


Spazio bianco!

Date un’occhiata agli ultimi cento anni di fumetti (in Occidente, almeno) e troverete molte variazioni nella misura e forma delle vignette, ma quasi nessuna variazione nello spazio tra una vignetta e l’altra. Mazzucchelli è un leader nel considerare quello spazio negativo per il suo ruolo nella storia e sul piano dell’immagine.


Equilibrio dinamico

Ogni volta che la storia sembra truccare le carte in una certa direzione, portandoci a pensare che qualche “lezione” sia impartita, o che possiamo classificare un personaggio come significativo o inutile, Mazzucchelli introduce un bel contrappeso.

Amo in special modo come i tre oggetti di proprietà di Asterios (l’accendino, l’orologio, il coltello) interpretino la loro parte fino in fondo. Funzionano così bene come segni di maturità, di sfogo, di altruismo, di accettazione della mortalità, del gettarsi il passato alle spalle, dell’imparare a stimare ciò che opera al di là della teoria, ecc.; in un modo così armonioso e giusto che si può quasi credere che l’universo sia pronto a ricompensarlo. E poi l’accendino ritorna assieme a una bottiglia rotta sulla sua testa. Perché l’universo in cui viviamo non funziona in questo modo.


Colpisce profondamente

Alcuni lettori hanno già menzionato che Asterios, nei suoi momenti di massima pedanteria, sembra quasi uscito dalle pagine di un mio libro. Che sia intenzionale o meno, questo paragone è una divertente decostruzione di quel tipo di mente (di solito di un uomo) che pensa di poter inserire in qualche modo l’intero universo in una serie di diagrammi, e verrò sorpreso a fare da testimonial per una mentalità del genere.

Fortunatamente per gli sciocchi come me, Mazzucchelli è prima di tutto un umanista, e penso ami tutti gli sciocchi che popolano le sue storie, e non ha interesse nel dare un giudizio divino. Fa semplicemente la cronaca della vertiginosa danza della futilità cui tutti noi prendiamo parte, ciascuno seguendo il proprio passo e la propria melodia, mentre cerchiamo di dare un senso all’insondabile.

 

Paolo
CircaPaolo "Ottokin" Campana (1992 Articles)
Paolo "ottokin" Campana, founder di Bloggokin. Grafico e blogger.

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