Ikea font: Verdana o Futura?

di Ilaria Mauric

Al rientro dalle ferie di agosto, come ogni anno, abbiamo trovato
nelle nostre cassette della posta il nuovo catalogo Ikea 2010.

Oltre ai nuovi prodotti dai nomi nordici, quest’anno Ikea ci ha regalato un piccolo cambio di immagine, che quasi sicuramente i più non noteranno. Stiamo parlando del cambio di carattere usato in tutto il catalogo e su tutti i futuri cataloghi e coordinati Ikea: dal “vecchio” e classico Futura, usato nella versione personalizzata disegnata da Robin Nicholas e che durava da quasi 50 anni, al “nuovo” Verdana. Per alcune aziende, la scelta di un font è decisiva perché durevole e definitiva per molti anni. Non è così per esempio nel campo della moda, in cui ogni stagione propone un gusto e uno stile nuovi; ma è così per Ikea, in cui l’immagine è coordinata allo stesso modo, per avere la massima riconosciblità in tutto il mondo.

Solitamente si spera che un cambiamento del genere venga fatto con la massima cognizione di causa ed esperienza. Invece da domani, entrando in un negozio Ikea, ci troveremo davanti al Verdana anche nell’allestimento e nella segnaletica. La scelta grafica e stilistica è risultata nettamente peggiorativa. Verdana è semplicemente un font non pensato per la stampa.
Per capire meglio quello di cui stiamo parlando basta dare un occhiata a questa pagina dove potete vedere la differenza tra i due font, mentre in quest’altra trovate una vecchia copertina di un catalogo Ikea a confronto con la nuova.

Fa parte della professionalità di un art-director o di un grafico riconoscere un buon font da usare per un progetto. In questo caso, il confronto tra Futura e Verdana mette chiaramente in evidenza che Verdana presenta occhielli molto grandi e aste molto piccole. Questa caratteristica intrinseca del font è stata studiata dal designer Matthew Carter per consentire una migliore leggibilità a video, a discapito del risultato in stampa.

Ma allora perché Ikea ha scelto il Verdana? L’azienda dice che i motivi principali sono due:

1) il font risolverebbe diversi problemi di traduzione, vista l’ampia diffusione mondiale del prodotto.
Il Verdana non è disponibile in cirillico e in greco. Da qui viene da pensare che la scelta del carattere non sia stata neanche così tanto pensata e accurata. Questo è evidente per i grafici che abbiano una buona esperienza nel campo del web e della stampa. O almeno è chiaro per chi abbia acquisito un minimo di esperienza nel saper valutare i pregi e i difetti di un font come il Verdana. È chiaro anche per quelli che non sono necessariamente guru o per quelli che non annoverano multinazionali nel loro portfolio. Ma non è chiaro per quelli che hanno scelto questo font per Ikea.

2) usare il Verdana anche sui materiali cartacei consentirebbe a Ikea di avere un’immagine cross-media perfettamente coordinata.
Questa idea, che sembra essere l’uovo di Colombo, in realtà fa letteralmente cadere le braccia. Se nessun grafico professionista ha mai usato i font di sistema presenti sul pc è perché quasi tutti quei font presentano difetti o problemi in fase di stampa. Ma soprattutto, se tutti ragionassimo secondo questo criterio, avremmo grafiche
uniformi ovunque, tutte appiattite sui font di sistema.
A cosa servirebbe disegnare un nuovo font?
C’è anche un altro aspetto non trascurabile e che dimostra una volta di più la scarsa attenzione di Ikea in merito alla scelta di un font: da anni, le comunità di grafici e webdesigner stanno discutendo con le varie aziende produttrici di font (le foundries). Dopo molti anni di idee e ipotesi, il 2009 ha visto nascere alcuni servizi come Typekit che hanno iniziato a risolvere problemi di script e di copyright. Così tra poco inizieremo a vedere siti web come questo (il font usato ovunque è il Museo, che esiste in molte forze, tre delle quali sono scaricabili gratuitamente). È buffo che, proprio nell’anno in cui si intravede un cambiamento di
rotta su questo tema, Ikea decida di percorrere una strada così banale, che presto sarà vecchia non solo online ma risulta essere già vecchia e poco professionale su carta.

Il font prescelto ha lasciato di stucco la comunità grafica in tutto il mondo. Alcuni toni usati da alcuni grafici sono un po’ da caccia alla streghe, ma è anche vero che la scelta dei responsabili della comunicazione in Ikea hanno dimostrato una notevole superficialità nelle risposte, ed è forse stata proprio questo a far crescere la polemica. Se al coro di proteste partecipano voci come Vitaly Friedman di Smashing Magazine e Oliver Richtenstein di Information Architects e se perfino il Time
dedica uno spazio alla questione, allora è chiaro che qualcosa non ha davvero funzionato.

Ikea ha provato a replicare alle varie critiche, ma forse sarebbe stato meglio il silenzio, visto che alcune risposte risultano davvero clamorose:

Siamo stupiti, ma penso che siano stati principalmente gli esperti del settore a esprimere il loro punto di vista, cioè persone a cui interessa il tema dei font. Non credo che il vasto pubblico sia altrettanto interessato“.
(Camilla Meiby, portavoce di Ikea)

Una risposta di questo tipo dice, in poche parole, che la professionalità in fin dei conti non conta nulla. Come a dire che se un mobile Ikea non è un buon mobile, alla fine chi se ne accorgerà sarà solo un architetto. L’importante è che non si rompa, perché di questo potrebbe accorgersi il cliente.

Prima

Dopo

Un dettaglio che sembra piccolo, come la scelta di un font, può diventare un grosso danno a livello di immagine e può mettere a nudo un’intera cultura aziendale. Probabilmente non è stato nemmeno un grafico o un art director a scegliere il Verdana, ma magari è stata una scelta imposta dagli “piani alti” o dagli uffici che gestiscono le risorse economiche, vista l’inconsistenza e l’ignoranza delle motivazioni (del resto, è una scelta davvero indifendibile).

Chiudiamo con la citazione del tweet di Oliver Reichtenstein (aka @iA su Twitter), che la dice tutto su questa vicenda:
Perché ricontrollare i testi? Soltanto gli scrittori si accorgerebbero di una copia sbagliata. Perché preoccuparsi della quadricromia? Interessa solo alle stampanti. Perché pensare? Soltanto ai filosofi interessa il pensiero.

Alcuni link:
* Il catalogo Ikea sfogliabile online
* La sequenza di FightClub Ikea-style
* Uno dei tanti dibattiti in corso in rete:
* La petizione online per convincere Ikea a ripensare alla scelta del Verdana:

Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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