Lavoro


L’altra sera tra amici, sono incappato in uno di quei classici discorsi del cazzo, che non ti portano da nessuna parte se non a discutere sul sesso degli angeli dove poi di fatto nessuno ha veramente mai ragione.
Il tema della discussione era il lavoro o meglio, la definizione di lavoro un mio buon amico, asseriva che categorie come i cantanti (si sono fatti nomi del calibro di jennifer lopez tanto per fare un sempio) lavorano e si fanno il culo esattamente come le altre persone e in via definitiva se sono arrivati dove sono arrivati è perchè si fanno il loro bravo culo e quindi LAVORANO!
Io forse un po’ troppo estremista e di sinistra asserivo che il discorso da fare era ben altro e che le cose, aldilà della grammattica e del lessico, era che chi (per sua fortuna o abilità) riesce a vivere della propria arte, sia esso cantante, pittore, scrittore, disegnatore di fumetti o simili, è di sicuro molto fortunato a possedere un dono e a sfruttarlo nel migliore dei modi, che di sicuro si smazza per farlo bene, ma è cosa MOLTO DISTANTE dal lavorare!
Forse ha ragione il mio amico quando dice che ho una visione del lavoro ancorata agli anni ’70 e che siamo nel 2007 e che un Frankie Hi NRG (altro esempio casuale), lavora per fare il suo disco e portare la pagnotta a casa.
Forse ha ragione lui, il problema è nella definizione, ma io non riesco a non pensare che raffrontando gli stipendi dei manager con quelli degli operai/impiegati che ne so della FIAT, Marchionne 7 Milioni euro all’anno, operaio/impiegato medio 22.000 euro, certo certo, Marchionne ha sudato e studiato per arrivare lì dove sta ora.
Se penso al lavoro però, penso ad una serie di termini legati ad esso, in ordine sparso: pensione, diritti dei lavoratori, morti bianche, TFR, fondi pensione, turni, cassa integrazione, stipendi lordi, stipendi netti, licenziamenti, alienazione, porto marghera, call center, catena di montaggio, operaio, padrone, bracciante, co.co.pro, sottopagati.
Insomma magari è pure troppo facile buttarla giù così, ma credo sia forse più banale e troppo facile pensare che anche nel duemilasette questi termini non ci appartengano più, fare gli struzzi a volte non serve e pensare che artisti (perchè quello sono) lavorano, mi fa davvero incazzare e la trovo una mancanza di rispetto verso chi nella vita, per nascita, estrazione sociale, famiglia ecc. è costretto a lavorare davvero ma gli piacerebbe fare altro e non se lo può permettere.

Paolo

Paolo "Ottokin" Campana

Paolo "Ottokin" Campana. Founder di Bloggokin. A volte grafico. A volte blogger. Giro, vedo gente, mangio cose.

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